Dall'Espresso: Il seno vale una vita

Redazione DottNet | 23/01/2009 12:14

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Diminuisce la mortalità causata dal cancro al seno, in tutto l'Occidente. E questo grazie a campagne di informazione e tecniche diagnostiche che permettono di scoprire la massa tumorale in fase molto precoce. Perché è chiaro che prima si scova il killer, maggiori sono le probabilità di batterlo. Autopalpazione, ecografia, mammografia e, quando è il caso, risonanza sono le armi in nostro possesso. Armi salvavita, ma imperfette, che comportano rischi di esposizione eccessiva alle radiazioni e spesso non danno margini di sicurezza della diagnosi e per questo generano una catena di esami e talvolta terapie non necessari. Per questo, tutta l'attenzione dei ricercatori è puntata a migliorare le tecniche già in uso e a integrarle con altre che renderanno visibile il cancro sino dalle primissime fasi della formazione. Ecco come si disegna la diagnostica precoce del nuovo Millennio.

 

Mammografia Sebbene compia in questi giorni 95 anni, è ancora un'arma portentosa. Che ora diventa tridimensionale: è digitale e può essere elaborata da un computer che la interpreta e poi l'archivia. Secondo uno studio condotto dai radiologi del Bbn Technologies of Cambridge (Massachusetts) fatto su oltre mille esami, e presentato nel dicembre scorso all'ultimo congresso della Radiological Society of North America, la modalità digitale limita molto il ruolo dell'occhio umano nella lettura del test; per questo dimezza il numero di falsi positivi e riduce quello di falsi negativi del 40 per cento. Ma i dati più convincenti sono forse quelli derivanti da un grande studio condotto negli Stati Uniti, il Digital Mammographic Imaging Screening Trial, che ha confrontato gli esami digitali con quelli su lastra in oltre 42 mila donne sottoposte a entrambe, e sancito la superiorità dei primi sui secondi nelle giovani, che hanno un seno più denso. Secondo quanto riferito su 'Radiology', però, dopo i cinquant'anni le differenze tenderebbero a scomparire, e ai 65 la mammografia tradizionale sarebbe leggermente superiore a quella digitale.

Un'ulteriore evoluzione è rappresentata dalla Pem, o mammografia a emissione di positroni, molto specifica e ad alta definizione sviluppata per esaminare piccole porzioni di corpo come, appunto, una o due mammelle, che si sta rivelando molto utile soprattutto perché non risente della densità della mammella né dello stato ormonale della donna (ossia della presenza o meno della menopausa o dell'assunzione di terapie ormonali), fattori spesso limitanti nelle tecniche classiche, né è gravata da un alto numero di falsi positivi come accade per la risonanza magnetica.

Sempre all'ultimo congresso della Radiological Society of North America, gli esperti del Boca Raton Community Hospital in Florida hanno presentato i dati di oltre 200 donne esaminate con la Pem: la sensibilità è stata del 100 per cento nei seni a maggiore componente grassa, del 93 per cento in quelli densi, dell'85 per cento in quelli estremamente densi, del 90 per cento nelle donne in premenopausa e del 94 per cento in quelle già in menopausa. Altri due importanti vantaggi sono quelli sottolineati da Kathy Schilling, direttore del programma Pem: "L'esecuzione dell'esame è confortevole e non crea alcun problema alle donne che soffrono di claustrofobia, come accade invece con la risonanza. Inoltre fornisce dati semplici da interpretare e contenuti in 48 immagini (contro le 2 mila della risonanza), che possono essere messe a confronto e integrate con quelle della mammografia classica". Per ora la Pem è in studio solo nelle donne ad alto rischio, anche perché comporta l'impiego di sostanze radioattive.

Risonanza magnetica La lesione più piccola mai identificata (300 millesimi di millimetro) è stata scovata dalla nuova risonanza proposta dai radiologi dell'Università di Chicago in un articolo pubblicato su 'Physics in Medicine e Biology', sperimentata su animali. I ricercatori hanno usato un magnete potentissimo capace di fornire immagini nelle quali sia i tumori localizzati che quelli invasivi appaiono come punti nitidi, chiari su uno sfondo scuro, senza falsi positivi, e riesce a scovare lesioni il cui diametro varia dal millimetro ai 300 micron. Anche se si tratta di animali, secondo gli esperti le caratteristiche fisiche di questi tumori sono paragonabili a quelle dei tumori delle pazienti, soprattutto a quelli nelle fasi iniziali, ed è quindi probabile che si giunga a una versione adatta alla donna.

Camera a raggi gamma È uno strumento grazie al quale si può effettuare la cosiddetta Molecular Breast Imaging, cioè l'identificazione di lesioni più piccole, che spesso sfuggono alle mammografie. Il sistema si basa sull'assorbimento di un tracciante radioattivo, che viene captato più velocemente dalle cellule tumorali che da quelle sane, e si svolge effettuando una leggera compressione delle mammelle per una decina di minuti. Secondo dati presentati dai radiologi dello Washington University Medical Center sempre al congresso della società di radiologia e ottenuti su 150 pazienti, l'esame ha scoperto, in una donna su tre, piccoli tumori sfuggiti alla mammografia, rivelatisi maligni nel 36 per cento dei casi. Analoghi sono i risultati pubblicati su una delle principali riviste di radiologia, l''American Journal of Roentgenology', dai ricercatori della Mayo Clinic di Rochester, anche in questo caso su circa 150 donne che meritavano un approfondimento; la sensibilità è stata superiore al 90 per cento e ha permesso di svelare neoplasie piccolissime. "Probabilmente", ha commentato Rachel Brem, la radiologa di Washington, "la camera gamma non sostituirà la mammografia, ma può essere molto utile in tutti i casi dubbi, anche perché non analizza la morfologia del seno, ma si basa su dati metabolici".

Ecodoppler in 3D La tecnologia Doppler a ultrasuoni, dopo i successi nell'ambito cardiovascolare, potrebbe entrare a far parte della diagnostica oncologica, perché secondo uno studio pubblicato dagli esperti dell'Università del Michigan di Ann Arbor su 'Radiology' riesce a distinguere tra masse benigne e maligne grazie al diverso flusso di sangue nei due tipi di cellule. Come è noto, quelle tumorali stimolano la formazione di nuovi vasi e richiedono volumi di sangue superiori rispetto a quelle normali; su tali differenze si può basare un'analisi che, sulle 80 donne esaminate da Gerald LeCarpentier, capo del team di Ann Arbor, raggiunge una sensibilità del 100 per cento per i tumori maligni, e una specificità nell'identificazione delle lesioni benigne dell'86 per cento.

Imaging dinamica Questa tecnica si basa sullo stesso principio dell'EcoDoppler ed è già in uso in diversi centri e pure in Italia, anche se in attesa di convalide ufficiali e di sperimentazioni su grandi numeri. In pratica, il metodo sfrutta le proprietà ottiche di un raggio di luce per individuare la formazione di vasi sanguigni indotta dal tumore. In uno studio pubblicato sull''European Journal of Radiology' da un team internazionale del quale faceva parte anche Alberto Costa, coordinatore del Centro di senologia della Fondazione Maugeri di Pavia e del Centro di senologia del Canton Ticino di Lugano-Bellinzona (Svizzera), l'esame è stato effettuato su una cinquantina di donne poi sottoposte a una biopsia, e ha rivelato una specificità del 92 per cento, e una sensibilità del 74 per cento. Secondo gli autori, in attesa di studi più approfonditi il test, integrato con altri, quali per esempio l'ecografia, potrebbe essere molto utile, anche perché non risente né dell'età né dello stato ormonale della donna, né della densità o delle dimensioni del seno, né del tipo di lesione eventualmente presente.

Radar La nuova tecnica che sfrutta le onde radio potrebbe in futuro sostituire la mammografia, perché presenta molti vantaggi. Il dispositivo funziona come un radar, e in soli sei minuti (durante i quali la donna è sdraiata sulla pancia e appoggia le mammelle in speciali coppette di ceramica, senza alcuna pressione) fornisce una ricostruzione tridimensionale della struttura del seno, individuando le formazioni sospette. I bioingegneri dell'Università di Bristol guidati da Ian Craddock l'hanno già sperimentata su una sessantina di donne, con risultati definiti più che soddisfacenti in base al confronto con le mammografie classiche delle stesse pazienti, e ora stanno conducendo il primo studio 'in cieco', sottoponendo altre donne ai due test senza che il medico che analizza il risultato sappia da dove arrivano le immagini. Le ricerche hanno ricevuto imponenti finanziamenti pubblici.