Il 71% degli investimenti in farmaci va nel biotech

Redazione DottNet | 30/09/2016 12:18

Più 10% in 5 anni; Lombardia e Lazio hanno il maggior numero d'impianti

La farmaceutica è sempre più biotech. Negli ultimi 5 anni, infatti, il peso degli investimenti in ricerca e produzione delle aziende del farmaco biotecnologico sul totale dell'industria farmaceutica è cresciuto di 10 punti percentuali, passando dal 61% al 71%. E' quanto emerge dal Rapporto sulle biotecnologie del settore farmaceutico in Italia 2016, presentato a Roma in occasione del convegno "Il farmaco biotech nel Rinascimento della Ricerca" e realizzato da Farmindustria in collaborazione con Ernst & Young.

"Non solo alta moda, cibo e design, l'Italia è leader anche nel settore farmaceutico e in particolare quello avanzato e innovativo dei farmaci biotecnologici, che negli ultimi anni ha visto una crescita record e in controtendenza", sottolinea Eugenio Aringhieri, presidente del gruppo di Biotecnologie di Farmindustria. Se tra 2010 e 2015, infatti, gli altri settori dell'economia hanno ridotto i propri investimenti in ricerca e produzione del 15%, le imprese del farmaco biotech hanno invece fatto registrare un aumento del 29%. "Il biotech - commenta Antonio Irione, partner Life Science Italia di Ernst & Young - non è solo farmaco, ma è soprattutto farmaco. E sicuramente rappresenta un'eccellenza dal punto di vista industriale, ma anche offerto speranza a milioni di persone che prima non ne avevano. Si pensi solo alle nuove terapie cellulari e geniche che hanno migliorato la vita di persone affette da malattie rare".

In particolare, le prime tre regioni per numero di impianti di produzione di farmaci biotecnologici sono la Lombardia, il Lazio e la Toscana, dove ce ne sono rispettivamente 17, 12 e 7.

"Sicuramente questi impianti si sono sviluppati laddove c'era già un know how e un precedente forte tessuto di produzione industriale del farmaco. Perché in questo più che in altri campi, bisogna avere una precisa conoscenza del settore e capacità di lavorare in rete", commenta Fabrizio Landi, Toscana Life Sciences, ente no-profit che supporta le attività di ricerca in campo biotecnologico.

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