Colluttorio sotto accusa, aumenta rischi cancro alla bocca

Redazione DottNet | 21/01/2009 10:19

tumori

Colluttori sotto accusa: aumenterebbero il rischio di ammalarsi di cancro alla bocca. A puntare il dito contro questi prodotti per l'igiene orale sono studiosi australiani, secondo cui i colluttori andrebbero ritirati, e in gran fretta, dagli scaffali dei supermercati.


 

"Ora abbiamo evidenze a sufficienza per dirlo - sostiene infatti Michael McCullough, ricercatore a capo dello studio - Se una crema contro l'acne aumentasse il rischio di cancro alla pelle di 4/5 volte, a nessuno salterebbe in mente di consigliarla".
A minare la salute di chi fa uso di colluttori, secondo il meta-studio australiano che ha passato in rassegna ricerche su un campione totale composto da 3.210 persone, l'alcol contenuto in questi prodotti. Stando ai risultati, il loro uso aumenterebbe il pericolo di ammalarsi di cancro alla cavità orale, faringe e laringe, e ciò indipendentemente dal consumo di alcol o dall'abitudine di fumare, da sempre imputati per il cancro alla bocca. "Se sorseggi un bicchiere di vino - spiega McCullough, a capo dell'Australian Dental Association e docente alla Melbourne University, in un articolo pubblicato sul Dental Journal of Australia - tendi a ingerirlo, mentre il colluttorio si tiene più a lungo in bocca trasformandosi in acetaldeide, un noto cancerogeno per l'uomo". E tra i colluttori più gettonati la concentrazione di alcol è addirittura superiore a quella di vino e birra, avverte lo studioso. "La principale differenza - denuncia McCullough - è che i primi sono considerati prodotti per la salute, a differenza dei drink".
Per questo i colluttori andrebbero, secondo gli studiosi, riclassificati come prodotti che necessitano di prescrizione medica, e le confezioni andrebbero provviste di etichette che indicano i rischi per la salute, o sostituite con versioni alcol-free. Ma non tutti gli addetti ai lavori sono convinti dalla ricerca guidata da McCullough, e dunque non sposano la tesi sorretta dallo studio. Laurence Walsh, a capo della School of Dentistry della Queensland University, la critica duramente, sottolineando che non esiste alcun link scientificamente provato. E in più mette in dubbio i criteri della ricerca.