Sacconi, ecco l'indirizzo per le regioni contro la sospensione dei trattamenti di nutrizione

Redazione DottNet | 20/01/2009 17:24

Il 16 dicembre 2008, il ministro del Welfare Maurizio Sacconi firma un atto di indirizzo per le Regioni che, in pratica, impedisce in tutte le strutture del Sistema sanitario nazionale la sospensione dei trattamenti di nutrizione e idratazione artificiale ai pazienti in stato vegetativo, definendo tale ipotesi ''illegale''.

E' proprio tale provvedimento che ha fatto recedere la Clinica 'Città di Udine' dalla disponibilità inizialmente espressa ad accogliere la donna, in stato vegetativo persistente da 17 anni e per al quale la Corte di appello di Milano ha autorizzato il distacco del sondino per l'alimentazione artificiale. L'atto, aveva spiegato il ministro, ha l'obiettivo di ''garantire a qualunque persona diversamente abile il diritto alla nutrizione e idratazione'' in tutte le strutture del Servizio sanitario nazionale: nessuna struttura del Ssn, chiarisce Sacconi, è abilitata a procedere alla sospensione di alimentazione e idratazione artificiali nel caso di pazienti in stato vegetativo, perchè questo ''sarebbe contro la legge''. L'atto è valido per l'intero SSN: ciò vuol dire che le strutture pubbliche, quelle private accreditate e quelle private 'pure' (ma che devono comunque essere riconosciute dal ministero) - vale a dire la totalità delle strutture sanitarie sul territorio - ''non sono abilitate'' alla sospensione di tali trattamenti. Il provvedimento, precisò Sacconi, si basa su precedenti pronunciamenti: in particolare, il parere del Comitato nazionale di bioetica del 2005 (in cui si afferma che alimentazione-idratazione sono ''atti dovuti'' e l'unico limite è la ''capacita' di assimilazione dell'organismo'') e la Convenzione sui diritti delle persone con disabilità, approvata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 2006 e in corso di ratifica in Italia (si afferma che gli Stati devono prevenire il ''rifiuto discriminatorio di assistenza medica o di prestazione di cure e servizi sanitari o di cibo e liquidi in ragione della disabilità''). Su tali basi, è la posizione del ministero, ''si invitano le regioni ad adottare le misure necessarie affinchè le strutture sanitarie pubbliche e private si uniformino a questi principi e alla Convenzione Onu''.

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