Sumai, tra dieci anni 55mila medici in meno tra Mmg e ambulatoriali

Redazione DottNet | 06/10/2016 19:23

L'allarme arriva dal Congresso del sindacato. Il 60% ha più di 55 anni

Stretti tra blocco del turn over e precariato, che rendono il lavoro sempre meno ambito, di qui a meno di dieci anni ci saranno in Italia 55.000 medici specialisti in meno. Una prospettiva che rischia di rendere sempre più difficile la prevista riforma delle cure territoriali, così come l'attuazione del 'Piano sulle cronicità'. A lanciare l'allarme è il Sindacato degli specialisti ambulatoriali Sumai-Assoprof in occasione del 49/esimo Congresso nazionale di Cosenza, il primo senza il segretario Roberto Lala, venuto a mancare poche settimane fa. Entro il 2025, secondo i numeri elaborati dal Centro Studi dal Sumai-Assoprof su dati Enpam e INPS, quasi la metà dei medici specialisti ambulatoriali andranno in pensione e non saranno sostituiti da un regolare turn over generazionale.

Il 60% della categoria ha infatti più di 55 anni di età ed una pensione non troppo lontana e pertanto si rischia di ritrovarci nel 2025 con un fabbisogno inevaso di 8.000 specialisti ambulatoriali, il 40% dell'attuale categoria. Ma il problema non riguarda solo loro: nello stesso periodo, andranno in pensione anche circa il 60% dei 65.000 medici di medicina Generale, senza immediato avvicendamento. Quanto alla specialistica ospedaliera, nello stesso arco di tempo vedrà andare in pensione circa il 40% degli attuali 113.000 appartenenti a questa categoria. "Senza un cambio di rotta, quindi, complessivamente - denuncia il Sumai - tra ospedalieri e convenzionati, entro il 2025 i medici specialisti in Italia si ridurranno di circa 55.160 unità".

Questa fotografia, sottolinea il presidente Sumai Giuseppe Nielfi (nella foto), "segue quanto abbiamo denunciato negli ultimi anni, e inquadra una professione che sta vivendo sulla propria pelle il serio problema del mancato ricambio generazionale con il rischio che a pagarne le conseguenze, siano prima di tutto i cittadini. Così si rischia di minare alla radice tutti gli sforzi fatti per rilanciare la medicina territoriale". A Roberto Lala, ha ricordato Nielfi, va il merito di aver concluso positivamente il nuovo Accordo collettivo nazionale di categoria.