Concorso specializzazioni, i ricorsi prima delle graduatorie

Redazione DottNet | 22/07/2016 19:04

Con appena 6700 contratti a fronte di oltre 13mila candidati verrà escluso il 50% dei partecipanti

 «Ci saranno stati controlli così rigidi in tutte le 449 sedi di concorso sparse in tutta Italia?», «Chi mi assicura che la prova di Milano, Roma e quella di Reggio Calabria si sia svolta nella stessa maniera?». Vanno tutte in questo senso le numerose segnalazioni che arrivano ai legali di Consulcesi da centinaia e centinaia di giovani medici, reduci dal Concorso nazionale per l’accesso alla Scuole di Specializzazione, appena concluso. «Rispetto agli scorsi anni – spiegano da Consulcesi, realtà da sempre al fianco dei giovani medici – sono in diminuzione, ma non mancano, le irregolarità relative al malfunzionamento di hardware e software o di scarsa sorveglianza e insufficiente schermatura delle aule per rendere impossibile l’accesso ad internet attraverso smartphone o altri device. Molti dei candidati però si chiedono per quale motivo, solo per questo concorso, non ci sia un’unica sede nazionale per la prova. Ed è una richiesta legittima perché sarebbe realmente l’unica maniera per garantire la massima equità e la totale trasparenza nella selezione».

Proprio per questo motivo, in attesa della pubblicazione delle graduatorie nazionali, prevista per l’11 agosto, Consulcesi, su input di numerosi candidati, che le avevano già chiesto di vigilare sul concorso, sta cominciando ad acquisire e predisporre la documentazione utile per avviare ricorsi. L’impressione che anche quest’anno ce ne saranno molti anche per il senso di frustrazione di criteri di selezione che non sembrano orientati alla meritocrazia: alla luce di 13802 partecipanti a fronte di appena 6700 contratti, almeno la metà dei partecipanti verrà esclusa. «Siamo di fronte a ragazzi che hanno conseguito la laurea in Medicina con anni di impegno e sacrifici, si sono preparati al test passando gli ultimi mesi a studiare per intere giornate – aggiungono da Consulcesi – e molti ritengono altamente penalizzante dover essere valutati sulla base esclusivamente di test con una forte base nozionistica. I candidati ci segnalano un’ampia sezione riservata alla pre-clinica, nonostante il bando ministeriale fosse molto vago al proposito, e vorrebbero poter esser valutati con un maggior peso a curriculum ed esperienze già maturate oltre a prove pratiche più attinenti alla professione ed in linea con la sua evoluzione legata alla tecnologia».

«Da tempo e attraverso diverse iniziative – chiosa il presidente di Consulcesi Group, Massimo Tortorella – sollecitiamo il Miur e le altre istituzioni coinvolte a rivedere questo sistema. È necessario intervenire sulle modalità delle prove, ormai obsolete e peraltro continuamente condizionate da irregolarità e conseguenti ricorsi. Va, inoltre, studiata una nuova maniera per disciplinare l’accesso alla professione partendo dalle università, perché la forbice tra chi si laurea e chi riesce a strappare un contratto da specializzando resta ampia in misura sempre più preoccupante. Ed il paradosso è che si va ad ingrossare l’esercito dei disoccupati e dei precari mentre i nostri ospedali sono al collasso per la carenza di personale. In un quadro simile sono proprio i giovani medici ad essere maggiormente danneggiati, anche attraverso una selezione frustrante e per nulla meritocratica.