Contratti statali: accordo sullo sblocco, 85 euro di aumento

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 30/11/2016 21:32

Madia, stop alla forbice tra redditi. Firmano Cgil-Cisl-Uil. Arrivano risorse per 5 miliardi

Raggiunta l'intesa che sblocca, dopo sette anni, la contrattazione per 3,3 milioni di dipendenti compresa la grossa fetta della sanità Con il governo firmano Cgil, Cisl e Uil. Si tratta di un accordo politico, che detta la linea per i rinnovi, mettendo sul piatto 85 euro al mese, per un impegno complessivo di 5 miliardi di euro a regime. La ministra della P.a, Marianna Madia, parla di un patto "innovativo" che mette fine ai "premi a pioggia" e promuove la "lotta all'assenteismo", ridando "spazio alla contrattazione". L'aumento, chiarisce la ministra, è "medio" perché andrà poi graduato sui diversi livelli di reddito, con "una maggiore attenzione e un maggiore sostegno ai redditi bassi".

L'obiettivo dichiarato dell'intesa è infatti "ridurre la forbice" retributiva. Senza "penalizzazioni" per chi rivede il bonus Irpef. "Soddisfazione" anche dai leader di Cgil, Cisl e Uil. "La volta buona", scrive via Twitter il premier Matteo Renzi. E sintetizza: "Riconoscere il merito, scommettere sulla qualità dei servizi". Per la segretaria generale del sindacato di Corso d'Italia, Susanna Camusso, "abbiamo fatto un buon lavoro, che rende possibile riaprire la stagione per i rinnovi". In effetti non finisce qui, ora si attende l'atto di indirizzo che Madia dovrà inviare all'Aran, fischio d'inizio per il via ai tavoli veri e propri di contrattazione. Camusso fa notare che al termine della lunga trattativa, proseguita per otto ore, sia stata anche strappata l'assicurazione sulla proroga dei contratti per i precari. "Buste paga più pesanti e più qualità per il lavoro e i servizi pubblici", dice la leader della Cisl, Annamaria Furlan, evidenziando l'accento che sarà dato al secondo livello di contrattazione, dove si gioca la partita della produttività. Si apre inoltre alla previdenza e alla sanità integrativa, con la revisione di incentivi fiscali ad hoc.

"Un accordo così un anno fa ce lo potevamo sognare", fa semplicemente notare il numero uno della Uil, Carmelo Barbagallo, spiegando che in conclusione è stata trovata anche una soluzione per il mantenimento del bonus 80 euro: c'è "un salvagente" che sarà messo a punto in sede di contrattazione, quando verrà messa mano anche alla "scala parametrale". E infatti il sottosegretario alla P.a, Angelo Rughetti, parla di "un cambio di paradigma rispetto al passato quando chi guadagnava di più prendeva di più". Uno dei nodi, su cui la trattativa a un certo punto si è incagliata, è stata la sovrapposizione tra l'aumento contrattuale e il bonus Irpef, che comunque, specifica Madia, riguarda una platea "non superiore ai 200 mila" dipendenti. Le parti quindi garantiscono che nulla andrà perso, anzi la ministra parla di "un effetto domino a favore della redistribuzione del reddito".

I sindacati, rispetto alla bozza iniziale d'intesa, hanno ottenuto l'allargamento del patto a tutti i settori, compresa la scuola, con la revisione sia, rimarca la Cgil, "della legge Brunetta che della Buona scuola", e il paracadute per i precari. Il governo ha tenuto invece il punto sull'aumento medio di 85 euro, imprimendo un'accelerazione che ha portato alla firma prima del 4 dicembre, data del Referendum. L'accordo è però solo un punto d'inizio e ora la palla deve passare ai classici tavoli di contrattazione.

 

Quattro punti più una premessa. Così si presenta l'accordo politico sullo sblocco dei contratti nella P.a. Di seguito le principali novità. -

PREMESSA, LAVORATORI MOTORE P.A. SERVE INTESA CON REGIONI. I dipendenti sono "il motore del buon funzionamento" della P.a, questo l'incipit dell'intesa. E ancora, "il settore pubblico ha bisogno di una profonda innovazione". Per cui è necessario un percorso che segni "una discontinuità con il passato". Il governo si impegna anche "a raggiungere l'intesa con le regioni" per le modifiche normative da inserire nel Testo Unico del lavoro pubblico, uno dei decreti Madia, in arrivo per febbraio, colpiti dalla recente sentenza della Consulta. -

RELAZIONI SINDACALI, PIU' POTERE AL CONTRATTO PER TUTTI. Il Governo si impegna a rivedere il rapporto tra legge e contrattazione, "privilegiando la fonte contrattuale" in "tutti i settori". Non solo, l'esecutivo farà in modo che il ricorso all'atto unilaterale da parte della P.a sia limitato ai casi in cui ci sia stallo con conseguente "pregiudizio". -

PARTE NORMATIVA, SPINTA PRODUTTIVITA' E WELFARE, PREMI SU PRESENZE. "Macro obiettivi" per migliorare i servizi. Il Governo promette di rimettere mano ai fondi per la contrattazione di secondo livello, il salario accessorio, e di promuovere anche nel pubblico "una fiscalità di vantaggio" per la produttività. Si apre anche al welfare integrativo, dai fondi pensione alla sanità. Soprattutto si parla di "misure contrattuali che incentivino più elevati tassi medi di presenza". -

PARTE ECONOMICA, 85 EURO MEDI MENSILI, RIDURRE FORBICE REDDITI. Le parti, nella contrattazione, valorizzeranno i "livelli retributivi che maggiormente hanno sofferto la crisi economica e il blocco della contrattazione". La logica è quella della piramide rovesciata, per cui si favorisce chi ha di meno. Non a caso si parla di aumenti "non inferiori a 85 euro mensili medi" e di "riduzione della forbice" retributiva, senza "penalizzazioni indirette" per i beneficiari del bonus Irpef. -

MONITORAGGIO RIFORMA P.A, OSSERVATORIO E GARANZIE PRECARI. Gli effetti delle novità saranno sottoposti alla vigilanza delle parti. Particolare attenzione sarà dedicata al reclutamento del personale, si punta ad eliminare il precariato. Intanto il governo "si impegna ad assicurare il rinnovo dei contratti" in scadenza. -

LE TAPPE PER LO SBLOCCO DELLA TRATTATIVA. La trattativa per lo sblocco è iniziata con l'incontro del 26 luglio al ministero della P.a. con i sindacati. Sono seguiti incontri tecnici all'Aran. Si è arrivati così alla riunione di giovedì scorso, con la messa a punto di una prima bozza. Ora la palla ripassa all'Aran a cui la ministra dovrà inviare l'atto d'indirizzo per riaprire i tavoli ufficiali di contrattazione, che saranno quattro, quanti i comparti (ridotti, erano 11, con l'accordo del 5 aprile). -

BLOCCHI E RINNOVI, TRA SENTENZA E MANOVRE. Le manovre hanno bloccato per due giri i contratti, fermi dal 2009, poi la scorsa legge di stabilità ha stanziato 300milioni, giudicati insufficienti dai sindacati. Prima c'era stata la sentenza della Consulta, era il 24 giugno 2015: proseguire con il blocco, ha dichiarato, è illegittimo. Ma un'altra sentenza della Corte Costituzionale, uscita venerdì scorso, colpendo la riforma Madia ha rischiato di rendere più complessa la trattativa. Allarme che per ora sembra rientrato.

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