Cuore, in ultimi 30 anni le cure salvano una vita su sei

Redazione DottNet | 06/10/2016 19:03

In Italia mille procedure al giorno, in piena linea con sanità mondiale

In Italia, negli ultimi 30 anni, la mortalità per cause cardiovascolari si è ridotta del 16%, permettendo di salvare 1 vita ogni 6 persone a rischio. Solo nel 2015 sono stati eseguiti quasi 340mila interventi per diagnosi e cure nei 258 centri di emodinamica. Sono alcuni dei dati presentati oggi al Senato nel corso della presentazione del 37° Congresso Nazionale della società italiana di cardiologia interventistica (Gise), che ha illustrato il Registro dei dati di attività 2015 dei laboratori di emodinamica. Un database ricchissimo di informazioni che raccoglie i dati di quasi 1.000 procedure eseguite ogni giorno nel nostro Paese.

"Quello che emerge - ha sottolineato Giuseppe Musumeci, Presidente Gise - è un quadro positivo per la qualità delle cure, in linea, se non migliorativo, rispetto agli standard dei maggiori sistemi sanitari mondiali". In particolare le angioplastiche coronariche primarie si sono triplicate negli ultimi 12 anni (erano 11.881 nel 2003). "Ciò significa - ha detto Musumeci - garantire a una persona colpita da infarto la migliore cura possibile". Se effettuato entro sei ore dall'infarto l'intervento è il modo migliore per salvare una vita, ridurre il rischio di un altro infarto, di ischemie ricorrenti e migliorare la sopravvivenza a lungo termine. Anche l'impiego degli stent medicati è in crescita (+55% rispetto al 2005) e grazie alla collaborazione con la Consip, la società del Ministero dell'Economia e delle Finanze deputata all'acquisto di beni e servizi per le amministrazioni pubbliche, oggi vengono acquistati i dispositivi più utilizzati dalla cardiologia interventistica, mantenendo alta l'attenzione su qualità, sicurezza e innovazione. Infine negli ultimi 10 anni sono state sviluppate le procedure per via transcatetere, cioè attraverso vasi periferici, senza aprire il torace e il cuore e senza lasciare cicatrici. Sono interventi che necessitano di elevata specializzazione che ancora presentano, conclude Sergio Berti, Presidente della Fondazione Gise, "delle difficoltà dal punto di vista amministrativo". Di qui la stesura di specifiche Linee guida per offrire una possibile soluzione nell'attesa che il sistema DRG italiano predisponga i codici specifici.

 

 

fonte:ansa

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