Berlin Chemie Menarini, eccellenza italiana in Germania

Aziende | Redazione DottNet | 06/07/2016 17:46

Con la storica fabbrica l'azienda punta al mercato dell'Est Europa

Era il fulcro dell'industria farmaceutica nell'Unione sovietica e dell'intero blocco comunista. Oggi, a oltre vent'anni dall'acquisizione da parte di Menarini, Berlin Chemie vanta un ruolo di assoluto rilievo nel settore farmaceutico dell'Est europeo, un fatturato di 1.619 milioni di euro (nel 1992 era di soli 130 milioni) ed una produzione di 300 milioni di confezioni. E rappresenta senza dubbio un esempio di eccellenza italiana nel panorama produttivo tedesco.

 

La storia di Berlin Chemie, il cui fulcro è l'enorme fabbrica di Adlershof (nel sud di Berlino dove esempi di archeologia industriale stanno accanto a laboratori all'avanguardia e a una struttura appositamente attrezzata dove lavorano 40 disabili), comincia 125 anni fa ed attraversa tutte le fasi della travagliata storia tedesca, compreso il periodo della divisione di Berlino. "Durante il periodo della Cortina di ferro l'intera produzione partiva da qui in treno ed andava direttamente in Unione sovietica. Non serviva informazione medico-scientifica al medico, né marketing, si vendeva sulla base di contratti di fornitura tutto ad un unico cliente e si andava avanti. Chiaramente con l'economia di mercato le cose sono cambiate...", racconta Attilio Sebastio, il CFO tarantino di Berlin Chemie Menarini che da vent'anni è manager di una società che oggi impiega tra la Germania ed i Paesi dell'Est circa 5.500 dipendenti e che punta tantissimo sulla ricerca e sul marketing, che sul campo si esplicita con le figure professionali degli informatori scientifici.

 

Menarini compra Berlin Chemie nel 1992 dopo un 'beauty contest' cui hanno partecipato ottanta aziende. "Qui bisognava rifare tutto. Adeguare la struttura produttiva agli standard GMP correnti e creare strutture per l'informazione al medico e per la distribuzione di vendita che non esistevano, in modo da utilizzare Berlino come la testa di ponte per la nostra presenza nell'Est europeo dove i prodotti il marchio erano già conosciuti ed apprezzati", dice Sebastio. "All'acquisto, con lo Stato tedesco Menarini ha assunto impegni sull'occupazione e sugli investimenti che sono stati pienamente rispettati, diventando oggi una realtà di punta in Germania e nel nostro gruppo che grazie a Berlin Chemie opera in mercati dove la spesa farmaceutica pro capite è ancora bassa e può crescere". Il tutto, sottolinea il manager, in stile italiano: "La famiglia Aleotti - rivendica - non ha preso un dividendo in tutti questi anni, ed ha reinvestito tutti gli utili, con un'ottica di lungo periodo che ci consente di portare a casa il risultato che ci dà l'orgoglio di fare azienda come una volta: sentendosi tutti come una famiglia".

 

Un impegno che ha anche consentito di affrontare e di superare le crisi: come quella del rublo in Russia e dell'Ucraina, Paesi che per Berlin Chemie rappresentano due mercati importanti. A Berlin Chemie ora si guarda avanti con ottimismo. E' partito un ambizioso progetto di ricerca e sviluppo in campo oncologico, ed è già in campo un programma di formazione a tre anni che consente a giovani ricercatori di lavorare e studiare.

 

 

 

Fonte: ansa

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