Rinnovo contratti statali, sul tavolo 2,5 mld. Fisco, ecco le novità

Redazione DottNet | 22/08/2016 20:33

In calendario l'anticipo pensionistico, con un incremento per le pensioni minime, e l'intervento sul cuneo fiscale

Sul tavolo 2,5 miliardi per il rinnovo dei contratti nel pubblico impiego, dopo un blocco di 7 anni. A svelare la cifra che il Governo sarebbe pronto a mettere sul piato sono gli statali della Uil, che parlano però di risorse "ancora insufficienti". Si tratta dei primi numeri che circolano e la partita deve essere ancora giocata, sia sul campo dei conti, con la legge di Bilancio, sia su quello del confronto tra le parti. Un'apertura però arriva dal viceministro all'Economia, Enrico Morando: "Non escludo che la somma per il rinnovo dei contratti degli statali sia troppo esigua e che sia necessario aumentarla", mantenendosi "sotto la cifra indicata dai sindacati", pari a 7 miliardi, "e sopra a quella che abbiamo scritto noi", pari a 300 milioni.

La Uil Pa nei giorni scorsi aveva quantificato in 7 miliardi la cifra necessaria per il triennio 2016-2018. E ora la Uil Fpl, con il segretario generale Giovanni Torluccio, sottolinea che le "maggiori risorse che il Governo vorrebbe mettere a disposizione" sono "ancora insufficienti". Il sindacalista infatti svela: "dai contatti avuti con il ministero, la cifra che il Governo ipotizza di stanziare sarebbe di circa 2,5 miliardi a regime, ovvero alla fine del 2018". Budget ritenuto plausibile anche da altre fonti. La Cisl, con il segretario confederale Maurizio Bernava, tiene a precisare che "al sindacato non piace fare l'asta", ma il rinnovo deve essere "serio". Il segretario confederale della Uil, Antonio Foccillo, attende l'incontro all'Aran per discutere sia della parte economica che di quella normativa". Il nodo infatti non sta solo nel 'quanto' ma anche nel 'come' distribuire le risorse. Al riguardo Morando conferma l'intenzione di non procedere con aumenti a pioggia.

Ma c'è anche la lista dei desiderata per la prossima legge di bilancio che appare lunga: anticipo pensionistico, con forse qualche aggiunta per le pensioni minime, intervento sul cuneo fiscale, confermando probabilmente la decontribuzione per i nuovi assunti, seppure in ulteriore decalage, rinnovo del bonus per i diciottenni, misure per la famiglia, pacchetto per le imprese e la produttività, rinnovo dei contratti del pubblico impiego, conferma dell'ecobonus esteso anche però anche ai condomini. Il tutto da aggiungere agli unici elementi davvero certi, il disinnesco delle clausole di salvaguardia, sui cui il governo si è pienamente impegnato, e il taglio dell'Ires, la sola misura già finanziata.

Per tutto il resto le risorse languono, ma dopo il sostanziale via libera arrivato da Angela Merkel a Ventotene, il ricorso a nuova flessibilità sui conti sembra oggi più plausibile. La strada non sarà con ogni probabilità priva di ostacoli, ma se le parole della cancelliera verranno confermate anche dal suo ministro delle Finanze, Wolfang Schauble, in sede Ecofin, qualche carta da giocare in più l'Italia potrà averla. Per esempio puntando sulle nuove riforme, quelle in arrivo a breve, ha spiegato il viceministro dell'Economia, Enrico Morando. "Se faccio la riforma della contrattazione agevolandola sul piano fiscale, modernizzo il Paese, introduco una riforma che ha un impatto sulla produttività, quindi ho diritto ad accedere a nuova flessibilità. L'interpretazione delle clausole di flessibilità secondo cui la clausola sulle riforme si applica una tantum - ha attaccato - è completamente inaccettabile".

Ma "nelle more della Brexit", per dirla con Matteo Renzi, potrebbero tornare alla ribalta anche quelle che la Commissione Ue identifica come "circostanze eccezionali". Evoluzioni del ciclo economico giudicate cioè talmente fuori dalla media da giustificare l'adozione di maglie più larghe nell'esame della contabilità nazionale. L'Italia vi ha già fatto ricorso per migranti e emergenza sicurezza, ma potrebbe ancora appellarsi alla stessa clausola per far ripartire crescita, investimenti e occupazione dopo il terremoto scatenato dal referendum britannico. Tra settembre e ottobre, quando il quadro macroeconomico sarà più chiaro, la trattativa con l'Ue e con gli altri Paesi membri verterà dunque probabilmente su quanta flessibilità chiedere per mantenere comunque l'impegno di ridurre deficit e debito sotto i livelli attuali. Per quest'anno l'Italia ha strappato un 2,3% di indebitamento netto. Portandolo nel 2017 dall'1,8% accordato dall'Ue ad un eventuale 2,2% potrebbe ottenere altri 6/7 miliardi di margine di manovra. Sempre che nei prossimi mesi il Pil non riservi altri brutti scherzi, come quello del secondo trimestre. Per l'anno in corso, nonostante il rallentamento della crescita, Morando esclude categoricamente una manovra correttiva ma, se il rallentamento dovesse trasformarsi in una frenata, il controllo dei conti diventerebbe impresa ben più ardua.