Legge 40, è polemica politica

Medicina Generale | Redazione DottNet | 01/08/2008 10:19

A pochi giorni dall'arrivo del nuovo governo spunta il decreto del Ministro della Salute Livia Turco (vedere servizi in legislazione sanitaria) che aggiorna le linee guida sulla fecondazione assistita. L'atto, a lungo atteso dalle associazioni, introduce poche novità ma sufficienti a scatenare le reazioni politiche, in particolare del mondo cattolico.

E il dibattito si accende anche per la scelta di emanare il provvedimento proprio a fine mandato, tanto da essere definito dal deputato del Pdl, Domenico Di Virgilio, un vero e proprio ''sgarbo politico''. Le stesse norme trovano invece apprezzamento da parte delle associazioni di pazienti che auspicano addirittura una modifica alla legge 40 anche su altri punti chiave. Nel provvedimento appena varato si abolisce il divieto alla diagnosi preimpianto degli embrioni e si ammette il ricorso alle tecniche per i portatori di malattie infettive come l'Hiv e l'epatite. ''Abbiamo dato una risposta - ha detto Turco - a quanti, operatori e cittadini, richiedevano chiarezza sulla possibilità di effettuare diagnosi preimpianto, chiarendo che le linee guida, in quanto tali, non possono prevedere divieti che non siano già contemplati nella legge stessa''. Resterà il divieto a qualsiasi diagnosi a fini eugenetici così come previsto dall'articolo 13 della legge 40. A sostenere la linea scelta dal ministro Turco c'erano alcune sentenze, come l'ultima del Tar del Lazio che annullava per eccesso di potere proprio alcune parti delle vecchie linee guida che limitano, appunto, le indagini sullo stato di salute dell'embrione a quelle di tipo osservazionale. E' anche atteso un pronunciamento da parte della Corte Costituzionale sulla stessa legge. Le associazioni di pazienti hanno accolto con soddisfazione la notizia. ''Il nuovo testo è in linea con le sentenze dei Tribunali Civili e del Tar Lazio'', osservano congiuntamente Filomena Gallo, presidente di Amica Cicogna onlus Monica Soldano, presidente di Madre Provetta Onlus Laura Pisano, presidente de L'Altra Cicogna Onlus Federica Casadei, presidente di Cerco un bimbo Patrizia Battistini. ''Noi tutti, però, auspichiamo la riapertura di un dibattito parlamentare - concludono le associazioni - responsabile e sereno sulle questioni più rilevanti della legge 40 nel rispetto della tutela della salute della donna e del nascituro''. Le novità introdotte ''di fatto stravolgono lo spirito e la lettera della stessa legge, contrastano l'intento terapeutico che la legge tentava faticosamente di conservare, e introducono una chiara impronta eugenetica'', ha invece commentato Adriano Pessina, direttore del centro di ateneo di Bioetica dell'università Cattolica. ''Un fatto grave'' che può aprire la strada ad ''una pericolosa e inaccettabile deriva eugenetica nella applicazione della legge 40'' sulla procreazione assistita, ha poi aggiunto don Roberto Colombo, direttore del Dipartimento di genetica umana alla Cattolica di Milano, e esponente di primo piano della Chiesa italiana in materia di biotecnologie. Le nuove linee guida sulla procreazione medicalmente assistita ''rappresentano una buona notizia per i medici che lavorano negli ospedali pubblici, che potranno effettuare la diagnosi preimpianto e la fecondazione assistita, quando il futuro padre sia portatore di malattie virali sessualmente trasmissibili'', sostiene invece Massimo Cozza, segretario nazionale della Fp Cgil medici. La nuove linee guida consentiranno al medico ''di poter rispondere con una maggiore etica scientifica alle richieste delle coppie - continua Cozza - anche se rimangono diversi vulnus, a partire dall'obbligo di fertilizzare tre ovociti''.

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