Lorenzin, bene il test Hiv ma il paziente rischia di stare solo

Infettivologia | Redazione DottNet | 01/12/2016 14:50

Federfarma: farmacie luogo ideale per intercettare il paziente. In Italia carenze sulla diagnosi

Il test di autodiagnosi per l'Aids può sicuramente rivelarsi uno strumento "utile", ma il rischio è che il soggetto possa "ritrovarsi solo e disorientato davanti ad una diagnosi di malattia". Così il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, valuta il nuovo test che sarà disponibile nelle farmacie, sottolineando che questo nuovo strumento sarà all'attenzione del Consiglio superiore di sanità anche per valutare un suo migliore utilizzo. "Sicuramente - ha detto Lorenzin in occasione della presentazione al ministero del Nuovo piano nazionale Aids - da una parte il test è uno strumento diagnostico che si può utilizzare in privacy e in contesti difficili, e può portare ad un aumento delle diagnosi precoci.

 

Dall'altra parte, però, le nostre raccomandazioni dicono che il percorso diagnostico va accompagnato ed il soggetto va aiutato e informato dinanzi ad una diagnosi di Hiv-Aids". Il rischio cioè, ha rilevato Lorenzin, è che "la persona possa rimanere sola davanti alla scoperta della malattia e ciò può essere traumatico". Ad ogni modo, ha concluso, questo nuovo strumento rappresenterà "un elemento di riflessione all'attenzione del Consiglio superiore di sanità, per valutare come il test di autodiagnosi possa eventualmente essere 'accompagnato', a maggiore tutela della persona".

 

La rete delle farmacie è perfetta per 'catturare' tutte quelle persone che sono sieropositive ma non sanno di esserlo, e oltre a non curarsi continuano quindi a contagiare gli altri. Lo ha affermato Riccardo Berno, dirigente di Federfarma, presentando il test di autodiagnosi che da domani sarà disponibile in farmacia.


    "Sono qui a testimoniare la disponibilità delle farmacie per dare una mano - ha affermato durante la conferenza stampa di presentazione alla Camera -. Le farmacie sono 18mila, ogni giorno entrano 4 milioni di cittadini. Una rete così è perfetta per intercettare chi non va nei centri specializzati a fare il test, andrebbe sfruttata anche di più. Noi abbiamo collaborato fin dagli anni '80 alle campagne sull'Aids, siamo sempre pronti".


    Il punto debole della lotta al virus in Italia, ha affermato Giuliano Rizzardini, direttore del dipartimento di malattie infettive dell'ospedale Sacco di Milano, è proprio la diagnosi. "Il nostro è uno dei paesi che ha i tassi di successo più alti al mondo nella presa in carico dei pazienti, tre volte più alti degli Usa - ha ricordato -. A maggior ragione grida vendetta se, come mi è successo recentemente, arriva un giovane di 30 anni troppo tardi e muore".

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