Medici in piazza, sciopero in vista: niente risorse per i contratti

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 04/11/2016 18:41

Previsto un sit in a Montecitorio per il 17 novembre. Ipotesi sciopero a fine mese

Un sit-in nazionale davanti a Montecitorio giovedì 17 novembre e 'Assemblea day' in tutti gli ospedali italiani il giorno seguente, ma "senza escludere la possibilità di uno sciopero nazionale entro la fine del mese". Medici, veterinari e dirigenti sanitari si preparano a scendere in piazza, nelle prossime settimane, contro la Legge di Bilancio. Ad aderire alla mobilitazione sono ben dieci sigle sindacali, ovvero Anaao Assomed, Cimo, Aaroi-emac, Fp Cgil medici, Fvm, Fassid, Cisl medici, Fesmed, Anpo, Ascoti, Fials medici, Uil Fpl medici. No ad una ulteriore proroga, di fatto, del blocco contrattuale, no al precariato e no al progressivo peggioramento dei livelli retributivi: questi i principali punti della protesta.

Nell'appello ai colleghi, i sindacati sottolineano "lo scampato pericolo di ulteriori tagli sul fronte del finanziamento di parte corrente del Servizio Sanitario Nazionale per il 2017" ma, spiegano, il Fondo Sanitario a 113 miliardi è ancora al di sotto della media UE. Inoltre, seppure "coerente con il finanziamento dei nuovi Livelli Essenziali di Assistenza e dei farmaci innovativi", non consente "il necessario ricambio generazionale, lo sviluppo delle risorse umane, la valorizzazione del personale". L'entità delle risorse messe a disposizione del contratti nazionali collettivi di lavoro per il triennio 2016-2018, stigmatizzano, "rimane ancora simbolica, incapace di arrestare l'impoverimento e la dilagante demotivazione professionale e migliorare condizioni di lavoro incompatibili con livelli retributivi inchiodati al 2010".

L'incremento medio mensile, infatti, "rimarrebbe al di sotto dei mitici 80 euro, a regime nel 2018", "insufficienti a valorizzare il merito ed incentivare la produttività e in assenza di qualsiasi defiscalizzazione della produttività o welfare aziendale". La protesta va avanti anche sui social, all'insegna degli hashtag #assuntisbito #precarimaipiu.

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