Somministrata dopo i 50 anni l'aspirina diventa un salva vita

Farmaci | Redazione DottNet | 04/12/2016 21:04

Potrebbero essere salvate 900.000 persone in 20 anni con risparmi per 692 miliardi. Ma l'aspirina riduce anche l'insorgenza del tumore alla prostata e l'ictus

La regolare somministrazione di aspirina potrebbe portare a benefici di notevole spessore, secondo diversi report avviati da ricercatori internazionali

Un nuovo studio americano ha calcolato che un uso più diffuso dell'aspirina tra gli ultracinquantenni salverebbe non solo vite umane, ma miliardi di dollari. Secondo David Agus, della University of Southern California, se gli americani anche solo con un lieve rischio superiore alla norma di eventi cardiovascolari prendessero una mini-aspirina al dì, nei prossimi 20 anni si salverebbero 900.000 vite. Il risparmio per la sanità pubblica sarebbe di 692 miliardi di dollari entro il 2036.

Ma l'utilizzo dell'aspirina per lunghi periodi di tempo potrebbe ridurre del 40% anche l'insorgenza del tumore della prostata. E la protezione sale addirittura al 60% se viene presa regolarmente per cinque anni, come emerge da uno studio condotto dalla Società Italiana di Medicina Generale (Simg) su 13.453 pazienti affetti da malattie cardio-vascolari.

 "Quello alla prostata è, infatti, il tumore più frequente tra la popolazione maschile del nostro Paese e quest'anno colpirà 35mila italiani. Grazie all'effetto protettivo dell'aspirina potremmo dimezzare il rischio di nuovi casi", sottolinea Claudio Cricelli presidente Simg. La ricerca, che dimostra anche l'efficacia nel ridurre del 30% i casi di carcinoma al colon retto, ha utilizzato i dati raccolti nel portale Health Search IMS Health Longitudinal Patient Database. L'aspirina, spiega Francesco Lapi, direttore della ricerca di Health Search, "è un farmaco antiaggregante e antiinfiammatorio, agisce inibendo alcune vie enzimatiche che favoriscono la proliferazione cellulare. Quindi riesce a bloccare la riproduzione incontrollata delle cellule che caratterizza le patologie oncologiche". I dati della ricerca italiana sono in linea con quelli di altre simili condotte all'estero, aggiunge Francesco Cognetti presidente della Fondazione 'Insieme contro il Cancro', e mostrano la necessità di "rafforzare l'alleanza tra medico di medicina generale e oncologo per incentivare la prevenzione dei tumori nel nostro Paese".

E non è tutto: l'acido acetilsalicilico, il principio attivo dell'aspirina, sarebbe utile per prevenire le recidive di ictus, secondo uno studio condotto da ricercatori dell'Università di Oxford e pubblicato sulla rivista Lancet. ''L'acido acetilsalicilico - scrivono i ricercatori - è raccomandato come strumento di prevenzione secondaria per i pazienti che hanno avuto un attacco ischemico transitorio (Tia) o ictus''.

I ricercatori hanno studiato gli effetti dell'acido acetilsalicilico sul rischio e la gravità dell'ictus ricorrente nel breve periodo, in diversi periodi di tempo (meno di 6 settimane, 6-12 settimane, e più di 12 settimane dopo). Il rischio di un ictus grave è infatti molto alto solo nei primi giorni successivi al Tia o un attacco ischemico minore.

Si è così visto che nelle sei settimane dopo l'ictus, l'acido acetilsalicilico ha ridotto del 60% il rischio di ictus ischemico ricorrente e del 70% il rischio di ictus ischemico fatale o disabilitante. L'effetto dell'acidoacetilsalicilico è dovuto in parte a una riduzione sostanziale della gravità dell'ictus, indipendentemente dalla dose, le caratteristiche del paziente o le cause.

Ulteriori riduzioni del rischio dell'ictus ischemico si sono registrate con la sola aspirina presa tra le 6 e 12 settimane dopo, mentre non sono stati evidenziati benefici dopo le 12 settimane. ''I nostri risultati - concludono gli autori - confermano che il trattamento farmacologico con l'acido acetilsalicilico riduce sostanzialmente il rischio di recidiva precoce di ictus dopo Tia e di ictus minore, identificando come intervento chiave''.

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