Consulcesi contro le Asl: non danno i tabulati con le ore di lavoro

Redazione DottNet | 07/07/2016 17:39

I legali della società minacciano di denunciare alla Procura i direttori generali inadempienti

Omissione di atti d’ufficio. Dovranno, probabilmente, rispondere di questo reato i Direttori Generali delle strutture sanitarie pubbliche, che Consulcesi Group, da anni in prima linea in Italia – e negli ultimi mesi anche in Francia – per il mancato rispetto delle direttive comunitarie e a difesa del personale sanitario, costretto a turni massacranti, è pronta a denunciare alla Procura della Repubblica. Nel caso in questione, i Dg si sono rifiutati di fornire ai medici, in alcuni casi anche per iscritto, i tabulati attestanti le ore di servizio svolte in eccesso e, di conseguenza, in violazione della Legge 161/2014, entrata in vigore nel novembre dello scorso anno per dare applicazione alla direttiva europea 2003/88. In numerose strutture, però, senza lo sblocco del turnover gli organici sono rimasti inadeguati e resta difficile rispettare i nuovi limiti, in special modo le 11 ore di riposo obbligatorio tra un turno e l’altro per ogni medico.


«Il diritto di accesso ai documenti amministrativi – spiegano i legali di Consulcesi – prevede l'obbligo per la P.A. di concludere i procedimenti amministrativi, quindi anche la richiesta di accesso agli atti, entro il termine generale di 30 gg (Art. 2 c. 2 L. 241/90) e comunque mai oltre i 180 gg (Art. 2 c. 4 L. 241/90). La mancata produzione dei documenti richiesti può avere due diversi risvolti giudiziari. Uno è di tipo risarcitorio per la creazione di danni connessi alla mancata conclusione del procedimento nei termini di legge (Art. 2 bis L. 241/90) e la condanna a provvedere. L’altro, invece, sfocia nel penale con la contestazione del reato di omissione di atti d'ufficio per il pubblico ufficiale che entro 30 giorni dalla richiesta, non compie l'atto e non risponde spiegando le ragioni del ritardo (Art. 328, comma 2, c.p.). In questa fattispecie la condotta di omissione non motivata di atti richiesti viene punita se ricorrono tre requisiti: la richiesta formale dell’interessato; il mancato compimento dell’atto entro 30 giorni dalla ricezione delle richiesta; la mancata esposizione all’interessato, nello stesso termine, delle ragioni del ritardo».


«Siamo all’assurdo – dichiara ancora Consulcesi Group – alcuni Direttori Generali, fortunatamente ci risulta in pochi, pensano di essere dentro la sceneggiatura della prossima serie di “Gomorra”... Riteniamo una follia che dirigenti di strutture pubbliche si rifiutino di fornire ai dipendenti i tabulati con le ore lavorate in più. Non ci fermeremo a denunciarli alla Procura della Repubblica, il prossimo passo sarà, con l’aiuto dei medici coinvolti, la pubblicazione di una ‘black list’ per far emergere chiaramente le strutture coinvolte in questa violazione e, per contrasto, le tante che collaborano in modo corretto con i loro dipendenti». In questi ultimi mesi Consulcesi ha raccolto alcune segnalazioni da parte dei medici relative alle difficoltà di ottenere la documentazione attestante gli orari di servizio utile per poter reclamare dallo Stato inadempiente, e non dalla propria struttura sanitaria, il rimborso fino ad 80mila euro per la mancata attuazione della direttiva Ue nei 7 anni che vanno dalla Finanziaria del 2008, che escluse solo il personale sanitario da questo diritto, al 25 novembre dello scorso anno, data di entrata in vigore della legge. Nonostante le difficoltà incontrate sono stati ad ogni modo avviati oltre 7mila ricorsi presso il Tribunale competente a decidere in merito al risarcimento danni.


«Questo è avvenuto – commenta Consulcesi Group – proprio grazie alla collaborazione di tanti direttori generali e di numerose strutture che hanno anche appoggiato i dipendenti nelle loro azioni di rivalsa contro lo Stato. Noi comprendiamo le difficoltà di chi deve garantire il rispetto costituzionale del diritto alla Salute per ogni cittadino, conosciamo bene l’articolo 32, ma questo non può ricadere sul personale medico. È inammissibile che la legge 161/2014 sia entrata in vigore da oltre sei mesi e ancora ci siano ospedali dove i turni massacranti sono un’amara e triste realtà. Non si può continuare a rinviare lo sblocco del turnover e non si può giocare con la salute dei medici e degli stessi pazienti. È necessario, senza dubbio, che la questione assuma un rilievo politico e venga risolta con un intervento istituzionale. Ma non si può impedire ai medici di continuare a tutelarsi con le nostre azioni collettive».

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