Aids: schizza costo nuovi farmaci. Cure proibite per milioni di malati

Redazione DottNet | 21/07/2016 19:49

Per Medici senza frontiere la causa deriva dai monopoli delle aziende farmaceutiche

Sono dei salvavita, essenziali nel caso i medicinali 'tradizionali' per il trattamento dell'Hiv-Aids falliscano, eppure i nuovi farmaci anti-Hiv risultano purtroppo ''del tutto fuori portata'' per milioni di malati a causa dei prezzi altissimi. La denuncia arriva dall'organizzazione medico-umanitaria internazionale Medici senza frontiere (Msf), che proprio sulla questione dell'accesso alle cure ha presentato un rapporto in occasione dei lavori della Conferenza internazionale sull'Aids, in corso a Durban.

 

Il rapporto 'Districarsi tra i prezzi degli antiretrovirali' mostra infatti che i prezzi dei vecchi farmaci per l'HIV stanno continuando a diminuire, mentre i prezzi dei farmaci più recenti restano altissimi. Un disequilibrio, denuncia Msf, ''causato soprattutto dai monopoli delle corporazioni farmaceutiche, che impediscono la competizione dei farmaci generici e la conseguente diminuzione dei prezzi che potrebbe derivarne''. I prezzi dei farmaci più recenti - indispensabili per chi non risponde più ai trattamenti costituiti da 'vecchi' farmaci - restano dunque eccessivi soprattutto a causa dei monopoli dei brevetti da parte delle corporazioni farmaceutiche, mentre dal 2000 a oggi, grazie ai farmaci generici, i prezzi dei farmaci 'tradizionali' si sono ridotti da 10.000 a 100 dollari all'anno. Un esempio su tutti: il prezzo più basso per questi regimi alternativi oggi è pari a 1.859 dollari a persona ogni anno, ovvero più di 18 volte il prezzo della terapia di prima linea.

 

''Dobbiamo essere in grado di pagare le nuove combinazioni di farmaci per l'HIV di cui le persone avranno bisogno nel lungo termine, altrimenti non avranno alternative - afferma Vivian Cox, referente medico del progetto di MSF a Eshowe in Sud Africa -. Dobbiamo far sentire la nostra voce adesso per scongiurare un'altra crisi nei trattamenti come quella avvenuta più di dieci anni fa''. In questo quadro, è l'analisi di Msf, fondamentale è il ruolo dell'India, il principale produttore al mondo di farmaci per l'HIV a prezzi accessibili. La legge indiana sui brevetti pone infatti dei criteri molto elevati per la concessione di un brevetto. Questo consente una solida competizione tra i produttori di farmaci generici, che ha drasticamente abbassato i prezzi dei trattamenti per l'HIV del 99%. Ma l'India, denuncia Msf, ''sta subendo enormi pressioni per alleggerire le proprie politiche sui brevetti sanitari, soprattutto dagli Stati Uniti e dalla loro lobby farmaceutica.

 

E altri paesi, come l'Unione Europea, il Giappone o la Corea del Sud, stanno preparando o perseguendo accordi commerciali con l'India che limiterebbero la futura produzione di farmaci accessibili nel paese''. ''L'India sta subendo un'enorme pressione per fermare la propria produzione di farmaci accessibili, che sono un'ancora di salvezza per milioni di persone non solo in India ma in tutto il mondo in via di sviluppo'', avverte Vittoria Gherardi, responsabile medico di Msf. Se l'India non si ''oppone dunque fermamente alle corporazioni farmaceutiche e ai governi, che stanno spingendo per cambiare le sue leggi e politiche sui brevetti - conclude la responsabile di Medici senza frontiere - le persone in tutto il mondo dovranno affrontare in futuro una vera e propria crisi nell'accesso ai farmaci''.

 

 

I nuovi farmaci anti-Hiv di ultima generazione, ovvero quelli necessari in caso di fallimento delle terapie tradizionali, sono troppo costosi, come denunciato oggi in un rapporto di Medici senza frontiere, ed ''il rischio è che oltre due milioni di pazienti che ne avrebbero bisogno, principalmente nei paesi più poveri, non vi abbiano accesso''. Le cure, afferma Stefano Vella, direttore del Dipartimento del farmaco dell'Istituto Superiore di Sanità, potrebbero dunque essere a rischio per tantissimi malati, mentre l'epidemia di Aids a livello mondiale appare ''tutt'altro che sconfitta''. Da Durban, dove partecipa ai lavori della Conferenza internazionale sull'Aids,

 

Vella invita dunque a non abbassare la guardia, sottolineando come gli ultimi dati dimostrino che le nuove infezioni sono in aumento in tutto il mondo: ''Si registrano oltre 2 mln di nuove infezioni l'anno, un numero di casi maggiore del numero di pazienti che riusciamo a mettere in trattamento. Si è abbassata la guardia - avverte - soprattutto tra i giovani, ed anche se oggi la mortalità da Aids si è ridotta, non siamo vicini alla fine dell'epidemia. Non è cioè l'inizio della fine''.

 

A fronte di tale quadro, uno dei maggiori problemi è, oggi, proprio l'accesso alle cure: ''Il Fondo globale contro l'Aids - spiega - continua a garantire anche i nuovi farmaci nei Paesi in via di sviluppo (Pvs), ma il costo è diventato eccessivo e, considerando l'aumento delle nuove infezioni, il problema che si pone è quello della sostenibilità a lungo termine''. Attualmente, precisa, ''sono in trattamento 17 mln di malati con farmaci antiretrovirali, su un totale di circa 35 mln di hiv-positivi nel mondo. Molto spesso, però, nei Paesi poveri i malati non riescono a mantenere l'aderenza al trattamento e c'è anche un problema di mancato monitoraggio della terapia. Molte volte quindi le cure falliscono e vari pazienti finiscono per diventare resistenti al farmaco. Avrebbero pertanto bisogno dei nuovi farmaci di seconda linea. Ma se in Occidente il 30% dei pazienti 'falliti' vengono trattati con tali farmaci, il cui costo è in genere coperto dai servizi sanitari, nei Pvs almeno 2 mln di malati rischiano di non avere accesso ai farmaci di ultima generazione a causa dei costi''.

 

Anche per questo è ''prioritario puntare su prevenzione e ricerca, considerando che ci vorranno almeno dieci anni per la finale messa a punto di un vaccino''. La posta in gioco è infatti è alta: ''Se non si agisce ora - conclude Vella - il mondo potrebbe essere nuovamente 'travolto' dall'epidemia''.

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