Cittadinanzattiva, si rischia il ritorno delle sanzioni ai medici

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 24/11/2016 19:12

I cittadini restano esclusi dalle decisioni prese

 "Esclusione dei pazienti dalle decisioni prese", "pericolo per la sostenibilità finanziaria delle nuove cure" e "rischio di un ritorno di sanzioni ai medici". Sono le principali criticità relative al Dpcm sui nuovi Livelli Essenziali di Assistenza (Lea), evidenziate da Tonino Aceti, coordinatore nazionale del Tribunale del malato-Cittadinanzattiva nel corso di un'audizione in Commissione Affari sociali della Camera.


    Nell'intesa tra Stato e Regioni sui Lea firmata il 7 settembre scorso, denuncia Aceti, "c'è il riferimento ad una riduzione del trattamento accessorio dei medici prescrittori nel caso in cui si discostino dalle indicazioni. Questo significa mettere sui medici una tensione che può aver riflessi sull'accesso alle cure da parte dei pazienti. Non vorremmo che reiterasse le difficoltà emerse con il decreto prestazioni inutili", tanto contestato da esser stato mandato in cantina.


    Altro elemento critico riguarda il fatto che "la modalità di revisione dei Lea attuata finora non ha visto il coinvolgimento dei cittadini, che le cure le ricevono". Un'assenza che riguarda anche la Commissione sull'Aggiornamento dei Lea, di recente nominata ma senza un rappresentante dei pazienti: "chiediamo - si appella Aceti ai deputati - di colmare questo gap che è un gap anche culturale". C'è poi un problema di sostenibilità finanziaria delle nuove cure. "Nell'intesa con le Regioni si parla di 115 miliardi per il 2018 ma nella legge di Bilancio se ne trovano 114. Se si dovranno finanziare i Lea con un miliardo in meno, saranno prestazioni al ribasso rispetto a quelle di cui parliamo oggi". Altro nodo riguarda scarpe ortopediche e plantari, "inspiegabilmente esclusi" dal Nomenclatore tariffario. "Si tratta di 65 milioni risparmiati dal Servizio Sanitario che verranno pagati dalle famiglie. E il motivo è la iperprescrizione. Ma - conclude Aceti - la soluzione dovrebbe essere il governo della prescrizione e non il depennamento".

"Siamo fortemente preoccupati per il Dpcm sui nuovi Livelli Essenziali di Assistenza (Lea), la cui impostazione, come emersa dall'intesa Stato-Regioni, ci appare molto limitata sotto il profilo della salvaguardia del diritto alla salute dei pazienti". È quanto dichiara il presidente di Senior Italia, la federazione delle associazioni della terza età, Roberto Messina.


    "Temiamo una riduzione nell'accesso alle cure a causa delle ventilate sanzioni nei confronti dei medici prescrittori che si allontanino dalle indicazioni, oltre che a causa della riduzione di un miliardo nella legge di bilancio per il finanziamento degli stessi Lea rispetto a quanto previsto nell'intesa con le Regioni - aggiunge - quanto al ricorso alle gare per gli ausili lo riteniamo sensato solo se prevede una presenza dei cittadini/pazienti all'interno delle commissioni tecniche".


    "Occorre fare attenzione affinché il ricorso alle gare non si traduca in una compressione della libertà di scelta delle persone, in particolare quelle con disabilità, come nel caso delle persone con ipoacusia, problema particolarmente diffuso tra la popolazione anziana- rileva- le gare, inoltre, possono riguardare dei prodotti, ma non delle professioni. Riteniamo gravissimo il mancato coinvolgimento dei pazienti nel processo di revisione degli stessi Lea, e ravvisiamo il rischio concreto che la reale applicazione degli stessi slitti indefinitamente nel tempo, dato il mero riferimento a una loro applicazione graduale".
    "Siamo pronti - conclude Messina - a collaborare con le Istituzioni offrendo il punto di vista dei pazienti e dei senior, ma siamo parimenti disposti a mobilitarci qualora il punto di vista degli utenti del SSN non dovesse essere adeguatamente preso in considerazione".

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