Caso Maugeri, sei anni a Formigoni

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 30/12/2016 10:40

Confiscati 6,6 milioni di euro, assolto con formula piena il direttore generale della Sanità

Confiscati 6,6 milioni di euro, assolto con formula piena il direttore generale della Sanità

I suoi guai giudiziari sono cominciati circa vent'anni fa e solo ieri, dopo essere passato per assoluzioni e proscioglimenti, Roberto Formigoni è stato condannato a 6 anni di carcere per corruzione. Quando era al vertice della Lombardia l'uomo d'affari Pierangelo Daccò e l'ex assessore Antonio Simone, suoi coimputati, gli avrebbero pagato viaggi di lusso ai Caraibi, vacanze in barca, cene da gran gourmet. Lui avrebbe goduto benefit, tra cui anche un maxi sconto sull'acquisto di una villa in Sardegna, in cambio di delibere di Giunta con le quali, per anni, avrebbe garantito rimborsi extra per circa 200 milioni di euro alla Fondazione Maugeri e al San Raffaele.

E' quanto ha deciso ieri la decima sezione penale del Tribunale di Milano, presieduta da Gaetano la Rocca, al termine di un processo durato oltre due anni e nel quale gli imputati erano 10. "Ritengo ingiusta la sentenza - ha detto Formigoni - e la impugnerò, convinto che la mia piena innocenza sarà riconosciuta. Sono amareggiato ma sereno. Mai ho lasciato che interessi personali influissero sulle mie scelte di governo". I giudici oltre a Formigoni hanno condannato Daccò a 9 anni e 2 mesi di reclusione (che si aggiungono ai 9 anni che sta scontando in cella per il crac dell'ospedale), Simone a 8 anni e 8 mesi di carcere, Costantino Passerino, ex direttore amministrativo della ente con sede a Pavia a 7 anni, e Carlo Farina, imprenditore, a 3 anni e 4 mesi e 2 mila euro di multa.

Assolti, invece, con formula piena, l'ex direttore generale della sanità Carlo Lucchina, l'ex segretario generale del Pirellone Nicola Maria Sanese, l'ex dirigente regionale Alessandra Massei, l'ex moglie di Simone Carla Vites e Alberto Perego, amico storico dell'ex Presidente lombardo. Il collegio con la sua sentenza - per leggerla il giudice La Rocca ha impiegato una ventina di minuti - ha fatto però alcuni distinguo: ha ritenuto il 'Celeste' estraneo alla associazione per delinquere, reato contestato invece al terzetto Daccò-Simone-Passerino, i quali quindi avrebbero fatto parte di quel "gruppo criminale", come avevano spiegato durante la loro requisitoria i pm Laura Pedio e Antonio Pastore, che avrebbe messo a punto una attività "di corruzione sistemica" fino a raggiungere i vertici del Pirellone bypassando i dirigenti. Così l'interdizione dai pubblici uffici per Daccò e Simone è stata dichiarata in perpetuo, per Passerino per 6 anni e cinque mesi, per l'ex numero uno del Pirellone per 6 anni e per Farina per 5 anni. Il faccendiere, l'ex assessore e l'ex Governatore dovranno versare in solido a Regione Lombardia una provvisionale di 3 milioni di euro.

Ai principali condannati sono stati anche confiscati beni sequestrati durante l'inchiesta per un valore fino a quasi 70 milioni: al solo Formigoni oltre 6,6 milioni - questo sarebbe il prezzo della corruzione -, tra porzioni di immobili, compresa metà della villa di Arzachena, depositi su conti correnti, 3 auto non di grossa cilindrata e quadri. In aula dopo la lettura del dispositivo - avvenuta alla presenza anche del Procuratore della Repubblica Francesco Greco - i pm si sono abbracciati. Sanese è andato via stringendo la mano a tutti quelli che gli sono capitati a tiro non nascondendo di essere "contento", mentre Alessandra Massei si è emozionata al punto da avere le lacrime agli occhi. Domenico Aiello, legale di Regione Lombardia ha spiegato che "l'impianto accusatorio in linea di massima ha retto e l'assoluzione degli 'interni' al Pirellone ridà stabilità a chi crede in questo lavoro". Non così per gli avvocati Gabriele Vitiello e Matteo De Luca, difensori di Dacco' (il quale ha ascoltato senza proferire parola): per loro il verdetto "stravolge la verità. Attendiamo ovviamente di leggerne le motivazioni per poi impugnare".

Anche la difesa di Formigoni, rappresentata da Mario Brusa e Luigi Stortoni, non condivide la sentenza: "presenteremo ricorso in appello dopo aver letto le motivazioni - ha detto Stortoni -. Ci preme sottolineare che è caduta l'accusa di associazione per delinquere sulla quale poggiava l'impianto accusatorio, cosa che rivela un certo carattere di montatura". Inoltre l'assoluzione dei funzionari della Regione "dimostra che le attività erano svolte in maniera legale e che la sanità lombarda era gestita correttamente". Entro 90 giorni le motivazioni, poi l'appello.

"Ritengo ingiusta la sentenza e la impugnerò, convinto che la mia piena innocenza sarà alfine riconosciuta". Inizia così la dichiarazione che Roberto Formigoni ha diffuso quattro ore dopo essere stato condannato a 6 anni per corruzione, con contestuale interdizione dai pubblici uffici, dal Tribunale di Milano. L'ex presidente della Regione Lombardia si è detto "ovviamente amareggiato ma sereno" e conta di provare la sua innocenza in secondo grado: "Mai ho lasciato che interessi personali influissero sulle scelte di governo della cosa pubblica". Nelle parole di Formigoni, dal 2013 senatore di Ncd-Area Popolare e presidente della commissione Agricoltura, emergono le due convinzioni sui cui si baseranno le prossime mosse sul piano giudiziario.

Da una parte, ha scritto, "i risultati ottenuti dalla Regione Lombardia in diversi campi, e in particolare nella sanità, durante i miei anni, sono sotto gli occhi di tutti i cittadini e dei moltissimi che da altre Regioni vengono a farsi curare". Dall'altra, "la sentenza ha fatto cadere l'accusa più grave che costituiva lo scheletro e la sostanza dell'intero impianto accusatorio, e cioè l'associazione a delinquere". Se sono stati "assolti tutti i dirigenti della Regione Lombardia", ragiona Formigoni, di fatto "è stata riconosciuta la piena correttezza e legittimità di tutti gli atti regionali". E' la posizione delineata dai suoi legali: "L'assoluzione dei funzionari della Regione dimostra che le attività erano svolte in maniera legale e che la sanità lombarda era gestita correttamente - ha dichiarato il suo legale, Luigi Stortoni - . Questo conferma che i cosiddetti benefits non erano corruzione ma cortesie: andremo davanti alla Corte d'Appello e sono convinto che un clima rasserenato dal tempo consentirà di valutare la realtà dei fatti".

Poche però le manifestazioni pubbliche di solidarietà. Telegrafico l'attuale governatore, Roberto Maroni: "Ne prendo atto e punto". "La condanna conferma quanto abbiamo denunciato in questi anni" ha dichiarato il segretario del Pd lombardo, Alessandro Alfieri, mentre M5S ha chiesto le dimissioni da presidente della Commissione del Senato: "Formigoni faceva la bella vita a spese dei malati" ha detto la capogruppo regionale, Iolanda Nanni. Dai compagni di partito, invece una difesa corale: "Sono certo - ha dichiarato il capogruppo di Ap alla Camera, Maurizio Lupi - che nei successivi gradi di giudizio la sua estraneità ai fatti verrà acclarata". E il presidente del Consiglio regionale, Raffaele Cattaneo, ha commentato: "Una condanna così severa, 6 anni, mi sorprende e mi sembra eccessiva. Io ho lavorato moltissimi anni con Roberto Formigoni e ho conosciuto un galantuomo e una persona che si è spesa moltissimo nell'interesse dei lombardi per esercitare al meglio il compito che stava svolgendo".

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