Condannati per la morte del calciatore Morosini: il medico si difende

Redazione DottNet | 14/09/2016 17:42

Vito Molfese non ci sta alle accuse: sono arrivato dopo in campo

"Resta l'amarezza per la morte di un ragazzo di 26 anni, però quel giorno non ho fatto nulla di sbagliato e non ho omesso di fare alcunché. Ho svolto per trent'anni la mia professione con senso del dovere e rispetto per il prossimo, in giro per Pescara ci sono tante persone che ho defibrillato, salvando loro la vita, come accaduto una volta al mare o un'altra volta alla piscina del Don Orione".

Così Vito Molfese, medico del 118 di Pescara, il giorno dopo la condanna in primo grado a un anno di reclusione, pena sospesa, per la morte di Piermario Morosini, avvenuta il 14 aprile 2012, dopo che il calciatore si accasciò sul terreno di gioco durante la partita del campionato di serie B Pescara-Livorno. Insieme a Molfese sono stati condannati a otto mesi di reclusione, pena sospesa, i medici sociali del Livorno e del Pescara, Manlio Porcellini ed Ernesto Sabatini. Secondo il pm, Gennaro Varone, ci furono carenze nelle procedure di soccorso, legate in particolare al mancato utilizzo del defibrillatore, nonostante se ne contassero due sul terreno di gioco e un terzo a bordo di un'ambulanza. Il pm aveva chiesto l'assoluzione per i medici delle due squadre, che invece il giudice ha condannato, mentre aveva additato come unico responsabile Molfese, indicandolo come il più qualificato per compiere quel tipo di intervento.

"Sulla base dei filmati io arrivai in campo dopo 2 minuti e 40 secondi, quando due medici sportivi stavano già operando - ricorda Molfese - Si tratta di medici qualificati e competenti, Sabatini ha lavorato per 25 anni al Pronto soccorso di Penne (Pescara), è un istruttore che insegna a utilizzare il defibrillatore e io portavo mio figlio da lui, al centro di Medicina dello Sport, a fare le prove da sforzo. C'erano anche altre persone, tra le quali un infermiere professionale, non potevo buttarmi in quel capannello e dire 'adesso si fa come dico io' - prosegue - Sarei potuto intervenire, sulla base dei protocolli di pronto soccorso, solo in caso di affidamento, ovvero qualora gli altri medici attorno a Morosini mi avessero detto che non erano in grado di andare avanti e mi avessero spiegato cosa avevano fatto fino a quel momento".

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