Farmaci biosimilari, i reumatologi chiedono un fondo presso il welfare

Farmaci | Redazione DottNet | 22/01/2009 15:47

Contro i problemi di bilancio delle regioni e i vincoli di budget delle aziende sanitarie, che spesso impongono ai medici di scegliere a quali pazienti dare i farmaci biosimilari, i reumatologi chiedono l'istituzione di un fondo presso il ministero del Welfare, cui le regioni possano attingere per l'acquisto di tali farmaci, così come fatto a suo tempo per l'aids.

A proporlo in un convegno la Società italiana di reumatologia (Sir) e il Collegio dei reumatologi ospedalieri italiani (Croi). Anche se molto più costosi delle terapie convenzionali i farmaci biosimilari sono infatti molto più efficaci. ''Non solo curano meglio il paziente ed evitano che diventi un disabile se somministrati precocemente - spiega Gianfranco Ferraccioli, presidente Sir Lazio - ma consentono al malato di continuare a lavorare. I costi sociali sono quindi molto minori per lo Stato''. A corredo di ciò Ferraccioli richiama qualche cifra. ''Un paziente con artrite reumatoide - continua - costa al Ssn 17mila euro l'anno in termini di assistenza medica complessiva tradizionale, più il costo della perdita da lavoro. Con i farmaci biosimilari invece si scende a 15mila euro l'anno e basta. La persona continua a lavorare infatti''. Se è vero che la terapia con i farmaci tradizionali costa 700 euro l'anno, e quella con i biologici 12mila euro l'anno, ''i vantaggi che ne ricavano il paziente e lo Stato nel lungo periodo con questa cura sono incommensurabili - aggiunge Lorenzo Altomonte, vicepresidente Croi - Per questo chiediamo l'istituzione di un fondo per l'acquisto di tali farmaci presso il ministero del Welfare, oltre a delle linee guida nazionali e regionali per la diagnosi e la terapia delle principali malattie reumatiche''.

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