Positivi gli effetti di alemtuzumab contro la sclerosi

Neurologia | Redazione DottNet | 16/09/2016 18:24

All’anno sei della fase di estensione, la maggior parte dei pazienti trattati con alemtuzumab di Sanofi Genzyne nei due studi registrativi di fase 3 non ha ricevuto un trattamento aggiuntivo con il farmaco nei cinque anni successivi all’ultima infusione

  Sanofi e Sanofi Genzyme, sua divisione specializzata in malattie rare, sclerosi multipla, oncologia e immunologia, annunciano nuovi dati positivi a sei anni nello studio clinico di estensione su alemtuzumab (Lemtrada®) nei pazienti con sclerosi multipla recidivante remittente (SMRR). Questi risultati sono stati presentati oggi al 32° Congresso dello European Committee for Treatment and Research in Multiple Sclerosis (ECTRIMS) in corso a Londra.


Nei pazienti con RRMS trattati con alemtuzumab nei principali studi di fase 3 del programma clinico CARE-MS, gli effetti descritti di seguito e già osservati a due anni, sono stati mantenuti anche nei quattro anni dello studio di estensione. Oltre il 90% dei pazienti che sono stati trattati con alemtuzumab negli studi CARE-MS sono stati arruolati nell’estensione dello studio. Questi pazienti potevano ricevere un ulteriore trattamento con alemtuzumab durante la fase di estensione nel caso in cui avessero avuto almeno una ricaduta o almeno due nuove o più estese lesioni cerebrali o del midollo spinale.
Dopo i primi due cicli di trattamento negli studi CARE-MS, somministrati al basale e dopo 12 mesi, il 64% dei pazienti trattati con alemtuzumab nello studio CARE-MS I e il 55% di quelli dello studio CARE-MS II non hanno ricevuto un trattamento aggiuntivo con alemtuzumab durante i successivi cinque anni, fino al mese 72.


Il basso tasso annualizzato di ricadute osservato nei pazienti trattati con alemtuzumab negli studi di fase 3 CARE-MS I (0,16) e CARE-MS II (0,28) è rimasto costante per tutta l'estensione (0,12 e 0,15 a sei anni).
Durante il sesto anno, il 77% e il 72% dei pazienti che hanno ricevuto alemtuzumab negli studi CARE-MS I e CARE-MS II, rispettivamente, non hanno avuto un peggioramento della disabilità confermata a sei anni, come misurata dall’Expanded Disability Status Scale (EDSS).
Durante il sesto anno, il 34% dei pazienti dello studio CARE-MS I e il 43% dello studio CARE-MS II, che avevano mostrato disabilità già prima del trattamento con alemtuzumab, hanno avuto un miglioramento confermato nel punteggio EDSS rispetto al basale, per almeno sei mesi.


Durante il sesto anno, i pazienti che hanno ricevuto alemtuzumab durante gli studi CARE-MS I e II hanno presentato un rallentamento dell’atrofia cerebrale come misurato dalla frazione parenchimale cerebrale evidenziata con la risonanza magnetica (MRI). Dal terzo al sesto anno, la perdita media annuale di volume cerebrale era uguale o inferiore a -0,20%, inferiore a quello che era stato osservato nei pazienti trattati con alemtuzumab nel corso degli studi principali a due anni (CARE-MS I: -0,59% al primo anno, -0,25% al secondo anno; CARE-MS II: -0,48% al primo anno, -0,22% al secondo anno).


Durante ciascuno degli anni tre, quattro, cinque e sei, nella maggior parte dei pazienti la risonanza magnetica non ha mostrato attività della malattia, ovvero non si sono evidenziate nuove lesioni captanti il Gadolinio in T1 né nuove o più estese lesioni in T2 (66-72%, CARE-MS I; 68-70%, CARE-MS II).
All’anno sei, l'incidenza annuale della maggior parte degli eventi avversi durante l’estensione degli studi era paragonabile o ridotta rispetto agli studi registrativi. La frequenza di eventi avversi tiroidei è stata più alta nel terzo anno, per poi diminuire.
 

"I dati presentati in questi giorni all'ECTRIMS sull'estensione degli studi, confermano l'unicità del meccanismo di azione di alemtuzumab, la persistenza dell'efficacia e la sicurezza a cinque anni dall'ultima infusione", dice il Dott. Antonio Bertolotto, Direttore del Centro di Riferimento Regionale per la Sclerosi Multipla (CRESM) del Piemonte di Orbassano (TO). "È importante, e lo conferma anche la mia esperienza clinica diretta, vedere questi effetti duraturi nel tempo su ricadute, disabilità e risonanza, ma non solo: è anche da sottolineare che circa il 60% dei pazienti non ha ricevuto ulteriori infusioni del farmaco nei 5 anni successivi all'ultima infusione, riducendo così notevolmente anche l'impatto sulla spesa farmaceutica".


Gli studi registrativi di fase 3 su alemtuzumab erano randomizzati, con valutatore in cieco, della durata di due anni e hanno confrontato il trattamento con alemtuzumab con interferone beta-1a ad alto dosaggio per via sottocutanea in pazienti con sclerosi multipla recidivante remittente (RRMS), con malattia attiva, non trattati in precedenza (CARE-MS I) o che hanno risposto in modo non adeguato ad un altro trattamento (CARE-MS II). Con malattia attiva si intende almeno due ricadute nei due anni precedenti e almeno una nell'anno precedente. Il protocollo prevedeva per alemtuzumab due cicli di trattamento annuali, con il primo ciclo somministrato per infusione endovenosa per cinque giorni consecutivi, e il secondo ciclo per tre giorni consecutivi, 12 mesi più tardi.


Negli studi clinici, gli eventi avversi associati ad alemtuzumab sono stati: reazioni all'infusione, patologie autoimmuni (come tiroiditi, citopenia e nefropatie), infezioni e polmoniti. Alemtuzumab può causare un aumento del rischio di neoplasie. Sono stati istituiti programmi di gestione del rischio che includono informazione e monitoraggio, aiuto, supporto, rilevazione e gestione in tempi rapidi dei principali rischi identificati e di quelli potenziali. Gli effetti indesiderati più comuni di alemtuzumab sono eruzioni cutanee, mal di testa, febbre, nasofaringite, nausea, infezioni del tratto urinario, affaticamento, insonnia, infezioni del tratto respiratorio superiore, herpes virale, orticaria, prurito, tiroiditi, infezioni fungine, artralgia, dolore alle estremità, mal di schiena, diarrea, sinusite, dolore orofaringeo, parestesia, vertigini, dolori addominali, vampate di calore e vomito.
 
Informazioni su alemtuzumab (Lemtrada®)

Alemtuzumab è approvato in oltre 50 Paesi, Altre richieste di autorizzazione all’immissione in commercio sono attualmente in valutazione dalle autorità regolatorie in diverse parti del mondo. Alemtuzumab è supportato da un programma di sviluppo clinico completo ed esteso che ha coinvolto circa 1.500 pazienti in tutto il mondo e 5.400 anni-paziente di follow-up. Oltre 9.200 pazienti sono stati trattati con alemtuzumab in tutto il mondo.
 
Il meccanismo d’azione specifico con cui alemtuzumab esercita i suoi effetti terapeutici nella sclerosi multipla non è ancora completamente noto. Alemtuzumab è un anticorpo monoclonale umanizzato che agisce sulle cellule del sistema immunitario responsabili dell’attacco al sistema nervoso centrale tipico della sclerosi multipla. L’anticorpo si lega, infatti, in modo selettivo alla CD52, una proteina presente in grandi quantità sulla superficie dei linfociti T e B, cellule ritenute responsabili del dannoso processo infiammatorio tipico della sclerosi multipla. Il trattamento con alemtuzumab determina l’eliminazione di questi linfociti circolanti, mentre ha un’azione limitata sulle altre cellule immunitarie.

Sanofi Genzyme detiene i diritti a livello mondiale di alemtuzumab nella sclerosi multipla e ha la responsabilità del suo sviluppo e commercializzazione. Bayer Healthcare riceve un corrispettivo in base ai ricavi dalle vendite in tutto il mondo.

 

 

fomnte: sanofi

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