Addio ai medici internisti. Un milione di pazienti in difficoltà

Redazione DottNet | 14/10/2016 19:39

I controlli scompaiono dal nuovo nomenclatore; per la SIME,aumenterà la spesa sanitaria

Pazienti orfani di medici internisti, i dottor House della Sanita' italiana. La mancata inclusione delle visite specialistiche in medicina interna nel nomenclatore delle attività ambulatoriali lascia senza medico di riferimento negli ambulatori almeno un milione di pazienti cronici, prevalentemente anziani, spesso fragili e in maggior parte destinati a ricoveri reiterati. Lo rende noto la Società Italiana di Medicina Interna (SIMI) che esprime preoccupazione per le ricadute della norma e chiede con forza il reinserimento nel nomenclatore della visita specialistica in medicina interna. A spiegarlo è Francesco Perticone, presidente della SIMI riunita per il congresso nazionale a Roma. Si tratta di quegli specialisti che hanno il compito di esaminare la salute di un paziente nella sua interezza e che a volte, proprio grazie a questa visione complessiva, sono capaci di cogliere segnali per fare una diagnosi migliore fra coloro che soffrono piu' di una patologia.

Secondo gli esperti SIMI, la visita internistica aiuta anche a ridurre le liste d'attesa per le visite specialistiche e gli esami strumentali e a contenere la spesa farmaceutica. Dei 6,4 milioni di ricoverati ogni anno, il 16% entra in un reparto di medicina interna perché soffre di più patologie. Tornato a casa, però, torna a essere un 'malato a pezzi' che deve fare controlli dal cardiologo, dal diabetologo, dallo pneumologo senza essere visto da uno specialista che sappia mantenere una maggior visione d'insieme. A oggi sono 3,2 milioni l'anno le visite internistiche, pari al 5% del totale delle visite specialistiche ma ne servirebbero il doppio secondo SIMI che propone una gestione multidisciplinare "in rete" con gli specialisti delle singole patologie croniche, coordinata da un medico della complessità quale l'internista, in grado di "tenere le fila" dei bisogni del paziente.

"Le malattie croniche non trasmissibili sono la nuova emergenza sanitaria: in Italia sono responsabili del 92% dei decessi e riguardano un numero sempre più ampio di persone, anche giovani visto che ben 1,5 milioni di 45-55enni deve già convivere con più patologie. Tutto ciò è determinato dall'aumento dell'età media e soprattutto da una prevenzione insufficiente - sottolinea Perticone -. Senza contare la riduzione dei costi e dei disagi per i pazienti, che grazie alla visita dell'internista non sono costretti a peregrinare da uno specialista all'altro''. 

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