Piano cronicità: sarà compito di medici e infermieri

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 09/09/2016 18:38

Anche i farmacisti dovranno dare il loro contributo

Sarano i medici e gli infermieri, affiancati dai farmacisti,  le due categorie professionali chiamate ad attuare il piano cronicità (clicca qui per scaricare il documento completo). A loro la responsabilità di affrontare le sfide che attendono la sanità nei prossimi anni: integrazione dell’assistenza offerta dalle diverse professionalità, percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali (Pdta) certi, armonica integrazione sociosanitaria, la domiciliarità, la telemedicina e la messa in rete di sistemi informativi che ancora oggi non sono dialoganti, la formazione degli operatori e la valorizzazione (enpowerment) del paziente.

Sono quasi 158, in Italia, gli “over 65” per ogni 100 giovani. La regione più “vecchia” è la Liguria, con un indice di vecchiaia di 242,7%, la più giovane è la Campania, con una sostanziale parità (I.V. 113,4%) tra anziani e giovani. In un contesto del genere, la gestione della cronicità non può che essere fatta a tutti i livelli – clinico, assistenziale, sociale –, configurandosi come un percorso di qualità della vita a tutto tondo, che non può prescindere dal coinvolgimento del paziente, oltre che dalla collaborazione tra tutte le professioni.

Il direttore generale della Programmazione sanitaria del Ministero della Salute Renato Botti spiega nel corso del convegno organizzato ieri a Roma sull'argomento (Gestire insieme la cronicità organizzato dalla Federazione degli ordini dei medici e degli odontoiatri (Fnomceo) e dalla Federazione dei Collegi degli infermieri Ipasvi): “Il  nostro Piano segna una svolta importante nell’approccio alla malattia: la persona diviene il centro del sistema di cure È necessario quindi riprogettare i modelli assistenziali centrandoli sui bisogni “globali” del paziente e non solo su quelli clinici. In definitiva, bisogna trasformare un orientamento culturale, che già esiste, in regole di sistema”. Ed ecco le regole: saranno cinque le fasi del Piano nazionale cronicità, partendo dalla stratificazione e targeting della popolazione di riferimento sino ad arrivare alla valutazione dei risultati, passando attraverso la prevenzione, la presa in carico del paziente e l’erogazione di interventi personalizzati. “Esso - aggiunge - rappresenta una grande sfida per la medicina generale in primis e per tutto il sistema di cure primarie. C’è una nuova organizzazione con nuovi ruoli e attività”. Botti parla anche delle nuove tecnologie: “il lavoro sarà in rete (informatica, organizzativa). La tecnologia diventerà strumento abilitante al modello organizzativo e all’erogazione dei servizi come previsto dall’Intesa Stato-Regioni sul Patto per la Sanità Digitale”. Infine ha ribadito l’importanza della Cabina di regia che dovrà “definire indicatori, criteri e condividerli”. Nell’ottica in cui il “Piano vale per tutti”. Un programma che tuttavia prevede un impegno economico non indifferente:  “Il Piano non prevede risorse aggiuntive – precisa Botti – è un piano di riorganizzazione”. Tuttavia non è impossibile  trovare risorse attraverso i fondi previsti dalla Commissione europea nell’ambito del Programma Operativo Nazionale Governance e Capacità Istituzionale 2014-2020 (Pon Gov)”. Tutte risorse di cui le regioni potranno beneficiare “previa valutazione del Governo”.


 “Si tratta del primo convegno organizzato insieme da Fnomceo e Ipasvi. E abbiamo voluto dedicarlo a un tema, quello della cronicità, che sicuramente ci vede vicini per consentire un adeguato percorso clinico - assistenziale al paziente. Nasce da una lunga attività di collaborazione all’interno del Gruppo di Lavoro “rapporti tra professione medica e altre professioni sanitarie” che esiste in seno alla FNOMCeO”, dice il presidente della Federazione degli ordini dei medici (Fnomceo) Roberta Chersevani . "Solo lavorando insieme condividendo problematiche e percorsi si può arrivare al risultato che porta alla sicurezza e alla vita dei pazienti che noi curiamo. Le parole chiave sono “allungamento della vita, cronicità, welfare e noi tutti dobbiamo essere in grado di dare delle risposte attraverso l’integrazione delle cure la riduzione degli sprechi, l’appropriatezza e una buona allocazione delle risorse”.
 
Sinergie importanti anche per la presidente della Federazione degli infermieri (Ipasvi) Barbara Mangiacavalli: “C’è ancora molto da fare ma la finalità è quella di lavorare insieme per valorizzare l’assistenza e i modelli organizzativi per gestire congiuntamente le cronicità”. E in questo senso “stiamo lavorando per modificare il nostro codice deontologico”. Importante il passaggio sull’appropriatezza delle cure che non deve essere perpetuata “solo in chiave clinico assistenziale ma pure in quella organizzativa”. Attenzione Ipasvi anche alla gestione delle risorse: “Ci sono 3 fondi (Fsn, Fondo non auto, fondo sicurezza sociale) che alimentano l’assistenza socio-sanitaria. E non si parlano: serve una gestione integrata”. "Sul territorio – sottolinea Mangiacavalli - l'infermiere assicura la continuità della presenza e della presa in carico dei problemi (acuti/cronici) di salute e benessere per le persone fragili e per le loro famiglie/care giver. Le competenze infermieristiche in questi ambiti non solo favoriscono la personalizzazione degli impegni assunti dalla persona verso la propria salute in fase prospettica, riducendo il rischio di istituzionalizzazione/ospedalizzazione, ma creando con il  medico di medicina generale (Mmg) un’ alleanza che fa da tramite tra le esigenze della persona assistita e il medico di fiducia; favorisce condizioni e relazioni per raggiungere gli obiettivi di salute e mantenimento della persona assistita, coerentemente con gli obiettivi terapeutici previsti".
 
Un ruolo importante lo avranno anche i farmacisti “che hanno nella loro capacità di essere accessibili dall’utenza il loro punto di forza – commenta il presidente Fofi Andrea Mandelli. Concordo sulla necessità di mettere cittadino al centro e di costruire reti, ognuno senza invadere il campo delle altre professioni”. Primo problema le risorse. “C’è un grande problema di bilancio con una spesa sanitaria che si aggancia al pil, che però non va. Dobbiamo vedere in stabilità come si riuscirà a dare risposte in primis sui farmaci innovativi”. Ma soprattutto occorre “sostenere il Ssn con politiche nuove”. In merito alla professione Mandelli aggiunge che “la farmacia abbia fatto percorso importante in questi anni. Noi siamo stati protagonisti dal 2009 della farmacia di servizi che è un’opportunità importante e che dev’essere vissuta come un modo per stare più vicino al cittadino”.

E poi puntiamo sull’introduzione del “fascicolo elettronico farmaceutico perché oggi i medici sono all’oscuro dei comportamenti dei pazienti. In questa chiave l’altra sfida è quella dell’aderenza terapeutica sui cui siamo molto impegnati negli ultimi anni. È fondamentale per risparmiare iniziando a non sprecare ciò che viene prescritto dal medico. Siamo pronti ad un dialogo continuo con pazienti e ed eventuali segnalazioni ai mmg se qualcosa non va”.  “Ci auguriamo che conferenza affronti piano cronicità perché questa è la sfida di tutti i sistemi avanzati sia perché impatta in maniera importante sul bilancio sia perché comporta un necessario cambiamento dell’organizzazione tendendo sempre più alla valutazione degli esiti e dei sistemi di remunerazione. Sono consapevole delle difficoltà di questo lavoro ma in questo momento ci sono le condizioni istituzionali per lavorare insieme vista anche la recente approvazione dei Lea in Stato-Regioni”.
 

Rosanna Ugenti, direttore generale delle professioni del Ministero conferma il valore delle professioni appunto. “L’integrazione tra tutte le figure è la chiave. Nessuna professionalità è in grado di dare tutte le risposte. Dobbiamo avere professioni autonome che lavorano insieme, anche perché i problemi delle cronicità comportano bisogni molto a lungo termine”. Ma non solo: “Sarà importante anche puntare sull’empowerment del cittadino per renderlo consapevole e partecipe”.  “È arrivato il momento di lavorare tutti insieme in sinergia, rispettando e valorizzando le diverse competenze e integrandole – conclude l'intervento -. E, per far questo, è fondamentale una riprogrammazione dei fabbisogni, secondo le reali necessità basate sui numeri e su criteri reali e oggettivi, senza seguire logiche o interessi di parte”.

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