Nasce SIMERSA, Società Italiana del Medici in RSA

Redazione DottNet | 06/07/2016 12:22

Sono 85 mila gli ospiti di Residenze Sanitarie Assistenziali

Sono circa 85 mila, in Italia le persone ospiti delle Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA), di cui il 70% affette da vari tipi di demenza, il 7% da demenza di Alzheimer, l'1% in stato vegetativo o affetti da malattie del motoneurone (SLA e altre), il restante 22% costituito da anziani con diversi livelli di fragilità. Una enorme varietà di casi clinici affidati a un gran numero di medici che oggi hanno sentito il bisogno di riunirsi in una società scientifica, la SIMERSA (Società Italiana dei Medici in RSA).

Obiettivo, secondo Statuto, è il miglioramento della qualità professionale nell'assistenza a persone residenti in RSA o in strutture simili come Centri Diurni Integrati, Residenze Sanitarie per Disabili o a pazienti in situazione di cronicità e di continuità terapeutico assistenziale verso l'integrazione territoriale.

L'intento pratico è organizzare per gli associati un'attività di aggiornamento professionale, residenziale e a distanza, con programmi annuali di attività formativa ECM. E anche avviare la collaborazione con MIUR, università, Ministero della salute, Regioni, Aziende sanitarie. Infine, elaborare linee guida assistenziali e terapeutiche, oltre che promuovere trials di studio e di ricerche scientifiche.

Il Presidente, Lorenzo Panella, Direttore della Medicina Fisica e Riabilitazione del Gaetano Pini-CTO di Milano, aggiunge che "SIMERSA si propone di vincere l'isolamento culturale dei medici e degli operatori di RSA che, in una sanità ospedalocentrica, a differenza di altre categorie (medici ospedalieri, universitari e di medicina generale) non hanno forti organizzazioni e possibilità di confronto frequenti".

Il primo nucleo di SIMERSA nasce in Lombardia, dove il numero di persone con disabilità è stimato in circa 310.000, pari al 3,1% della popolazione residente, di cui circa 26.000 minori.

Ma in generale gli utenti dei servizi sociosanitari stanno diventando sempre più fragili e complessi, "tanto che - precisa Panella - dal 2004 a oggi il numero di persone con forme gravi di demenza e con Alzheimer è aumentato in modo rilevante (oltre il 22%), e si calcola che l'indice di dipendenza passerà dall' attuale 30,5% al 54,5% nel 2050".

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