Medici e pazienti contro l'Aifa sulle gare tra equivalenti

Farmaci | Redazione DottNet | 22/11/2016 13:34

No alle gare per i farmaci con principi attivi diversi. Sospesa per 30 giorni la determina 458

Pazienti e medici uniti in un no compatto alla Determina dell'Agenzia Italiana del farmaco (Aifa) sulle gare tra farmaci "terapeuticamente equivalenti". A spiegarlo in un position paper sono quasi 20 sigle di associazioni di cittadini, professionisti sanitari e società scientifiche.


La Determina 458, ad oggi sospesa per altri 30 giorni, ma non ancora ritirata, spiegano in una nota, "se applicata, porterebbe a conseguenze gravi su diversi fronti". Prevede infatti che farmaci contenenti principi attivi diversi tra loro, ma appartenenti alla stessa classe, potrebbero essere sostituibili, pur in assenza di evidenze scientifiche robuste. Questo principio si applicherebbe anche a farmaci già in uso. "Tale meccanismo - si legge nel position paper - è stato disegnato con il solo obiettivo di tagliare i costi, senza considerare che le caratteristiche della persona possano richiedere farmaci con caratteristiche intrinseche differenti seppure raggruppate nella stessa categoria terapeutica". "Questo approccio - commenta Tonino Aceti, coordinatore nazionale del Tribunale per i diritti del malato - contrasterebbe con l'approccio più moderno della medicina personalizzata. Inoltre come sottolineano le società scientifiche, manca anche di quel supporto scientifico necessario per assumere tali decisioni".

I medici di medicina generale ribadiscono le riserve espresse già all'epoca della pubblicazione della determina Aifa, che sottolinea Silvestro Scotti, neoeletto segretario nazionale Fimmg, "mette in discussione l'autonomia professionale del medico e obbliga il paziente a rinunciare alla continuità e personalizzazione delle cure o a doverle pagare Appropriatezza e sostenibilità sono obiettivi non solo condivisibili ma necessari al sistema; la determina Aifa certamente non risponde a questi principi ma mette in discussione l’autonomia professionale del medico e obbliga il paziente a rinunciare alla continuità e personalizzazione delle cure o a doverle pagare. Altri sono i percorsi per garantire appropriatezza e sostenibilità e Fimmg continuerà a confrontarsi con i cittadini e gli specialisti certi che questi siano gli attori coinvolti su scelte che appaiono troppo imposte e per niente condivise o condivisibili.", conclude Scotti

Dello stesso parere la  Simg  che inoltre invita le sue sezioni Provinciali a farsi parte diligente nel sostenere le ragioni di un corretto e adeguato percorso terapeutico, in quella autonomia scientifica che privilegi sempre l’interesse del malato.

Il Presidente della Fand  Albino Bottazzo  dichiara: "Per noi della Fand esistono 21 servizi sanitari, da tempo siamo impegnati nel contrastare le gare regionali per i presidi ed i farmaci per le persone con diabete. Il contenuto della Determina AIFA è caratterizzato da una illogicità scientifica perché è difficile dimostrare l'equivalenza tra molecole della stessa classe ma diverse, occorrono studi di comparazione terapeutica molto costosi che le società farmaceutiche non hanno necessità di realizzare. L’Aifa deve annullare la determina anche perché In Italia negli ultimi anni la spesa farmaceutica a carico del Ssn risulta diminuita, mentre risulta aumentata quella a carico dei cittadini, che aumenterebbe ulteriormente se la stessa venisse applicata. E’ bene sottolineare che nel nostro paese i farmaci costano meno che negli altri paesi della U.E.".
 
Il Past President della Sif  Francesco Rossi  dichiara: "La Determina Aifa presenta una serie di criticità dal punto di vista clinico, farmacologico nonché tecnico-scientifico. La mancanza di evidenze provenienti da studi clinici testa a testa non consente l’esatta definizione di equivalenza terapeutica tra farmaci contenenti principi attivi diversi. Pertanto, in tale contesto la definizione di equivalenza terapeutica rischia di mettere in crisi il diritto del paziente alla continuità terapeutica, all’aderenza al trattamento e all’equità di accesso alle cure".

"Per la persona con diabete accettare il concetto di equivalenza terapeutica potrebbe significare una forte limitazione sia della personalizzazione delle cure sia del miglioramento degli esiti di malattia associate all’uso di determinati trattamenti. Inoltre obbligherebbe il medico che l’ha in cura a prescrivere farmaci diversi da quelli già in uso, con possibili conseguenze negative non solo sulla continuità terapeutica ma anche sul rischio di eventi avversi - dichiara  Roberto Miccoli  per la Società Italiana di Diabetologia -. Ad esempio, si potrebbe esporre il paziente con diabete che assume un farmaco anti-iperglicemico ad essere trattato indifferentemente con uno dei farmaci della stessa classe IV ATC, ma caratterizzato da un rischio ipoglicemico più alto di quello del farmaco già in uso, sulla base delle sue caratteristiche farmacologiche peculiari, con conseguenze che possono essere anche molto gravi. La Società Italiana di Diabetologia ritiene utile un provvedimento che regolamenta gli acquisti centralizzati di farmaci fondato non solo su motivazioni economiche ma anche su principi solidi da punto di vista scientifico e condivisi da parte dei pazienti, dei medici ed in generale dei fornitori di cure. Il concetto di equivalenza terapeutica in diabetologia, così come prospettato, può portare al peggioramento delle cure di una malattia il cui peso in termini di morbilità, mortalità e costi, è enorme".

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