Torino, sei anni di cure per salvare una bimba con un solo ventricolo

Redazione DottNet | 27/08/2016 16:24

Dopo l'arresto cardiaco, due settimane di terapie speciali e poi il trapianto

Nata con un solo ventricolo, dopo tre interventi chirurgici e un arresto cardiaco che le ha fatto rischiare la morte, una bambina di 6 anni è stata salvata prima con l'impianto di un cuore artificiale e poi con un trapianto di cuore. Un lungo iter terapeutico, portato avanti all'ospedale 'Regina Margherita' della Città della Salute di Torino, "con una tecnica innovativa", fatta di "numerosi passaggi intermedi" per sostituire gradualmente "la prima forma di assistenza cardiocircolatoria" assicurata da una pompa esterna.

Un caso molto raro - spiega il dottor Carlo Pace Napoleone, direttore di Cardiochirurgia Pediatrica - forse unico al mondo per come si è sviluppato. La bimba era stato sottoposta a tre operazioni, il primo appena nata, il secondo a 6 mesi l'ultimo a a 4 anni. Ma nessuno era stato sufficiente a garantire la funzionalità del cuore, che ha invece avuto frequenti episodi di scompenso cardiaco. Durante uno dei ricoveri si è verificata una crisi che ha richiesto una rianimazione di 2 ore.

"La malformazione con un unico ventricolo cardiaco - spiega Pace - rendeva difficile ed estremamente pericoloso il passaggio, dopo le 2-3 settimane di assistenza cardiocircolatoria con una pompa esterna necessaria in seguito all'arresto cardiaco, all'impianto del cuore artificiale. Sono stati indispensabili passaggi intermedi per creare le condizioni affinché il cuore della bambina si adattasse all'intervento".

Sono occorse due settimane per completare con successo questa fase
, mentre la bimba restava in lista di attesa per un trapianto. A metà luglio il trapianto del cuore di un donatore, "leggermente più grosso per garantire la 'spinta'", eseguito dall'equipe diretta da Pace. Un mese più tardi, il 18 agosto, la bambina è stata dimessa e sarà seguita ambulatorialmente.

"E' un risultato di cui andiamo fieri - commenta Pace - che conferma il valore della sanità italiana e che è stato possibile grazie all'impegno della nostra direzione sanitaria e, naturalmente, alla generosità della famiglia del donatore. Senza la sensibilità dei donatori tutti gli sforzi profusi dai medici sarebbero vani: la donazione è un gesto di civiltà, un dovere, perché è l'unico modo di salvare la vita a chi non ha altre possibilità".

"Abbiamo presentato questo approccio sequenziale alla comunità scientifica internazionale - conclude il dottor Pace - crediamo sia una novità interessante" resa possibile anche - sottolinea alla Città della Salute dalla perfetta integrazione delle equipe di Cardiochirurgia, Cardioanestesia e Cardiologia Pediatrica".

 

 

fonte: ansa