Internet è il medico a portata di mano. Resta il gap tra le regioni

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 24/11/2016 19:04

Il Censis racconta la trasformazione del Paese negli ultimi 50 anni

Internet diventa lo specialista in camice bianco, a portata di click per pazienti sempre più consapevoli, individualisti, 'aggressivi' e superficialmente informati. E' anche in questa parabola che si dispiega il rapporto tra italiani e salute negli ultimi 50 anni. A ripercorrerne le tappe fondamentali è il Censis, attraverso le 50 edizioni del 'Rapporto sulla situazione sociale del Paese'.


    Nell'ultimo cinquantennio, secondo l'analisi del Censis nella Ricerca 'Gli italiani e la salute' realizzata con il contributo di Farmindustria, i cambiamenti sul fronte della Sanità e della prevenzione sono stati enormi. Oggi, però, avverte la responsabile Welfare e Salute del Censis Ketty Vaccaro, "siamo di fronte ad un punto di svolta chiave: dopo i primi decenni di boom economico, assistiamo infatti ad un restringimento dell''ombrello' rappresentato da Welfare e Sanità, e questo non può non avere conseguenze sullo sviluppo del Paese". La Ricerca ripercorre, dunque, il rapporto di mezzo secolo tra italiani e salute, partendo dagli anni '60 del boom economico e della sanità delle mutue, con le vaccinazioni che si affermano come strategia di prevenzione, e passando per gli anni '70 con la nascita del Servizio sanitario nazionale, gli anni '90 in cui il Ssn entra in crisi e la spinta alla crescita decelera, fino agli anni attuali: quelli della crisi ed in cui i tagli alla spesa sanitaria hanno "effetti regressivi" e la cultura della vaccinazione decade.

Gli ultimi 10 anni sono anche quelli in cui cresce l'informazione sanitaria online, rischiosa perchè spesso inattendibile, ed in cui aumenta la percezione negativa della sanità italiani, con il 49,2% dei cittadini che giudica inadeguati i servizi sanitari. E, complice la crisi, 11 mln di italiani nel 2016 rinunciano a prestazioni specialistiche e diagnostiche. Diminuiscono anche i favorevoli alla devolution sanitaria in favore delle Regioni: sono il 44% nel 2014. In 50 anni, insomma, afferma il presidente dell'Istituto superiore di sanità Walter Ricciardi, "per la salute degli italiani è cambiato tutto, ma oggi o ci riorganizziamo cercando un nuovo equilibrio, tenuto conto del costante invecchiamento della popolazione, o aumenteranno le disuguaglianze che già ci sono".


    Le priorità, secondo Ricciardi, sono quindi tre: "incrementare la prevenzione, rendere i cittadini più responsabili evitando i fattori di rischio e riorganizzare la rete dei servizi con meno ospedali e più assistenza sul territorio". Quanto al finanziamento, "il Fondo sanitario è a 113 mld, ma va considerato - avverte - che almeno 20-30 mld non sono usati bene a causa, ad esempio, di un eccesso di medicina preventiva". Ma ora, con il referendum, afferma Ricciardi, "abbiamo un'ultima, importante possibilità di cambiamento". Italiani, dal '60 ad oggi, anche sempre più longevi, con la mortalità che si è ridotta del 50% per tutte le malattie. Ciò anche grazie ai nuovi farmaci, e 7mila sono i nuovi in sviluppo. Progressi che si affiancano però al problema dei costi: "Una soluzione va tuttavia trovata - conclude il presidente di Farmindustria Massimo Scaccabarozzi - e l'approccio non può essere sempre e solo quello economico in termini di tagli".

Italiani sempre più longevi e molte malattie infettive debellate, ma resta il problema della sostenibilità della spesa pubblica e delle differenze territoriali mentre con il web l'informazione sanitaria rischia di diventare più confusa e si registra una pericolosa discontinuità nel ruolo di prevenzione attribuito ai vaccini. E' il quadro che emerge dalla ricerca 'Gli italiani e la salute', realizzata dal Censis con il contributo di Farmindustria.

Queste le tappe nel rapporto tra italiani e salute, secondo la ricerca: -

ANNI '60: la popolazione aumenta dai 47 mln del 1950 a 54 mln.


    Si riduce la mortalità infantile e si registra un boom del Pil.     Si assiste a una transizione: le morti causate da malattie infettive si riducono drasticamente (dal 15,2% nel 1930 al 2,9% nel 1960), aumentano quelle causate da tumori (dal 5,1% al 16%) e quelle dovute a problemi del sistema circolatorio (dal 12,3% al 30%). La prevenzione attraverso la vaccinazione acquisisce sempre più rilevanza. Vengono introdotte le principali vaccinazioni dell'infanzia: pertosse (1961), poliomielite (introdotta nel 1964 e resa obbligatoria nel 1966), antitetanica (1968 per i nuovi nati, già disponibile dal 1963). -

ANNI '70: continua un'impetuosa fase di crescita demografica ed economica.

La sanità delle mutue si trova a fare i conti con un numero di assicurati sempre più elevato, che nel 1976 raggiunge i 54 mln, pari al 95% della popolazione. È in questo contesto che si inserisce l'istituzione del Servizio sanitario nazionale (1978), nato per garantire una copertura universalistica e pubblica della salute dei cittadini volta a superare il sistema frammentato delle mutue. Si introduce il nuovo vaccino contro il morbillo (1976).


    - ANNI '80: il ruolo della vaccinazione continua ad essere centrale nelle politiche di prevenzione: si introducono nuove vaccinazioni (nel 1982 la 4/a obbligatoria, contro l'epatite B).


    - ANNI '90: la crescita della popolazione rallenta. Si modifica la struttura per età della popolazione, con un peso della componente anziana più consistente. Si registra il primo significativo incremento dei cittadini stranieri. Al censimento del 1981 erano 210.937, nel 2001 se ne conteranno 1.334.889.     Boom della spesa privata delle famiglie per la salute: +146% in termini reali tra il 1990 e il 2000. Gli italiani pagano sempre più di tasca propria, rivendicando il diritto di scelta. - ANNI 2000: la crescita del Pil è ridimensionata. Per la prima volta il reddito delle famiglie registra un andamento negativo.     Nella fase di accelerazione del federalismo sanitario, nel 2002 il 56,3% degli italiani è favorevole all'attribuzione alle Regioni della responsabilità in materia sanitaria. Le coperture vaccinali obbligatorie per i nuovi nati sono oltre il 96%.


    - ANNI 2009-2016: la popolazione di 65 anni e oltre raggiunge il 22% nel 2015. L'accesso facile e immediato al web contribuisce ad aumentare l'incertezza. Nel 2014 il 54,5% della popolazione ritiene che troppe informazioni sulla salute creano confusione.
    Tra gli italiani è sempre più diffusa la percezione che nella propria regione si vada riducendo la qualità dell'assistenza sanitaria: il 49,2% giudica inadeguati i servizi sanitari (al Sud si arriva al 72,2%). Si scoprono nuovi farmaci ma nel 2014 la soglia minima di copertura al 95% non è stata raggiunta per la maggior parte delle vaccinazioni dell'età pediatrica.

 

 

fonte: Censis

I Correlati

Widget: 91798 (categoria) non supportato

Ultime News