Indagine, 25 mila bimbi europei non superano primo anno di vita

Pediatria | Redazione DottNet | 22/01/2009 17:29

Circa 25 mila bebè europei nascono morti, e altrettanti non superano il primo anno di vita. Tra quelli che sopravvivono, 90 mila presentano malformazioni congenite e altri 40 mila disabilità gravi. Il tutto rispetto a un totale di circa 5 milioni 266.

125 nati vivi nel 2007 in tutto il vecchio continente. A 'fotografare' la salute materno-infantile europea è il Progetto Euro-Peristat, che ha analizzato una trentina di indicatori chiave in 26 Paesi, stilando una sorta di classifica con punti di forza e punti di debolezza.
"Nessun Paese è perfetto, ma dal rapporto emerge che i dati più brillanti si registrano soprattutto nei Paesi scandinavi, mentre i peggiori spesso appartengono ai Paesi dell'Europa orientale. Con l'Italia in una posizione intermedia, nel complesso buona", precisa Marina Cuttini, responsabile dell'Epidemiologia dell'ospedale romano Bambino Gesù, che ha coordinato il braccio italiano del progetto.
In particolare, il numero di morti nel primo anno di vita varia dal 3 per mille in Svezia e Norvegia, al 4 per mille in Italia, fino all'8,1 per mille della Lituania e al 9,4 in Lettonia. Mentre la mortalità neonatale nei primi 28 giorni oscilla da circa 2 per mille nei Paesi scandinavi (2,8 in Italia) al 5,7 per mille in Lettonia. Stesso andamento per la mortalità fetale dopo le 28 settimane di gestazione: si varia da circa 2 nati morti per mille vivi in Slovacchia e Finlandia (3,7 in Italia) a 4,9 in Lettonia.
Il record del basso peso alla nascita (meno di 2.500 grammi) spetta alla Grecia, con l'8,5% dei neonati, insidiata dalla Spagna (8,3%) contro il 4% della Svezia (in Italia 6,7%). Mentre quello dei nati pretermine (prima cioè delle 37 settimane compiute) spetta all'Austria con l'11,4%, seguita da Germania e Lettonia, contro il 6,8% dell'Italia e il 5,5% lituano. Insomma, l'Europa delle culle è ancora molto diversa.
"Ne emerge un quadro composito - prosegue la ricercatrice - in cui non c'è un Paese che occupi sempre la posizione migliore. Ma è anche vero che per molti indicatori di esito perinatale i Paesi scandinavi mostrano situazioni più brillanti".
Il rapporto fotografa anche, per l'Italia, alcuni problemi relativi alla qualità e disponibilità dei dati necessari per il calcolo degli indicatori. "Per esempio - rileva la Cuttini - la mortalità materna è probabilmente sottostimata e, a seguito di alcune modifiche legislative di questi ultimi anni, dal 1998 l'Italia non è più in grado di produrre dati di mortalità neonatale e infantile per classe di peso alla nascita e per età gestazionale. Dati essenziali però - sottolinea - per il monitoraggio dei risultati delle cure intensive neonatali. Un problema per chi si occupa di salute dei neonati.
 

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