L'Asl deve pagare gli interessi sulle prestazioni della farmacia

Farmacia | Redazione DottNet | 06/01/2017 17:19

Lo chiarisce una sentenza della Cassazione (27014/2016)

Se paga in ritardo le prestazioni erogate dalla farmacia in regime di assistenza farmaceutica convenzionata, l’Asl è comunque tenuta a corrispondere i relativi interessi, fatta ovviamente salva la condizione che la stessa farmacia abbia “spedito” la distinta contabile delle ricette entro i termini previsti.
A chiarirlo è una sentenza della Corte di Cassazione, la n. 27014/2016, come riporta il Sole24ore.  La Corte, scrive la testata specializzata si è pronunciata su una sentenza della Corte d’Appello di Bari, che di fatto aveva escluso la corresponsione da parte della struttura pubblica delle maggiori somme dovute a titolo di interesse e in particolare su quegli “interessi maturati sulle somme tardivamente pagate dal dì della scadenza convenzionale al dì dell’effettivo pagamento”.

Contro la decisione hanno presentato ricorso per Cassazione gli eredi del farmacista, nel frattempo venuto a mancare, ribadendo la legittimità della loro pretesa. Che i Supremi giudici hanno accolto, dando loro ragione.
È stato evidenziato, infatti, che la previsione ex lege della data entro la quale uno dei contraenti è tenuto ad adempiere alla propria prestazione e il carattere pecuniario della relativa obbligazione valgono a costituire automaticamente in mora il convenuto. Nella sentenza “si legge espressamente che deve essere rispolverato l’antico brocardo latino secondo cui dies interpellat pro homine” scrive Sanità24. “Il debitore, cioè, è costituito in mora per la semplice presenza di un termine, così l’obbligo di corrispondere gli interessi compensativi sfugge al meccanismo previsto dall’articolo 1219 del codice civile relativo alla costituzione in mora”.

A supporto della sentenza, i I Supremi giudici hanno poi evidenziato “come il de cuius avesse provato con documentazione ad hoc la circostanza di aver spedito all’Asl le ricette con il prospetto contabile riepilogativo relativamente al periodo marzo 1992-settembre 1992 e che la convenuta azienda sanitaria avesse effettuato i pagamenti con ritardi e più precisamente tra il luglio 1992 e il febbraio 1993″.

I tempi lunghi nell’adempimento erano peraltro immediatamente e direttamente imputabili all’Ausl, atteso che la convenuta non era riuscita a dimostrare che l’inadempimento stesso fosse stato determinato da impossibilità della prestazione derivante da causa a essa non imputabile ex articolo 1228 del codice civile (“Responsabilità per fatto degli ausiliari”).
“L’errore grossolano commesso dall’azienda sanitaria” scrive ancora Sanità24  riferendo sulla pronuncia dei Supremi giudici “è stato quello di essersi limitata a negare di essere tenuta al pagamento del debito, anziché contestarne la relativa esistenza mediante la predisposizione di apposito appello incidentale (sul punto si veda anche la sentenza delle Sezioni unite civili n. 7700/2016)”.


fonte: sole24ore

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