L'obesità potrebbe partire da un virus

Medicina Generale | Redazione DottNet | 26/01/2009 20:09

Un virus simile a quello del raffreddore potrebbe essere tra le cause dell'obesità. E' l'ipotesi al quale sta lavorando da qualche anno, e con sempre maggior fondamento, il biochimico e nutrizionista Nikhil Dhurandhar, che lavora negli Stati Uniti, in Louisiana, presso il Centro di ricerca biomedica Pennington. ''Un'ipotesi interessante e da considerare con attenzione'', rileva uno dei massimi esperti di obesità Saverio Cinti, dell'università Politecnica delle Marche.

''Tuttavia - aggiunge - le ipotesi principali sulle cause dell'obesità continuano ad essere legate alla scorretta alimentazione e allo scarso esercizio fisico''. I primi sospetti sul ruolo di un virus tra le cause dell' obesità risalgono alla fine degli anni '90. Da allora diversi gruppi di ricerca nel mondo si sono messi su questa traccia, fino a individuare sette diversi virus potenzialmente legati all'obesità negli animali: prima nei polli e poi nei mammiferi, dai topi fino alle scimmie. ''Noi abbiamo riportato il primo virus umano di questo tipo'', osserva Dhurandhar. ''Si tratta di un adenovirus del tipo 36 (Ad 36), che causa adiposità in polli, roditori e primati non umani e mostra l'associazione con l'obesità umana. I nostri dati in vivo e in vitro mostrano che l'Ad-36 aumenta l'adiposità'' e che agisce inoltre sul livello dei lipidi, accresce la sensibilità all'insulina e aumenta il differenziamento dei precursori delle cellule adipose (adipociti). L'attenzione dei ricercatori si sta concentrando adesso su alcuni geni che controllano il differenziamento degli adipociti e sui quali sembra agire il virus Ad 36. ''Il nostro obiettivo a lungo termine - rileva ancora il ricercatore - è scoprire come trattare o prevenire l'adiposità indotta dal virus Ad 36''. Una via che secondo Cinti vale la pena di percorrere. Dagli studi pubblicati finora emerge che l'Adenovirus 36 agisce stimolando l'accumulo dei lipidi nelle cellule adipose. ''In questo modo - aggiunge l'esperto - stimola l'espansione del tessuto adiposo perchè quando ci sono molti lipidi da accumulare le cellule chiamano a raccolta le loro simili''. L'ipotesi è buona e utile ma, ''anche alla luce dei dati epidemiologici che indicano il chiaro legame con alimentazione ed esercizio fisico, il virus potrebbe essere soltanto una concausa dell'obesità''. Secondo Cinti una via particolarmente interessante è quella che mette in relazione l'adenovirus 36 con la sensibilità all'insulina. I dati relativi, per il momento osservati nei topi e recentemente pubblicati da Dhurandhar nella rivista internazionale Diabetes, mostrano che gli effetti sulla sensibilità all'insulina sono confrontabili con quelli di una famiglia di farmaci anti-diabete, i tiazolinedioni. ''Sulla base di dati come questi - conclude Cinti - l'adenovirus potrebbe diventare un possibile bersaglio per futuri farmaci contro il diabete. Ma anche questa al momento è solo un'ipotesi tutta da dimostrare''.

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