Bpco, in arrivo un nuovo farmaco Chiesi

Farmaci | Redazione DottNet | 29/09/2016 18:07

Tre molecole diverse in un unico erogatore: sul mercato entro 12-18 mesi

La Broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco) è una grave malattia respiratoria che colpisce 65 milioni di persone nel mondo. E il dato è in crescita: l'Oms stima che nel 2030 sarà la terza principale causa di morte dopo ictus e infarti. Per curarla esistono diversi farmaci, ma ciascuno di questi agisce solo su un particolare fattore della malattia, e non può trattarla in modo completo. Da poco però è stato realizzato un nuovo farmaco che, in un unico erogatore, combina l'efficacia di 3 molecole diverse: e questo consente al paziente di gestire al meglio la patologia, riducendone gli effetti e migliorando la qualità di vita.

Il nuovo farmaco è stato realizzato da Chiesi Farmaceutici: l'azienda ha appena chiesto all'Agenzia europea del Farmaco l'autorizzazione per l'immissione in commercio, e si stima che possa raggiungere i pazienti europei entro i prossimi 12-18 mesi. "Siamo orgogliosi di avere raggiunto questo importante traguardo - commenta Paolo Chiesi, vice presidente e direttore ricerca e sviluppo dell'azienda - una volta approvata, questa opzione terapeutica sarà un autentico progresso per la gestione dei pazienti affetti da Bpco perchè ridurrà l'impatto della patologia sia sulla salute sia sulla qualità della vita delle persone. Allo stesso tempo l'impatto clinico della terapia potrà contribuire a ridurre i costi diretti e indiretti associati all'ospedalizzazione dei pazienti".

La Bpco è una malattia in cui c'è una contrazione eccessiva dei muscoli dei bronchi insieme a un'infiammazione cronica; questo rende sempre più difficile respirare al paziente, che sviluppa anche tosse persistente, eccesso di produzione di muco e sensazione di oppressione al petto. I farmaci usati abitualmente per trattare la Bpco sono tre: il Laba, che permette di rilasciare i bronchi; il Lama, che riduce la contrazione dei muscoli bronchiali e la secrezione di muco; e l'Ics, che spegne l'infiammazione cronica. Il problema è che, da solo, ciascun farmaco non è sufficiente a curare tutti gli aspetti della malattia.

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