Nati prematuri, genitori denunciano la revisione delle terapie Aifa

Pediatria | Redazione DottNet | 08/11/2016 18:36

I criteri stabiliti per la profilassi del virus respiratorio limitano l'accesso alle cure

Un decreto che modifica il piano terapeutico per la prevenzione delle infezioni da virus respiratorio sinciziale (una delle più importanti cause di infezione del tratto respiratorio inferiore) nei bambini nati prematuri, sulla base di quanto stabilito dall'AIFA (l'Agenzia italiana del farmaco), metterebbe a rischio la loro salute. La denuncia è di Vivere Onlus, il coordinamento nazionale che riunisce oltre 40 associazioni di genitori di bambini nati prematuri. Vivere Onlus chiede, in particolare, che vengano rispettate le linee guida della Società Italiana di Neonatologia, che prevedono che la profilassi sia attuata: "Per i lattanti di età gestazionale inferiore a 29 a settimane ed età cronologica inferiore a 12 mesi all'inizio della stagione epidemica".

E inoltre, che "per i lattanti tra 29 e 35 settimane ed età cronologica inferiore a 6 mesi all'inizio della stagione epidemica la profilassi con Palivizumab può essere considerata in presenza di condizioni di rischio che predispongano ad infezioni severe e/o necessità di ospedalizzazione". Secondo Vivere Onlus, invece "la revisione unilaterale, ovvero solo bambini con età gestazionale inferiore alle 29 settimane entro il primo anno di vita, operata da AIFA senza coinvolgere le società scientifiche sta provocando dei gravi danni ai bambini prematuri tenuto conto altresì del periodo epidemico autunno-inverno". Alla luce di queste disparità di cure - continua il coordinamento nazionale delle Associazioni - "risulta fondamentale il dialogo tra le Istituzioni, gli specialisti della rete clinica e le Associazioni di pazienti per una migliore cura e gestione del neonato pretermine".

Le nascite pretermine (quelle prima della 37° settimana di gestazione) riguardano ogni anno 500 mila bambini in Europa, di cui 45 mila solo in Italia, pari al 6,8% delle nascite che avvengono nel nostro Paese, un fenomeno in costante crescita (+20% negli ultimi 10 anni). Il miglioramento delle cure neonatali ha portato a un netto aumento della percentuale di sopravvivenza (+13% negli ultimi 10 anni).

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