Lorenzin, l'intramoenia deve restare. Nuovi ticket con i Lea

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 25/09/2016 21:25

Secondo la Cgil ci saranno maggiori entrate per 60 milioni

"L'intramoenia non va abolita, non nasce da qui il problema delle liste d'attesa. Ci sono Regioni con intramoenia che non hanno questi problemi, l'Emilia Romagna è in tal senso un esempio virtuoso". La ministra della Salute, Beatrice Lorenzin, non ha dubbi. Ne ha parlato alla trasmissione di La7, Otto e mezzo, in seguito ai commenti di Michele Emiliano, governatore della Puglia (i cittadini devono segnalare possibili "distorsioni del sistema" che necessitino di un intervento disciplinare"), e de presidente della Regione Toscana Enrico Rossi che da tempo vuole eliminare la libera professione intramuraria.
 
Secondo Lorenzin "Per risolvere il problema delle liste d'attesa - dice rivolgendosi ai governatori - dovete organizzare al meglio il vostro territorio e scegliere manager efficienti. E su questo verrà in vostro aiuto la normativa da me voluta che prevede il decadimento dei Direttori Generali se non garantiscono una riduzione delle liste d'attesa. Su questo punto io sposo il modello Emilia Romagna che ha dato, appunto, un modello di organizzazione delle liste d’attesa, delle aziende, del territorio e della rete degli ospedali in rapporto con i medici di medicina generale che, di fatto, ha annullato il problema".

Intanto sono in arrivo nuovi ticket sanitari per gli italiani, per un totale stimato di 60,4 milioni di euro. Con il varo dei nuovi Livelli essenziali di assistenza (Lea) - ovvero le cure e prestazioni garantite ai cittadini gratuitamente o con compartecipazione alla spesa - varie prestazioni di piccola chirurgia finora gratuite, dall'intervento per la cataratta a quello per il tunnel carpale, diventeranno infatti a pagamento, oltre all'introduzione di altre prestazioni ambulatoriali sempre con ticket. A segnalarlo è la Cgil, sulla base dei dati della relazione tecnica del ministero della Salute al decreto sui Lea.

''Sono in arrivo nuovi ticket - afferma Stefano Cecconi, responsabile Politiche della Salute della Cgil - e questo anche perchè, con i nuovi Lea, varie prestazioni chirurgiche finora effettuate in Day Surgery, e quindi gratuitamente, saranno trasferite in regime di prestazione ambulatoriale che implica il pagamento del ticket''. Sono prestazioni chirurgiche che vanno dalla cataratta al tunnel carpale, dall'ernia al dito a martello, ed includono pure l'impianto e la ricostruzione del cristallino, interventi di artroscopia ed artroplastica. Si tratta, in tutto, di 24 prestazioni. Secondo ''le stime del ministero - spiega Cecconi - con i nuovi Lea si realizzeranno maggiori entrate per il Servizio sanitario nazionale pari appunto a 60,4 mln di euro: in particolare, circa 20 mln si otterranno dai nuovi ticket derivati proprio dallo spostamento di prestazioni dal regime Day Surgery a quello ambulatoriale. Altri 40 mln deriveranno invece dalla introduzione di nuove prestazioni ambulatoriali nell'elenco dei Lea''.

Le ripercussioni sui cittadini ''sono chiare: il provvedimento per la revisione dei Lea, che dopo il finale iter parlamentare nelle commissioni competenti e la firma del decreto da parte del premier dovrebbe essere operativo presumibilmente dal prossimo anno, è ovviamente positivo, ma è grave che nuovi ticket si scarichino sui cittadini. Anche considerando che, soprattutto per il tipo di interventi che diventeranno a pagamento come la cataratta, ad essere colpita sarà soprattutto la fascia della popolazione anziana''. Il punto, incalza Cecconi, è che ''attualmente, non c'è la copertura finanziaria effettiva per i nuovi Lea: la relazione tecnica del ministero che accompagna la revisione dei Lea stima infatti l'impatto economico in 771,8 mln di euro, calcolati tenendo conto anche di un aumento dei ticket a carico dei cittadini per 60,4 mln di euro. Ma i risparmi attesi sono in parte incerti e da verificare''. Sulla questione ticket, ''avevamo chiesto una moratoria ed un incontro con il ministro della Salute'', afferma Cecconi. Ad oggi, però, stigmatizza, ''non abbiamo avuto risposte''. 

Una media di circa 4 miliardi di euro l'anno. Tanto pesa sul bilancio delle famiglie italiane la spesa per i ticket sanitari (3 mld) e le visite fatte in extramoenia (1 mld), ovvero nell'ambito dell'attività libero-professionale dei medici negli ospedali. Una situazione già ''pesante'', che ''si aggraverà a seguito degli ulteriori ticket previsti con i nuovi Livelli essenziali di assistenza (Lea), con i quali alcune prestazioni chirurgiche prima gratuite diverranno a pagamento''. Ad affermarlo è Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato (Tdm), che avverte come ad essere ''maggiormente colpite dalla misura saranno proprio le fasce più deboli, a partire dagli anziani''.

''Si tratta di un'ulteriore 'batosta' - afferma il coordinatore nazionale del Tdm, Tonino Aceti, commentando i dati sull'introduzione di nuovi ticket segnalati dalla Cgil - a discapito soprattutto di fasce più svantaggiate''. I nuovi Lea - ovvero le cure e prestazioni garantite dal Servizio sanitario ai cittadini, gratuitamente o col pagamento del ticket - prevedono infatti che ''alcune prestazioni chirurgiche prima gratuite ora diventino a pagamento, passando dal regime di Day Surgery a quello ambulatoriale, come ad esempio l'intervento per la cataratta: già oggi le liste di attesa per questo tipo di intervento sono di circa 10 mesi - afferma Aceti - ma ora che l'intervento non sarà più gratuito è ovvio che molti cittadini preferiranno rivolgersi al privato''. Inoltre, avverte, ''va detto che molte regioni hanno già fatto sapere di essere in difficoltà, dal momento che non hanno una rete ambulatoriale adatta a farsi carico di tali prestazioni''.

Insomma, ''una cattiva notizia, considerando che già attualmente, secondo le segnalazione che giungono al Tdm - sottolinea - proprio il peso economico dei ticket rappresenta la seconda causa, dopo le liste di attesa, per il mancato accesso alle prestazioni del Servizio sanitario''. Senza contare, aggiunge, che ''in vari casi il costo del ticket è più alto del costo per la stessa prestazione nel privato. Così si ammazza il Servizio pubblico''. Il fatto, rileva Aceti, ''è che in un momento in cui dovremmo ridurre il peso sulle famiglia, al contrario, lo si aggrava''. Da qui la richiesta del Tdm di una riforma del sistema dei ticket che preveda ''l'abolizione del super-ticket da 10 euro a ricetta, la progressiva compartecipazione alla spesa in base al reddito ma a patto che il costo nel pubblico resti minore che nel privato ed il mantenimento dell'esenzione dal ticket per malati cronici e disoccupati''.

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