Dall'alimentazione della prima infanzia le basi dell'adulto che verrà

Pediatria | Redazione DottNet | 10/01/2017 11:06

Villani (Sip), è il pediatra che deve consigliare i genitori sul cibo

"L'alimentazione è una scienza. E' importante che sia ben praticata. Perché quello che diventiamo da adulti è fortemente condizionato da ciò che mangiamo nei primi tre anni di vita". A sottolinearlo è Alberto Villani, presidente della Società Italiana di Pediatria, che aggiunge: "il bambino non può essere considerato come un 'piccolo adulto', ma ha le sue specificità. Per questo, ad occuparsi della sua alimentazione, non può essere la nonna o la baby sitter. Deve essere il pediatra, che più di altri ha le competenze giuste".

Alimentando un bimbo, specifica Villani, che è anche responsabile di Pediatria dell'ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, "si possano commettere errori, anche in buona fede. Uno ad esempio è che in Italia si fa uso troppo precoce del latte vaccino". Comportamento frequente quanto sbagliato perché, "in particolare se preso sotto l'anno di età, può indurre un stato di anemia perché può creare delle microemorragie a livello intestinale". Un'altra carenza spesso riscontrata è quella di vitamina D, "perché i bimbi stanno troppo al chiuso e sono poco esposti alla luce del sole". Per compensare queste possibili carenze le linee di indirizzo messe a punto dal Ministero della Salute sottolineano che "per l'uso come componente lattea della dieta sono disponibili i cosiddetti 'latti di crescita', proposti per bambini da 1 a 3 anni" che contengono "acidi grassi essenziali, acidi grassi polinsaturi a lunga catena, ferro, iodio e vitamina D". Sono inoltre meno ricchi di proteine rispetto al latte di mucca. "Il giusto apporto di proteine - spiega Villani - è necessario per la normale crescita dei bambini, ma negli anni si è visto che l'apporto proteico nella prima infanzia deve esser ben calibrato per ridurre il rischio di obesità in età adulta, problema che rappresenta una vera e propria epidemia a livello globale".

Risale al 1995, e fu pubblicato su International Journal of Obesity, il primo studio che ha riscontrato una correlazione fra l'eccesso di consumo proteico all'età di 2 anni e un alto indice di massa corporea all'età di 8 anni. Da allora l'associazione è stata confermata in più trial e questo ha portato a ridurre le stime di fabbisogno proteico. Secondo la revisione del 2014 dei "Livelli di Assunzione di Riferimento ed Energia per la popolazione" l'apporto energetico complessivo, tra 1 e 3 anni, dovrebbe esser costituito per 50% dai carboidrati, per 40% dai grassi e solo per il 10% da proteine: quantità invece facilmente superata.

 

 

fonte: ansa

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