Aiop, nel 2016 tre famiglie su 10 hanno tagliato le cure

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 12/01/2017 19:00

Dal 2009 al 2015 +21,9% intramoenia, +40,6% i ticket per le prestazioni

Nel 2016 tre famiglie su 10 hanno ritardato o rinunciato alle cure. E' quanto emerge dal 14/mo Rapporto annuale "Ospedali & Salute 2016" (clicca qui per scaricare il documento completo), presentato a Roma dall'Associazione Italiana Ospedalità Privata (Aiop). Dall'indagine condotta quest'anno sui care-giver emerge come il 16,2% delle famiglie italiane ha infatti rimandato una o più prestazioni nel 2016 (fenomeno che ha coinvolto tra 4 e 8 milioni di persone) e che il 10,9% delle famiglie ha invece rinunciato a curarsi, (con 2,7-5,4 milioni di persone interessate).

La causa è presto detta. Dal 2009 al 2015 sono aumentati infatti i costi a carico dei cittadini, con le visite intramoenia a pagamento presso gli Ospedali pubblici cresciute del 21,9%, i ticket per le prestazioni aumentati del 40,6% e i ticket per i farmaci del 76,7%. Tutto ciò, sottolinea il rapporto, "ha spinto i pazienti a rimandare o a rinunciare alle cure, a cercare soluzioni alternative presso le strutture private, accreditate e non; a ricorrere a strutture ospedaliere presenti in altre regioni rispetto a quella di residenza". "La rinuncia alle cure - commenta Gabriele Pelissero, presidente Aiop - alimenta le preoccupazioni sul possibile peggioramento nel medio periodo dello stato di salute della popolazione, comportando in futuro ripercussioni negative anche sui costi".

Esiste poi una deflazione derivante dall’inefficienza della “macchina” ospedaliera pubblica, in quanto quest’ultima non riesce a “liberare” risorsecome potrebbe, qualora fosse in grado di rivedere in maniera significativa le proprie attuali modalità organizzative e gestionali. Il che permetterebbe di investire le risorse così recuperate sul miglioramento delle strutture, delle attrezzature e dei servizi per gli utenti.
 
Ma non basta. Secondo Aiop l’ospedalità privata è anche penalizzata da un fenomeno di “Sovraricavi”, riferiti a quelle attività cosiddette a “funzione” remunerate a parte agli ospedali pubblici per servizi extra rispetto a quelli remunerati a Drg. Secondo il Rapporto dietro questi “sovraricavi” si celano in realtà  forme di riconoscimento talvolta troppo ampie di ricavi “impropri” che, come tali, contribuirebbero inevitabilmente al ripianamento implicito delle perdite.
 
In sostanza un modo per ripianare i deficit delle strutture pubbliche. E non stiamo parlando di briciole: si tratterebbe infatti di una cifra compresa tra 1,4 e 1,7 miliardi di euro per le 84 Aziende Ospedaliere, a cui aggiungere tra 1,2 e 1,5 miliardi di euro per i 360 Ospedali a gestione diretta. Ci troveremmo dunque davanti ad un valore complessivo compreso tra i 2,6 e i 3,2 miliardi di euro che sfugge a un’analisi reale dei costi del pubblico rispetto al privato.
 
A tutto questo si aggiunge poi la difficoltà dell’ospedalità pubblica nel fare effettiva ristrutturazione e riorganizzazione secondo una logica di maggiore efficienza che alimenta a sua volta una deflazione dovuta al trasferimento di oneri economici e normativi sui soggetti di offerta dei servizi ospedalieri privati accreditati nel loro complesso.
 
E lo dimostra il fatto che la spesa ospedaliera riconosciuta al privato accreditato nel suo complesso si contrae tra il 2010 e il 2014, a prezzi costanti , nella misura del -9,4%, contro una diminuzione pari a meno della metà per le strutture ospedaliere pubbliche (- 4,1%).
 
Non è vero che il privato si occupa solo di piccole cose. L’Aiop poi respinge decisamente l’accusa di un basso livello di complessità nelle prestazioni fornite dalle strutture accreditate. In realtà, secondo i dati forniti nel Rapporto, l’incidenza delle prestazioni di alta complessità che fanno capo agli Ospedali privati accreditati è pari, in media nazionale, al 17,5% contro il 13,9% degli ospedali pubblici, e tale differenza in favore dei primi si ripete in tutte le circoscrizioni geografiche e per quasi tutte le Regioni.
 
Ed esiste ancora una deflazione da razionamento di fatto dei servizi offerti nell’ambito dell’ospedalità pubblica. Secondo Aiop l’origine del fenomeno ha a che fare con l’impatto dei provvedimenti di spending review, che per le strutture pubbliche hanno evidenziato la difficoltà di rispondere sul piano dell’efficientamento profondo del proprio modo di operare, anche per le ben note rigidità che presenta il sistema pubblico.
 
Ma il risultato è stato inevitabilmente quello di una riduzione e di un progressivo peggioramento dei servizi rivolti ai pazienti:
− nel periodo 2009-2014 si riduce il numero dei posti letto (-9,2%), il numero di ricoveri (-18,3%) e delle giornate di degenza (-14,0%), si registra una progressiva riduzione del personale (-9,0% tra il 2010 e il 2013);
− aumentano in parallelo per gli oneri per gli utenti, visto che nel periodo 2009-2015 i ticket per le prestazioni crescono del 40,6%, quelle per le visite intramoenia a pagamento presso gli Ospedali pubblici del 21,9% e quelli dei ticket per i farmaci del 76,7%; mentre per le addizionali Irpef crescono con costanza (almeno fino al 2015) raggiungendo, salvo un paio di Regioni, incrementi tra il 23,6% e il 124,0%.
 
E infine Aiop ricorda anche come i Piani di Rientro abbiano spesso peggiorato la deflazione da razionamento in quanto, applicando una logica essenzialmente di tipo economico-finanziario (con l’obiettivo esplicito di ridurre i costi), hanno finito col ridurre (ma non col tutelare abbastanza) quantità e qualità dei servizi.
 
Il risultato è che il 16,2% delle famiglie italiane ha rimandato una o più prestazioni nel 2016 (fenomeno che ha coinvolto tra 4 e 8 milioni di persone) e che il 10,9% delle famiglie ha invece rinunciato, sempre nell’anno 2016 (con 2,7-5,4 milioni di persone interessate): il tutto con una differenziazione – come è ovvio – tra disagi gravi e disagi leggeri.
 
Se poi si considerano le famiglie che hanno rimandato e/o rinunciato a una o più prestazioni nel 2015 e nel 2014, si vede come tale processo di accumulo interessi rispettivamente il 41,6% delle famiglie per quanto riguarda il 2015 (pari a 1,1-2,2 milioni di persone) e il 40,2% per il 2014 (pari ancora a 1,1-2,2 milioni di persone).
 
Bisogna dunque prendere atto che il sentiero si sta facendo stretto – sottolinea il Rapporto - in quanto non si può ragionevolmente ritenere di mantenere un modello basato su un processo di tipo deflattivo che negli anni finisce inevitabilmente per ipotecare il principio universalistico e solidale che, almeno formalmente, si ribadisce essere alla base del nostro Sistema Sanitario Nazionale.
 
Serve una manutenzione straordinaria del Ssn. Diventa perciò necessario procedere ad una “manutenzione straordinaria” e far crescere l’abilità delle strutture di “fare di più e meglio con meno”, riuscendo così a liberare risorse oggi bloccate dalla difficoltà di procedere ad una ristrutturazione e riorganizzazione sostanziale delle strutture pubbliche.
 
E in questo – ricorda l’Aiop - una maggiore trasparenza dei bilanci aiuterebbe a misurare, anno per anno, gli impegni di revisione gestionale effettivamente messi in atto, potendo così meglio confrontare il livello di efficienza delle diverse strutture all’interno del pubblico e tra strutture pubbliche e private accreditate.
 
“Dopo anni di tagli e contrazione della crescita dell’intero sistema sanitario, quest’anno per la prima volta abbiamo intravisto qualche segnale di inversione di tendenza – ha dichiarato Gabriele Pelissero, presidente Aiop – ma ci sono ancora macigni ingombranti da eliminare, quali ad esempio il tentativo di limitare fortemente la mobilità interregionale e di conseguenza il diritto del paziente di scegliere liberamente il luogo di cura. Sarà necessario intraprendere un percorso evolutivo che conduca verso forme di Neo-Welfare, in cui far convergere le responsabilità e le risorse del pubblico con a fianco le responsabilità e risorse dei cittadini, delle aziende, del mondo della rappresentanza degli interessi e di quello del Terzo settore. Tutto questo, allo scopo di ridisegnare un sistema di protezione e promozione della salute che rispetti il principio universalistico e solidale, ma che sia anche compatibile con le condizioni che viviamo oggi e che vivremo domani”.
 
Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, in un messaggio inviato all’Aiop ha sottolineato come “da una corretta interazione tra settore pubblico e quello privato in sanità, possa derivare una risposta più completa ed omogenea ai bisogni di salute della nostra collettività”. “L’ospedalità privata – scrive il ministro – è inserita in un contesto di regole e norme ben definito e opera in modo responsabile e integrato e sinergico con le strutture pubbliche, in modo che la centro della propria attività vi sia sempre la tutela delle persone malate, in attuazione del dovere di solidarietà sociale richiesto dalla nostra Costituzione”.
 
Per Emilia De Biasi, presidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato il tema di interesse vero è come possiamo rendere sostenibile il Ssn. “Quello che dobbiamo capire – ha affermato – è che non possiamo guardare il nostro paese con lo specchietto retrovisore, gli scenari sono cambiati è cambiata la domanda di salute e la sicurezza di poter dare prestazioni di qualità. Siamo ad un livello limite e qualcosa va cambiato, serve una manutenzione straordinaria se vogliamo mantenere salde le caratteristiche del nostro Ssn universalità e solidarismo. Le leggi stanno in piedi se si modifica l’organizzazione e il modo di lavorare del pubblico nel quale la sanità convenzionata accreditata fa parte”.
 
La presidente ha poi toccato il tema, auspicato dall’Aiop per cambiare la norma della legge sulla spending review che tagliava progressivamente i fondi riservati alle strutture private accreditate dal 2012 in poi. Un blocco che impedisce al pubblico di attivare o utilizzare servizi con il privato accreditato. “Credo che vada cambiato con un reciproco vantaggio, vedremo quale strumento legislativo utilizzare”.

 

rapporto Aiop

 

fonte: aiop, ansa, QS

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