La criminalità entra in farmacia: ferme le assegnazioni

Redazione DottNet | 04/08/2016 19:56

Il fenomeno è presente a Roma e nel Lazio. I provvedimenti delle autorità

L'ombra lunga del crimine organizzato sulle nuove farmacie di Roma e del Lazio. Dirigenti e funzionari regionali pedinati e minacciati. Il coinvolgimento della Direzione investigativa antimafia. E' una storia complessa e dai risvolti potenzialmente inquietanti quella emersa nelle ultime ore dai palazzi della Regione Lazio e che sta tenendo ferma l'assegnazione delle sedi di ben 274 nuove farmacie regionali, 119 solo a Roma. Un vero colpo di scena, confermato questa mattina in Consiglio regionale dal governatore Nicola Zingaretti, in una vicenda che ai più era sembrata, fino a questo momento, un semplice intoppo amministrativo di un iter cominciato nel lontano 2012 con una procedura nazionale indetta per potenziare, tramite concorso, il servizio farmaceutico in tutta Italia.

 

Da fine maggio la pratica era passata in mano alla Regione, che avrebbe dovuto entro fine luglio chiudere la partita, assegnando almeno le prime sedi. Uno stallo che una delegazione di farmacisti - spalleggiata in particolare dal centrodestra e dal M5s - cercava da settimane di sbloccare manifestando in Consiglio: perché, la loro domanda, se le graduatorie già ci sono, non si procede a firmare le delibere di assegnazione? La risposta è arrivata solo ieri sera, nel corso di una riunione a porte chiuse della commissione Salute, per bocca del direttore regionale Sanità Vincenzo Panella, quello che doveva firmare materialmente le assegnazioni, fatto accorrere alla Pisana. Insieme al segretario generale della Giunta Andrea Tardiola, ha rivelato agli esterrefatti consiglieri (anche quelli di maggioranza, a quanto pare, non ne sapevano niente) che nella vicenda, già rallentata da ricorsi al Tar, era stata coinvolta la Dia, sulla scia di un caso analogo in Lombardia.

 

I funzionari che seguivano l'iter sarebbero stati minacciati e pedinati, e la loro denuncia ha attivato un meccanismo complesso di certificazione antimafia che ora rischia di rallentare di molto le cose. "Sappiamo - ha detto oggi in Consiglio il governatore Zingaretti - quanto il Lazio sia oggetto di infiltrazioni criminali accanto alle persone perbene. Ciò che ho fatto, e me ne assumo con orgoglio la responsabilità, è stato avviare un tavolo in Prefettura e con il coinvolgimento delle massime autorità investigative italiane affinché sia legata la certificazione antimafia a tutte le deroghe. Non per criminalizzare qualcuno, ma a tutela delle persone perbene".

 

Per l'opposizione, però, c'è stato un difetto di trasparenza: "Non è pensabile - ha tuonato in Aula il capogruppo de La Destra Francesco Storace - che in questa Regione tutto venga occultato. Le domande per le farmacie le hanno fatte i mafiosi? Non è lei che lo stabilisce. Lei faccia il suo dovere, lei deve dare concessioni, se sono mafiosi li arresteranno, ma lei non si può arrogare il diritto di bloccare gli investimenti: se c'è una denuncia, abbiamo chiesto di poterla acquisire". "Le denunce le porteremo - la replica del governatore - Le autorità investigative hanno condiviso l'idea di introdurre una ulteriore verifica preventiva a difesa della legalità. A settembre informerò sullo stato delle cose perché questa vicenda si concluda nel più breve tempo possibile".

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