P.A. accordo sui comparti, poi i contratti: 126mila medici interessati

Redazione DottNet | 08/07/2016 19:24

La firma del 13 luglio prossimo è un atto formale per poi poter procedere ai rinnovi, fermi da sette anni

Sta per cadere anche l'ultimo ostacolo alla riapertura della stagione contrattuale nella Pubblica Amministrazione, dopo sette anni di stipendi congelati. L'Aran, la faccia del governo nei tavoli negoziali, ha convocato mercoledì prossimo, 13 luglio, i sindacati per la firma dell'accordo sui comparti. Un atto formale ma precondizione per potere passare a parlare di rinnovi. L'Intesa, già delineata ad aprile, infatti riscrive la geografia del pubblico impiego, non più diviso in 11 ma in 4 settori, a cui corrisponderanno altrettanti contratti.

 

L'intesa tra Aran e sindacati sui nuovi comparti del pubblico impiego è fatta di 12 articoli. Viene innanzitutto definito il loro perimetro: "le funzioni centrali" con 247 mila dipendenti, le "funzioni locali" con 457 mila, la "sanità" con 531 mila e il mega agglomerato "istruzione e ricerca" con ben 1 milione e 111 mila unità di personale. Sono poi stabilite le aree dirigenziali, anche queste ridotte (da otto a quattro): 6.800 dirigenti nel 'comparto dello Stato', 15.300 negli enti locali, 7.700 nell'area della 'conoscenza' e 126.800 nella sanità, quasi tutti medici. La presidenza del Consiglio resta invece fuori dalla divisione dei comparti. Rispetto all'assetto precedente, gli accorpamenti hanno toccato in sostanza due settori, quello della conoscenza, visto che prima scuola, ricerca e università era differenziate, e quello 'colletti bianchi', finora divisi tra ministeriali, dipendenti delle agenzie fiscali o degli enti pubblici non economici.

 

All'articolo 9 vengono sancite le "norme transitorie", per cui, si legge, "entro il termine perentorio di 30 giorni" dalla data di sottoscrizione dell'accordo "le organizzazioni sindacali possono dar vita, mediante fusione, affiliazione o altra forma, ad una nuova aggregazione associativa a cui imputare le deleghe". Una misura 'salvagente' per i sindacali più piccoli che nel nuovo assetto rischiano di scomparire, scivolando sotto il 5% di rappresentatività. Tempi stretti però che l'Aran ha acconsentito ad allungare fino a conclusione del 2017, con una seconda finestra, in "via eccezionale" e solo per la ratifica delle alleanze (fermo restando che la comunicazione deve arrivare entro un mese).

 

Una mappa semplificata quindi, in attuazione di quanto previsto dalla legge Brunetta, ma che crea qualche complicazione tra le organizzazioni dei lavoratori più piccole o per le sigle con deficit di rappresentatività in determinare aree. Al fine di evitare la loro scomparsa lo stesso accordo dà un mese di tempo per stringere alleanze, un salvagente per continuare ad esserci anche se delle 'poltrone' salteranno. Comunque il 'diritto di tribuna' nelle trattative per la nuova tornata contrattuale sarà riconosciuto a tutti e tutti saranno anche invitati, a stretto giro, dalla ministra della P.a, Marianna Madia, per un confronto a 360 gradi. L'incontro a palazzo Vidoni, come annunciato, si terrà nel mese di luglio e oltre che di incrementi contrattuali si parlerà anche di regole, in vista del Testo unico sul pubblico impiego.

 

Una nuova cornice normativa su cui il governo è già a lavoro ma per presentarla c'è ancora tempo (fino a febbraio). A breve invece la ministra metterà a punto l'atto di indirizzo, rivolto all'Aran, in cui saranno indicate le direttrici da seguire per i rinnovi: premiare chi ha meno in busta paga e quanti lo meritano. Sul primo punto Madia ha chiarito che non ci saranno soglie nette, possibile quindi che si opti per un meccanismo di distribuzione graduale delle risorse, con un decalage al salire dello stipendio. Un sistema completamente diverso da quello finora seguito, per cui gli aumenti avvenivano in base a una stessa percentuale per tutti e finiva per prendere somme maggiori chi guadagnava di più.

 

Quanto al merito, la materia è spinosa: i sindacati rigettano la divisione in fasce della legge Brunetta, perché penalizzerebbe un quarto dei dipendenti. Per il governo ci sono rigidità da superare ma la differenziazione deve restare. Su tutto resta il nodo delle risorse, ad oggi sono stati stanziati 300mila euro per il triennio 2016-2018, la cifra potrebbe però aumentare con la prossima legge di Stabilità. La partita contratti è quindi solo agli albori e diverse sono le tappe che la scandiranno. Intanto c'è fermento tra i sindacati che devono adeguarsi ai nuovi comparti: funzioni centrali, conoscenza, sanità ed enti locali. Rispetto al precedente quadro, è il settore che ha riunito scuola, università e ricerca a sollevare maggiori problemi. Per continuare ad essere rappresentative (5% in due settori) le sigle sindacali si stanno organizzato e la Uil ha già avviato la fusione in un'unica federazione di due categorie distaccate.

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