Il concorso a Medicina era falsato: risarciti

Redazione DottNet | 02/10/2016 10:56

Favorita una candidata a causa di una lotta all'interno di un dipartimento

Un concorso che fu "manifestazione" della "lotta intestina" all'interno del dipartimento universitario. Così lo definì il giudice Bruno Giangiacomo, nelle motivazioni della sentenza con cui condannò tre docenti dell'università di Bologna per ipotizzate irregolarità nella prova orale del marzo 2008 che favorì, secondo l'accusa, Elisabetta Polazzi, candidata per un posto di ricercatore nel dipartimento di Farmacologia, facoltà di Medicina e chirurgia, a discapito di altri. Ieri il processo di appello ha sostanzialmente confermato le responsabilità sancite in primo grado, con una riduzione di pena per un'imputata.

Nel frattempo due dei candidati esclusi dal concorso, Domenico Motola e Valentina Vasina, assistiti dall'avvocato Guido Magnisi, hanno ottenuto un risarcimento attraverso una transazione. L'inchiesta nacque proprio da un loro esposto. Motola ha in seguito ripetuto l'esame con una diversa commissione e gli è stato assegnato il posto da ricercatore che gli era stato negato. Il processo, concluso in primo grado il 7 aprile 2011, vide le condanne a un anno e quattro mesi ciascuno per il professor Ottavio Maria Gandolfi, nel frattempo deceduto, e per la professoressa Enrica Maria Fracasso, a un anno per il dottor Fabio Tascedda. Il primo era presidente della commissione, gli altri due ne facevano parte.

Fu invece assolta per non aver commesso il fatto Polazzi. Erano tutti accusati di falso ideologico e abuso d'ufficio e il giudice valutò l'abuso assorbito dal falso. In appello è stata confermata la condanna a Tascedda e ridotta ad un anno quella per Fracasso. Hanno proseguito la costituzione di parte civile l'università di Bologna rappresentata dall'avvocatura dello Stato e un quarto candidato, Marcello Trevisani, assistito dall'avvocato Cristina Zanardi. Nelle motivazioni della sentenza, il Gup aveva evidenziato l'esistenza di "una strumentalizzazione assoluta dei candidati, senza avere alcun riguardo alle esigenze effettive del Dipartimento, ma esclusivamente rivolta ad un'affermazione personale, di uno piuttosto che dell'altro".