Ospedali privati, no alla legge sulla resposabilità professionale

Professione | Redazione DottNet | 09/11/2016 14:41

Troppe responsabilità e eccessivi costi assicurativi

Troppa la responsabilità per cui saranno chiamate a rispondere le strutture sanitarie in caso di malpractice medica. E troppi i costi assicurativi di cui dovranno farsi carico. Questa la principale critica che gli ospedali privati muovono alla legge sulla responsabilità professionale degli operatori sanitari, approvata la scorsa settimana dalla Commissione Sanità del Senato e pronta all'esame dell'Aula di Palazzo Madama.

A fare il punto il convegno "Disegno di legge Gelli. Cambiano le regole della responsabilità sanitaria: impatti sul sistema", in corso presso la Sala Zuccari del Senato e organizzato dalla sezione Giovani Lazio dell'Associazione Italiana Ospedalità Privata (Aiop). "Già oggi, delle 32.000 denunce annue fatte dai pazienti, due terzi vengono fatte nei confronti delle strutture sanitarie, mentre solo un terzo chiama direttamente in causa i medici", sottolinea Gaia Garofalo, vicepresidente Aiop Giovani Lazio. Con la nuova legge, aggiunge, "la responsabilità professionale relativa alle malpractice sarà tutta in carico alle strutture".

Ospedali e Asl, infatti, non risponderanno solo per eventuali problemi causati al paziente dal malfunzionamento delle strutture o dei materiali e strumentazioni in dotazione, ma anche in caso di errato svolgimento del lavoro da parte degli operatori sanitari. L'articolo 10 del cosiddetto 'ddl Gelli', infatti, prevede l'obbligo per le strutture sanitarie e sociosanitarie pubbliche e private di assicurare a proprie spese, tutti i medici e gli operatori dipendenti, anche quelli in regime di libera professione, anche di quelli che vi operano saltuariamente, sottolinea Lorenzo Miraglia, presidente Aiop giovani Lazio. La conseguenza, aggiunge, "è che diminuiranno i costi delle assicurazioni dei medici, ma lieviteranno enormemente però quelli per assicurare gli ospedali". A pagare, alla fine, conclude Jessica Faroni, presidente Aiop Lazio, "saranno i cittadini, con un servizio più scarso e costi più alti. Spero ci siano margini per migliorare la legge con il passaggio in aula".

"Secondo le stime sono circa 300mila le cause civili attualmente pendenti nei tribunali di tutta Italia che vedono coinvolti medici o strutture sanitarie. Un numero esorbitante che mette a rischio il diritto del cittadino ad avere giustizia. Potrà essere migliorata con i decreti attuativi ma dopo oltre dieci anni, siamo alla vigilia dell'approvazione di una legge quadro avrà l'effetto di deflazionare il contenzioso" afferma Federico Gelli, responsabile sanità del Pd,

La legge, prosegue Gelli, "darà opportunità ai cittadini di avere risarcimenti certi e agli operatori sanitari di poter lavorare in tranquillità, senza la spada di Damocle di una denuncia sulla testa. Questo, ovviamente, non vuol dire che non devono rispondere se sbagliano". Un articolo importante, aggiunge il deputato, "riguarda la prevenzione e la formazione del personale. L'articolo 2 infatti introduce in maniera obbligatoria in ogni struttura, sia pubblica che privata, la figura del 'risk management', che permetterà di elaborare il rischio e di mettere a sistema gli eventi sentinella evitando che la criticità si ripeta".

"Siamo a un solo passo dall'approvazione di un provvedimento atteso da decenni e sono certo che il passaggio alla Camera verrà superato in tempi brevissimi", incalza il sottosegretario alla Salute Vito De Filippo. Si tratta, "di una norma di civiltà, che permette ai professionisti di svolgere il loro lavoro con maggiore serenità lasciato inalterate le tutele per i pazienti", spiega in un messaggio di saluto inviato al convegno "Disegno di legge Gelli. Cambiano le regole della responsabilità sanitaria: impatti sul sistema".

"Nella consapevolezza dell'esigenza di introdurre specifiche disposizioni nel settore, il Ministero e il Parlamento - prosegue - hanno lavorato a ritmi serratissimi per la produzione di una norma che metterà ordine a tanti aspetti che coinvolgono la questione". Lo scopo, conclude, "è scongiurare la 'medicina difensiva' e tutelare personale sanitario e pazienti".

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