I capitali in farmacia entro 10 anni, ma si tratterà di pochi casi

Farmacia | Redazione DottNet | 26/10/2016 13:33

L'esperto Andrea Gentili dà una stima di ciò che potrebbe accadere nei prossimi anni

Chi pensa che, pronunciato dalle Camere l’ultimo sì al ddl concorrenza, le farmacie del nostro Paese diventeranno terreno di conquista per capitali e multinazionali rischia di rimanere deluso. Alle catene serviranno anni per svilupparsi e tutte resteranno a lungo ben al di sotto di quello sbarramento al 20% che a luglio era stato inserito nel disegno di legge. Questa la stima di Andrea Gentili, ricercatore dell’università di Bologna e co-autore dello studio condotto dalla Fondazione Eyu per indagare prospettive e opportunità della farmacia italiana. «Assemblare o allargare una catena non è operazione che si riesca a concludere dall’oggi al domani» ha spiegato Gentili a Filodiretto «la mappa che mette a confronto la redditività delle farmacie provincia per provincia mostra disparità che obbligheranno il capitale a selezionare con cura i territori dove investire e gli esercizi farmaceutici realmente appetibili. E se le farmacie più indebitate potrebbero essere le prime a finire nelle mani della distribuzione, chi compra dovrà comunque distinguere tra quelle che sono in difficoltà soltanto per colpa del titolare e quelle che invece soffrono per condizioni oggettive. Nel primo caso sarà un buon investimento, nel secondo no. Insomma il capitale vorrà prima vedere i numeri delle singole imprese, valutare, indagare. Le acquisizioni quindi prenderanno tempo, lo scenario comincerà realmente a cambiare non prima di cinque-dieci anni».

Indurranno alla cautela le caratteristiche stesse del mercato farmaceutico: «Nell’etico la domanda è anelastica e i prezzi decisi principalmente da altri» prosegue Gentili «quindi l’unica leva sulla quale il capitale potrà agire sarà quella dei costi. Resta l’extrafarmaco, dove l’applicazione delle leve del marketing può essere efficace, ma si tratta di un comparto che dà ritorni soltanto in quelle aree del Paese nelle quali la propensione alla spesa privata è più alta». Il ragionamento rende quindi irrealistica l’ipotesi che le catene possano spartirsi l’intero mercato delle farmacie. «Quando in una città l’insegna si è assicurata sei o sette esercizi» conferma Gentili «ha già raggiunto la copertura che le serve. Per cogliere il senso delle grandezze, basta andare a vedere i numeri di qualche altro comparto: nell’alimentare, per esempio, la Coop non arriva al 20% neanche nella regione dove è più forte, l’Emilia Romagna».

 

 

fonte: federfarma, filodiretto

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