Tar, sì ai codici bianchi agli infermieri. Medici contro la sentenza

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 30/10/2016 21:15

Omceo Roma promette battaglia contro la sentenza del Tar che affida agli infermieri i casi meno gravi

Ancora una volta medici contro infermieri. Nel mirino è finito il cosiddetto See and treat mutuato dal sistema inglese, che prevede l'attivazione di ambulatori gestiti da infermieri che si occupano dei codici bianchi e dei casi che non richiedono un immediato intervento medico.
Si discute se si tratti di un'attività legittima: non c'è il rischio che l'infermiere vada a compiere atti riservati ai medici e per il cui svolgimento è richiesta l’iscrizione all’albo dei medici e la relativa abilitazione professionale?

Secondo il Tar, il servizio attivato dal 23 marzo del 2015  presso il presidio Sanitario Integrato Santa Caterina della Rosa nel distretto sanitario 6 dell’ASL –RMC è legittimo (tanto che potrebbe diventare un precedente rilevante anche per altri territori), come recita appunto la sentenza 10411/2016: “Gli infermieri sono formati adeguatamente, hanno esperienza, capacità e un livello tale di responsabilità, anche penale nel caso, che il modello di assistenza negli ambulatori infermieristici See and treat previsto nel Lazio non solo è lecito, ma serve a migliorare il servizio, accorciare le liste di attesa e soddisfare con più efficienza i bisogni dei cittadini”.

“Le ragioni della richiesta – scrive l’Ipasvi - , ritenute tutte infondate dal Tar, erano la non presenza né vicinanza di medici agli ambulatori infermieristici, il fatto  che il medico non può validare a posteriori il percorso valutativo e terapeutico delineato dall’infermiere perché la norma lo ritiene responsabile solo degli atti compiuti sotto la sua supervisione, che con il See&Treat sono delegate alla diagnosi e alla cura degli infermieri alcune complicate patologie che sarebbe più opportuno affrontare con la supervisione medica”.

Ma torniamo indietro di un anno, quando cioè  l’Ordine dei medici-chirurghi e odontoiatri di Roma esprimevano “una forte preoccupazione per il servizio “SEE AND TREAT infermieristico”.
I Sindacati dei medici si schierano a sostegno delle tesi dell’OMCeO e compatti chiedono alla Regione Lazio il ritiro della determina. Preclusa la via politica, si rivolgono al TAR del Lazio, e depositano il 26 giugno 2015 l’istanza di annullamento della determina che autorizza gli infermieri al SEE and TREAT . Il ricorso di annullamento è proposto dall’OMCeO della provincia di Roma, contro la Regione Lazio e l’ASL 103 RMC.

Si costituisce in opposizione con controricorso, la Federazione Nazionale Collegi Infermieristici professionali. Il 19 ottobre 2016 arriva la sentenza del TAR Lazio che respinge il ricorso di annullamento  proposto dall’OMCeO della provincia di Roma, poiché infondato.

l’ASL – si legge nella sentenza - mostra di essere ben consapevole che il modello di See and Treat, mutuato dal servizio sanitario inglese, presenti come innovazione, rispetto ai modelli di pronto soccorso vigenti in Italia, proprio che “chi accede al See and Treat è accolto direttamente dal primo operatore disponibile, Medico o Infermiere, il quale conduce autonomamente tutte le procedure necessarie fino al loro termine”; e tale consapevolezza è mostrata dalla osservazione che questa è indubbiamente l’innovazione più significativa, ossia che sin dalla individuazione dei casi più urgenti rispetto a quelli minori vi provveda personale “indifferentemente rispetto alla professionalità medica ed infermieristica” che può essere compensata dalla notazione che il sistema inglese prevede che il personale dell’area See and Treat sia costituito “dagli operatori più esperti e che comunque abbiano ricevuto una formazione specifica per la patologia di competenza”.

La Corte  evidenzia inoltre che la valutazione iniziale “il Triage” è assegnato agli infermieri ”E quindi se sin dal triage del paziente è impegnato personale infermieristico che lo classifica secondo un codice di priorità assistenziale, l’obiezione che viene effettuata dall’Ordine Provinciale dei Medici di Roma appare appunto contraddittoria nella contestazione della capacità e della competenza con il correlato livello di responsabilità che incombono agli infermieri assegnati al servizio See and Treat.”

La scelta di assegnare determinate attività sanitarie alla categoria degli infermieri “non è irragionevole” come sostenuto dall’OMCeO, in quanto il percorso formativo progettato dall’ASL RMN, ha l’obiettivo “di implementare l’appropriatezza clinica /assistenziale / organizzativa e di creare un modello omogeneo per migliorare le prestazioni erogate nell’area Emergenza/Urgenza attraverso lo sviluppo e la certificazione di competenze del personale infermieristico per la valutazione e il trattamento della casistica con problemi di salute minori”. La determina chiarisce in modo inequivocabile gli ambiti di competenza medica e infermieristica, elenca le patologie minori da attribuire al SEE & TREAT ed i casi di esclusione, la supervisione è sempre assicurata del medico del Pronto Soccorso in contatto per via telematica con l’ambulatorio del SEE & TREAT.

Pronta la replica dell’Ordine provinciale di Roma dei Medici-Chirurghi e degli Odontoiatri: “pur esprimendo doveroso rispetto per la sentenza della Sezione terza/quater del Tar Lazio circa la questione dell’ambulatorio “See and Treat” pubblicata il 19/10/16, ritiene tuttavia che, trattandosi di materia di rilevante interesse deontologico, abbia la competenza di approfondirne il merito”, si legge in una nota.
 
Le motivazioni addotte non sono convincenti e sembrano meritevoli di attente osservazioni”, commenta il presidente dei camici bianchi della Capitale, Giuseppe Lavra. “Nello specifico rimangono, infatti forti, perplessità sulla legittimità della “controfirma” del medico, sulla identificazione delle “urgenze minori” o codici bianchi, sulla congruità del richiamo alla sentenza di Cassazione Sez. IV 1° ottobre 2014 n° 11601, sul richiamo alle modalità di redazione della certificazione medica”. Inoltre – sottolinea Lavra - il danno che paventa l’Ordine di Roma non attiene affatto alla categoria medica bensì alla professione medica che viene esercitata a tutela della collettività, come da previsione di legge”.

Pertanto, l’Ordine capitolino" procederà a un approfondimento della sentenza citata insieme ai propri esperti e consulenti". “Appare molto probabile che la vicenda avrà un seguito - annuncia il presidente Lavra - in quanto siamo convinti che sia in gioco l’interesse dei cittadini ad avere garantite nella fase clinica prestazioni mediche appropriate”

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