Telemedicina, farmacie e mmg, tra sinergia e cure

Redazione DottNet | 02/09/2016 11:24

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Integrazione ospedale-territorio per la continuità assistenziale

La telemedicina è uno dei pilastri della «rivoluzione digitale» che sta lentamente investendo la Sanità pubblica di questo Paese. Perché le tecnologie telematiche possono essere il catalizzatore di due processi che finora il Ssn fa molta fatica ad avviare: la domiciliarizzazione dell’assistenza ai cronici e l’integrazione ospedale-territorio, ossia la continuità delle cure. Lo studio sul monitoraggio remoto nella prevenzione cardiologica di primo e secondo livello condotto dall’università di Brescia in collaborazione con Htn (Health telematic network) e Federfarma, presentato martedì al Congresso internazionale Esc di Roma, offre giù un’importante testimonianza in tal senso. Ma andando un po’ più indietro nel tempo, e senza spostarsi da Brescia, ci si imbatte in un altro studio altrettanto significativo per gli sviluppi della telemedicina. E per le aspirazioni della farmacia dei servizi quale presidio avanzato del sistema sanitario.

Promossa dal Centro per l’ipertensione arteriosa dell’ateneo bresciano (diretto dal professor Enrico Agabiti Rosei, presidente della European society of hypertension) in collaborazione con Federfarma provinciale e Simg (Società italiana di medicina generale), la ricerca era partita nel 2014 e aveva coinvolto quindici farmacie e altrettanti medici di famiglia della provincia, con l’arruolamento di circa 500 pazienti. A queste persone, affette da ipertensione arteriosa e con problemi più o meno consistenti a tornare nei parametri di norma, era stato affidato un apparecchio per la misurazione dei valori pressori, fornito di memoria per memorizzare i dati di ogni rilevazione. «I pazienti hanno portato a casa il device» spiega a Filodiretto Clara Mottinelli, presidente di Federfarma Brescia «e per poco più di un anno si sono misurati la pressione due volte al giorno, nelle ore indicate e secondo le procedure impartite. Ogni 15 giorni venivano in farmacia e noi scaricavamo i dati, che erano poi inviati a una piattaforma messa a disposizione dall’università».

I dati venivano infine analizzati dai cardiologi dell’ospedale, che in base all’andamento dei valori suggerivano ai medici di famiglia aggiustamenti della terapia antipertensiva o cambiamenti di strategia. Il tutto grazie a una cartella clinica digitale condivisa tra tutti i professionisti coinvolti. «I risultati dello studio» racconta Fulvio Glisenti, presidente di Htn «sono stati presentati nel settembre 2015 al Congresso della Siia, la Società italiana ipertensione arteriosa: i dati dimostravano che la sinergia a distanza tra cardiologo, medico di famiglia e farmacista facilita il ritorno dei pazienti a valori pressori nella norma». Decisiva, per il risultato, la telemedicina: come dimostra un’ampia letteratura scientifica, la misurazione della pressione nella tranquillità delle quattro mura di casa assicura rilevazioni molto più fedeli e precise. «A domicilio è meglio» commenta Glisenti «e la farmacia è il perno ideale per mettere in rete ospedale, medico di famiglia e paziente domiciliarizzato».

 

 

fonte: federfarma