Abusi su pazienti, medico ai domiciliari

Professione | Redazione DottNet | 22/12/2016 21:05

Era già a processo per lo stesso reato

"Fidati di me, ti farò bella". Amava dire questa frase il medico chirurgo di 63 anni di Parma finito agli arresti domiciliari per violenza sessuale. Palpeggiamenti nelle parti intime ma anche baci alle proprie pazienti erano diventati, a parere della Procura della Repubblica di Parma, un 'modus operandi' del libero professionista, specializzato in medicina bariatrica ed estetica. Nella clinica dove lavorava era conosciuto come 'il molestatore'. Tra il 2007 ed il 2016 sarebbero oltre venti i casi di abusi segnalati alla magistratura, episodi che si sarebbero ripetuti anche dopo una prima denuncia nei confronti dell'uomo, già sotto processo a Parma per lo stesso reato.

La prima a presentarsi dai Carabinieri fu una donna parmigiana di 54 anni che si era rivolta al professionista per problemi di obesità. Dopo di lei diversi altri casi e, appunto, un primo procedimento giudiziario iniziato lo scorso febbraio. A ottobre di quest'anno il 63enne ci sarebbe però 'ricascato' con una paziente di una clinica di Brescia dove si era trasferito dopo la sospensione da una struttura sanitaria emiliana. Un nuovo caso che ha convinto il pm di Parma Daniela Nunno a chiedere il provvedimento restrittivo, che ieri i carabinieri hanno eseguito arrestandolo. Ora è ai domiciliari nella sua abitazione. Le donne che hanno denunciato abusi sarebbero in tutto sette, fra di loro anche una minorenne. Tutte hanno dichiarato ai magistrati che il medico approfittava delle visite per costringerle a spogliarsi, anche quando non era necessario, e poi iniziava a toccarle nelle parti intime, a palpeggiarle (a mani nude) e pure a baciarle.

In alcuni casi avrebbe anche scattato delle fotografie. Nel reparto della struttura di Parma dove faceva interventi plastici ricostruttivi che seguivano solitamente importanti dimagrimenti il medico era chiamato 'il molestatore'. Alcune pazienti venivano molestate anche alla presenza della compagna di stanza. Senza pudore, l'indagato chiedeva alle donne se erano sposate, se avevano più in generale una relazione oppure da quanto tempo non avevano rapporti sessuali. Domande che non avevano alcuna pertinenza con il tipo di intervento a cui dovevano essere sottoposte. Per tutte poi la solita frase: "fidati di me, ti farò diventare finalmente bella".

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