Milillo ritira le dimissioni dalla Fimmg, ma è scontro

Sindacato | Redazione DottNet | 03/10/2016 20:27

Deciderà il Consiglio nazionale del sindacato. Ora priorità alla Convenzione Mmg. Scotti apre il congresso: così l'Acn

"Il destino della Fimmg deve essere rimesso alla decisione dei Segretari provinciali, riuniti in Consiglio nazionale. Ad essi, però, si deve un clima corretto e sereno, nel quale la decisione politica maturi con consapevolezza e coscienza, non già in base a scelte e indebite pressioni di soggetti, peraltro esterni al Sindacato". Con queste parole, il segretario della Federazione italiana dei Medici di Medicina Generale (Fimmg), Giacomo Milillo, ha ritirato le proprie dimissioni, inviando una lettera al Presidente e al Consiglio Nazionale del sindacato.

Le dimissioni da segretario nazionale Fimmg, erano state rassegnate lo scorso 23 settembre dopo che il Cda della Fondazione Enpam aveva deliberato di dare seguito a un'azione risarcitoria nei confronti di Milillo per presunti danni economici derivati dalla cattiva gestione della società Enpam Sicura, nel periodo in cui lui ne era stato presidente. La scelta delle dimissioni, sottolinea nella lettera, era stata "sofferta" ma "necessaria per dare evidenza alla gravità della situazione". Da allora, prosegue Milillo "sono stato invitato, da soggetti interni alla Fimmg e da rappresentanti istituzionali, a revocare le dimissioni", in quanto "il gesto stava determinando disfunzioni organizzative in un momento di grande complessità per la vita del Sindacato" e "avrebbe ritardato la conclusione del nuovo Accordo collettivo per la Convenzione Nazionale (Acn)". La Fimmg invece, spiega, "in questo momento ha bisogno di continuità, chiarezza e fermezza nel coltivare un indirizzo politico certo, finalizzato alla conclusione del nuovo Accordo".

Ma l'annuncio ha fatto scatenare le polemiche, diffuse dopo  una riunione dell’Esecutivo nazionale. Il coro è stato unanime: “No alla revoca delle dimissioni dell’ex segretario” anche perché secondo indiscrezioni ci sarebbero problemi interpretativi visto che le dimissioni di Milillo dello scorso 23 settembre (in seguito alla vicenda Enpam Sicura) sono state considerate ‘irrevocabili’.
 
Ci sarà probabilmente una verifica giovedì durante il Consiglio nazionale (chiamato anche a cambiare alcune regole dello Statuto e a programmare il nuovo Congresso elettivo che si terrà nella seconda metà di novembre) ma MIlillo sembra sempre più isolato.

Per due motivi,  lo scontro con l’Enpam che molti in Fimmg hanno interpretato come un lotta personale e il rinnovo della convenzione con un abozza, quella del sindacato, che pare non abbia riscosso grande successo. Insomma un momento diffiicile per la Fimmg. Tanto che l'apertura del Congresso è stata affidata al vide Silvestro Scotti, presidente dell'Ordine di Napoli (clicca qui per scaricare la sua relazione)

 E il suo è stato un discorso sincero, appassionato, che ha avuto il merito di ricompattare il sindacato travolto dalla bufera interna.  “Fimmg attraverso i propri Esecutivo, Segreteria e Consiglio Nazionale -ha detto Scotti - garantisce e garantirà la più rapida soluzione che porti questa organizzazione sindacale ad assolvere i necessari adempimenti statutari per riportarsi nella pienezza della propria operatività politica e decisionale. Faremo presto, ma sia chiaro ci siamo e continuiamo il nostro lavoro nell’interesse dei nostri iscritti”.
 
Scotti ha toccato anche il nuovo Acn. “Il contesto politico, sociale ed economico che stiamo attraversando rappresenta la terra che Fimmg dovrà arare per avere il giusto raccolto per i professionisti che ha l’onore di rappresentare e per i loro assistiti, connubio questo reso indissolubile da ciò che rappresenta il Valore fondante della Medicina Generale: il rapporto fiduciario. Nessuno pensi di potere ope legis, o per decretazione o tramite un contratto di costringerci a rinunciare a tale Valore”.

Durante questo Congresso si discuterà “dell’ACN che verrà”.  Non vogliamo più verbi al futuro abbiamo bisogno “dell’ACN che serve” per curare i nostri pazienti attraverso quei processi che, nelle realtà in cui sono stati attuati, stanno dimostrando la loro efficacia nella gestione della fragilità, della cronicità e della domiciliarità favorendo il lavoro di gruppo pur mantenendo l’individualità fiduciaria, dotando la Medicina Generale di personale e di diagnostica di primo livello e gestendo il tutto in un’ottica di medicina d’iniziativa”.
 
“Non accetteremmo – ha poi affermato - la diluizione dell’Accordo Collettivo Nazionale o una sua superficializzazione.  Qualcuno nella stanza dei bottoni vuole un modello di cure territoriali senza i Medici di Famiglia? Lo combatteremo insieme ai nostri assistiti!”.
 
Tema strettamente legato quello della responsabilità e dell’autonomia del medico di medicina generale. “Non esiste un sistema che abbia solo responsabilità e non autonomie decisionali sui piani delle scelte professionali; ma non esiste nemmeno un sistema che abbia solo autonomie e che non agisca la responsabilità del raggiungere gli obiettivi negoziati come propri obiettivi professionali e come sostegno al proprio valore fiduciario nei confronti degli assistiti. Non accettare questa evidenza -ed il valore che essa ha per entrambe le parti- significherebbe sminuire il potenziale realizzativo di questo binomio e per noi perdere il nostro ruolo: non ci stiamo! Per tutto questo servono risorse umane, motivazionali, tecnologiche e soprattutto economiche”.
 
Ma Scotti parla anche al Governo. “Abbiamo fretta. Il documento di programmazione economico-finanziaria del paese incombe ed esiste la necessità che sia scritto in quella agenda di scelte di programmazione e politiche economiche il ruolo che questo Governo vuole assegnare ai Medici di Medicina Generale convenzionati e conseguentemente al mantenimento del Servizio Sanitario Nazionale”.
 
Altro tema caldo toccato nel suo discorso è sul futuro della professione. “Il rapporto con l’Ente previdenziale e con i dati da esso forniti ci ha sempre permesso di esprimere una puntuale e prospettica politica della professione e del necessario ricambio generazionale. Siamo in ritardo: dalle ultime analisi i dati ci mostrano che nell’arco dei prossimi 4-6 anni circa 8000 medici di famiglia andranno in quiescenza con differenze percentuali significativamente diverse tra le Regioni. E’ evidente che l’attuale programmazione sulla Formazione Specifica in Medicina Generale è una programmazione che porta all’estinzione della specie se non interveniamo rapidamente con i necessari correttivi. E’ indubbia la mancanza di un investimento motivazionale durante il Corso di Laurea in Medicina verso la professione di Medico di Medicina Generale. E’ indubbia la mancanza di un investimento economico paritario tra la Formazione Specialistica e quella in Medicina Generale sia in termini di diritti economici individuali sia in termini di investimento complessivo che risolva la carenza di Medici di Medicina Generale necessari nei prossimi anni”. 
 
Infine un segnale di continuità del sindacato. “FIMMG non ha difficoltà a raccogliere la sfida nell’interlocuzione con tutte le componenti: sappiamo cosa vogliamo e dove vogliamo andare, per noi e per i nostri assistiti, e insieme, non dimenticatelo, siamo i cittadini di quelle Regioni e di questo Paese. Agiamo per non subire. Da subito. Fimmg c’è e ci sarà”.

 

La relazione di Scotti
 
 

 

fonte: ansa, fimmg, QS

 

 

 

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