La banca dati del Dna è ormai una necessità

Redazione DottNet | 27/01/2009 19:08

Accelerare i tempi perchè la banca dati del Dna diventi una realtà in Italia: giuristi, genetisti e tecnici la considerano ormai una necessità, così come il garante della privacy, Francesco Pizzetti, che invita ad affrontare questo tema con equilibrio.

 ''Ben venga una legge che disciplini la banca e che rimedi al vuoto in materia di prelievo coattivo dei campioni biologici'', ha detto Pizzetti nel convegno sulla banca dati del Dna organizzato a Roma da Comitato Nazionale per Biotecnologie e Biosicurezza, Centro di ricerca interdipartimentale Eclsc dell'università di Pavia e Policlinico San Matteo di Pavia. Il disegno di legge che prevede l'istituzione della banca del Dna, approvato in dicembre dal Senato, sta per approdare alla Camera. Il provvedimento, in preparazione dal 2004, ha spesso sollevato paure, ma ''si tratta di bilanciare le esigenze di sicurezza con la tutela della libertà individuale'', ha osservato Amedeo Santosuosso, giudice presso la Corte d'Appello di Milano e presidente del centro Eclsc. Molto lavoro, secondo il presidente del Comitato per la Biosicurezza, Leonardo Santi, si dovrà fare sulla regolamentazione: in collaborazione con il garante per la Privacy per i dati personali e con il Comitato per gli aspetti tecnici. In ogni caso, ha detto il dirigente della Direzione centrale anticrimine della Polizia scientifica, Aldo Spinella, per l'Italia è l'occasione di aderire al trattato di Prum, sul coordinamento europeo in materia di indagini giudiziarie, ma soprattutto per adeguarsi a una realtà che da tempo esiste in Europa: la Gran Bretagna ha aperto la strada nel 1995, seguita da quasi tutti gli altri Paesi europei. L'Italia è fuori con Polonia, Portogallo e Grecia. Per Giuseppe Capoccia, del ministero della Giustizia, una delle fasi più delicate sarà quella di avvio, che prevede la creazione del laboratorio nel quale conservare e analizzare i campioni biologici (presso il ministero della Giustizia) e la banca vera e propria nella quale sono conservati i profili genetici, gestita dal ministero dell'Interno. Una separazione considerata forse eccessiva da genetisti e biologi, ma per tutti la priorità è varare la banca in tempi rapidi ''abbiamo molte capacità tecniche, prendiamone atto'', ha detto il direttore scientifico del San Matteo di Pavia, Carlo Alberto Redi. Dello stesso parere il genetista Giuseppe Novelli, dell'università di Roma Tor Vergata, per il quale non sono da temere nemmeno i tempi di conservazione (da 20 a 40 anni) dei campioni biologici previsti dal disegno di legge: conservare i campioni permetterà di analizzarli nuovamente in futuro, se e quando sarà necessario, con tecniche sempre più avanzate.

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