Snami e Anmos insieme nella battaglia per la convenzione Mmg

Redazione DottNet | 28/07/2016 14:39

Ecco gli obiettivi delle due sigle

L'associazione culturale ANMOS che annovera tra i suoi dirigenti elementi di spicco come Enzo D’Alessio che ne è presidente nazionale e Maria Paola Volponi che è la coordinatrice nazionale per la medicina convenzionata, rendono pubblica l’affiliazione con il sindacato  Snami. “Non posso che essere orgoglioso - dichiara Angelo Testa, presidente nazionale dello Snami -, che migliaia di Colleghe e Colleghi si siano affiliati al sindacato che sono onorato di presiedere, a dimostrazione che le idee che portiamo avanti e le battaglie che stiamo combattendo trovano condivisione in una ulteriore e numerosissima compagine di professionisti i cui vertici vantano un palmares consolidato e riconosciuto nel mondo del sindacalismo italiano”


“Siamo sicuri - sostiene Enzo D’Alessio, presidente nazionale ANMOS -, che lo Snami sia attualmente il sindacato che meglio possa rappresentare i nostri ideali e i nostri principi tra cui l’ambizione di restituire ai medici e agli operatori sanitari la dignità, la professionalità e l’entusiasmo di svolgere il proprio lavoro, troppo a lungo mortificato. In questo delicato momento di contrattazione per il rinnovo dell’acn condividiamo con lo Snami la battaglia perché il paziente cronico, fragile e più bisognoso non venga affidato nel momento più delicato della sua vita a Medici, che seppur bravissimi, non sono il “SUO” medico di famiglia che lo conosce da sempre”.


Meglio sarebbe riorganizzare la Guardia Medica - continua Maria  Paola Volponi, coordinatrice nazionale ANMOS per la medicina convenzionata -, come reale continuità dell’assistenza implementando la circolarità dell’informazione e dell’informatizzazione sanitaria garantendo così l’appropriatezza degli interventi. In un contesto in cui l’insipienza di altri sindacati, incapaci di portare al mondo politico valide proposte sul piano tecnico e organizzativo e capaci solo di sbraitare proclami al vento, A.N.MO.S. ha stretto un patto con il Sindacato S.N.A.M.I., affidando ai suoi vertici l’esigenza di rappresentarci in questa fase della nostra vita professionale”. “Siamo ancora più determinati - conclude Angelo Testa  - a portare avanti le nostre battaglie sindacali in favore della professione e non disperiamo di fare fronte comune anche con chi in questo momento, di fatto isolandosi, ha scelto la strada della demagogia e del populismo spicciolo”


Sulla discussione  tra Sindacati e SISAC per il rinnovo dell’Accordo Collettivo Nazionale della Medicina Generale, secondo ANMOS la proposta di parte pubblica derivata dall’atto di indirizzo della Conferenza Stato-Regioni inaccettabile per svariati motivi. Vediamo quali:

 

Primo: conferimento di un ruolo giuridico ai medici convenzionati di tipo “impiegatizio”, in contrasto con le caratteristiche libero-professionali della categoria e pervaso da intenti impositivi e di controllo.

 

Secondo: mancanza di chiarezza nella definizione delle competenze all’interno dell’auspicato ruolo unico della medicina generale: quando si parla di coinvolgimento dei medici di Continuità Assistenziale nella gestione domiciliare e territoriale della cronicità cosa intende la SISAC? Saranno coinvolti per le loro specifiche mansioni e nei limiti di orari ben definiti o si correrà il rischio di affidare ai medici  a quota oraria tutto il pesante lavoro delle cure domiciliari e territoriali, creando quello che sarebbe un paradosso eticamente inaccettabile? Cioè che il paziente cronico, fragile e  più bisognoso si vedesse affidato nel momento più delicato della sua vita a medici, che seppur bravissimi, non sono il “SUO” medico di famiglia che lo conosce da sempre.

 

Terzo: ferma restando la necessità delle forme associative complesse, quelle  in cui i professionisti sono parte di una struttura realmente collaborativa , la loro declinazione all’interno dell’ACN necessita di specificare una organizzazione delle stesse volta a deburocratizzare il lavoro dei medici, a modellare un  lavoro che mantenga il rapporto personale con il paziente evitando così la oggettivizzazione della persona che spesso abbiamo riscontrato nei modelli ospedalieri ed infine a prevedere l’implementazione finanziata di tecnologie diagnostiche di prima istanza, e non per diminuire gli accessi ai Pronto  Soccorso o per ospedalizzare il territorio, ma per ottemperare alle mutate esigenze della diagnostica e della medicina preventiva

 

L’ultimo pensiero, scrive ANMOS in una nota, “ovviamente, è per la diminuzione della presenza notturna della Continuità Assistenziale, la famosa (o famigerata??) h16”. “Senza preconcetti, ma chi l’ha decisa e proposta è fornito di dati certi sul numero di chiamate intersecate alla densità abitativa ed all’estensione territoriale? E se si perché non pubblicarli? In quanto ANMOS abbiamo già chiesto ad alcune Aziende Sanitarie i dati di attività della Continuità Assistenziale nelle ore notturne, senza ottenere risposta alcuna. Riteniamo invece essenziale partire da tali dati per elaborare proposte serie e supportate da fatti”

 

“Per esperienza diretta ed indiretta – si legge nel documento - possiamo affermare che togliere il medico di Continuità Assistenziale dal territorio dalla mezzanotte alle otto del mattino può diventare un pericolosissimo boomerang per il servizio del 118 e per il Pronto Soccorso. Meglio sarebbe riorganizzare la Guardia Medica come reale continuità dell’assistenza implementando la circolarità dell’informazione e dell’informatizzazione sanitaria garantendo così l’appropriatezza degli interventi”

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