Piano vaccini: Mmg e farmacie contro le Regioni

Infettivologia | Redazione DottNet | 30/01/2017 13:24

Il territorio va coinvolto. Federfarma solidale con i medici di famiglia

Medici di famiglia e farmacie sulle barricate per i programmi delle Regioni che mirerebbero a escludere le Cure primarie dall’applicazione del Piano nazionale vaccini 2017-2019. Il condizionale è dovuto perché si tratta di anticipazioni fornite dalla stampa su proposte che gli assessori alla Salute avrebbero formulato al Ministero nell’incontro di mercoledì, già al centro di correzioni e smentite a proposito di un eventuale intervento legislativo per l’obbligo vaccinale. Tra le proposte, in ogni caso, ci sarebbe quella di «potenziare i servizi vaccinali delle Asl, assumendo operatori sanitari dedicati e formati, e di adeguare le strutture», ossia «ambulatori e sale d’attesa». E’ invece «intempestivo e prematuro», proseguirebbe il documento, «pensare a un coinvolgimento diretto dei medici di mg e dei pediatri di libera scelta», perché ne deriverebbero impegni organizzativi (chiamate, registrazione, sorveglianza, mantenimento della catena del freddo, gestione delle reazioni avverse) «che non paiono immediatamente realizzabili». Inoltre, le regole contrattuali vigenti renderebbero «la partecipazione dei medici più onerosa rispetto al potenziamento dei servizi vaccinali».

Le valutazioni regionali non sono ovviamente piaciute alla Fimmg: «Così» ha commentato il segretario generale, Silvestro Scotti (foto) «non si fa altro che perpetuare un fallimentare modello organizzativo di prevenzione vaccinale che, visto il mancato raggiungimento delle coperture vaccinali, ha fatto ottenere all'Italia il richiamo dell'Oms». Escludere i medici di mg dalle campagne vaccinali, piuttosto, significa «allontanare il cittadino dall'offerta vaccinale, perché questo determinerà scarsa informazione ai pazienti sulle scelte fatte dalle Asl, sulle tipologie di vaccini, sulle caratteristiche della campagna vaccinale, oltre che la perdita della possibilità, fondamentale per i grandi anziani e i pazienti più fragili, di ricevere la vaccinazione al proprio domicilio: Quante giornate di lavoro dovranno perdere i figli per portare i propri genitori in ambulatori lontani chilometri?». Insostenibili, prosegue poi Scotti, i rilievi sulle inadeguatezze organizzative imputate alla mg: è paradossale, osserva, che i medici «più capillarmente informatizzati e più coinvolti nei progetti per fascicolo sanitario o patient summary siano poi quelle che avrebbero problemi di "registrazione del dato"». E ancora: si continua a parlare di medicina d’iniziativa, «ma poi sui tavoli della prevenzione vaccinale diventiamo quelli con maggiori problemi nella chiamata attiva dei pazienti?».

Anche Federfarma concorda con i medici
: «Il territorio» osserva la presidente del sindacato titolari, Annarosa Racca «è perfettamente attrezzato per contribuire in prima persona alle campagne vaccinali. In particolare, alcune esperienze regionali hanno dimostrato che la sinergia farmacie-mmg può contribuire significativamente al miglioramento delle coperture vaccinali: le farmacie possono farsi carico della distribuzione dei vaccini ai medici di famiglia e i medici di famiglia della somministrazione ai pazienti, in ambulatorio o a domicilio. Offrire un servizio di prossimità che eviti disagi o perdite di tempo agli assistiti è la chiave per incrementare le adesioni alle campagne vaccinali e riportare il nostro Paese in linea con le medie internazionali».

 

 

fonte: fimmg, federfarma, filodiretto

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