Cgil: la metà dei medici dell'Ssn ha più di 55 anni

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 09/10/2016 17:24

Sono oltre 55mila sui 110mila impegnati negli ospedali e sul territorio

La metà dei medici del Servizio sanitario nazionale ha oltre 55 anni: oltre 55 mila camici bianchi su un totale di circa 110 mila complessivamente impegnati negli ospedali e nei servizi territoriali del servizio sanitario. È quanto risulta da uno studio condotto dalla Fp Cgil Medici su dati del Conto annuale dello stato (clicca qui per leggere il testo completo)

"Siamo di fronte - si legge in una nota della Funzione Pubblica Medici della Cgil- ad un vero e proprio boom di medici anziani. Se dal nostro studio risultavano al 2014 il 48,9% di medici con oltre 55 anni di età, la proiezione del trend sul 2016, tra blocco del turn over e aumento dell'età pensionabile, porta la percentuale ben oltre il 50%, ovvero un medico su due". Secondo il segretario nazionale della Fp Medici, Massimo Cozza (nella foto), "è ora di mettere la parola fine al blocco del turn over, anche nelle regioni sottoposte ai piani di rientro. Chi va in pensione deve essere sostituito e il precariato va stabilizzato, se rientrano nel fabbisogno necessario a garantire i Livelli essenziali di assistenza. Questo deve valere in primo luogo per i medici, ma anche per il restante personale del servizio sanitario, a partire dagli infermieri".

Infatti, sempre in merito all'aumento dell'età media, lo studio della Fp Cgil Medici sottolinea come rispetto all'ultimo anno disponibile "oltre il 20% dei medici del Ssn avevano già una età di oltre 60 anni e 2.142 (1,9%) con oltre i 65 anni di età". "Il risultato - si legge - è ancor più eclatante se raffrontato all'età oltre 55 anni di tutti i dipendenti del Pubblico Impiego, che nel 2014 raggiungeva il 30,6% (31,3% nel Ssn) a fronte del 48,9% dei medici".

Lo studio passa in rassegna le criticità dettate dall'avere una tale platea di medici anziani, tra queste “l'effetto prodotto dai turni massacranti, insieme alle capacità fisiche e mentali, sulla qualità del servizio offerto, in particolare nei Pronto Soccorso”.
 
Così come “l'impossibilità di trasmettere conoscenze ai giovani medici in ragione del blocco del turn over”. Per arrivare a processi di “demotivazione e frustrazione legati in parte ai tagli al fondo sanitario e in parte al mancato rinnovo del contratto da oltre sette anni”.

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