L’efficacia dell’adalimumab nella malattia di Crohn

Gastroenterologia | Medical Information Dottnet | 03/02/2017 11:19

Lo studio prospettico CREOLE definisce i fattori predittivi di successo del trattamento con l’adalimumab.

La malattia di Crohn (Crohn’s disease, CD) è una malattia infiammatoria intestinale che in primo luogo riguarda l’ileo terminale ed il colon. Al momento dell’esordio, l’81% dei pazienti presenta lesioni infiammatorie, che diventano in seguito penetranti o stenosanti.

La terapia medica mira a trattare l’infiammazione ma spesso è necessario intervenire chirurgicamente o endoscopicamente per ridurre l’ostruzione del piccolo intestino. Agenti anti-TNF, come l’infliximab e l’adalimumab sono farmaci efficaci per indurre e mantenere la remissione in pazienti con CD ma sono disponibili dati controversi circa la loro efficacia in pazienti con CD stenosante. Potrebbe quindi essere utile disporre di marker predittivi di efficacia degli anti-TNF in tale gruppo di pazienti. L’enterografia mediante risonanza magnetica (MRE) è utile a diagnosticare e definire l’impatto funzionale di una ostruzione intestinale, soprattutto se riguarda il piccolo intestino con buona sensibilità e alta specificità. La MRE può anche essere utilizzata  per valutare il grado di infiammazione e monitorare la risposta alla terapia farmacologica.

Lo scopo dello studio è stato quello di valutare il rate di successo del trattamento con adalimumab nei pazienti con CD e stenosi intestinale sintomatica (symptomatic small bowel stricture, SSBS)  e di identificare i fattori predittivi di successo.

A tale scopo, è stato condotto uno studio di coorte osservazionale in pazienti con CD e SSBS. I soggetti arruolati sono stati sottoposti ad una MRE prima e dopo aver ricevuto l’adalimumab. Il primo endpoint è stato stabilito dopo 24 settimane e definito dall’uso dell’adalimumab senza ricorrere ai trattamenti con corticostetoidi o altri anti-TNFs, dilatazione endoscopica e resezione dell’intestino. I fattori di riferimento associati al successo sono stati identificati utilizzando un modello di regressione logistico in grado di definire uno score prognostico. Gli endpoint secondari sono stati il successo terapeutico dopo le 24 settimane del trattamento con adalimumab (senza dilatazione o chirurgia) ed il tempo trascorso fino alla resezione intestinale.

Da gennaio 2010 a dicembre 2011, sono stati osservati 105 pazienti e inclusi nello studio circa 97. Dopo 24 settimane il 64% dei pazienti arruolati ha raggiunto il successo terapeutico. Lo score prognostico ha definito diversi gruppi:

  • con buona prognosi: 43/49 successi
  • con prognosi intermedia: 17/28 successi
  • con cattiva prognosi: 1/6 successi

Dopo un tempo di follow-up di circa 3,8 anni, è emerso che il 45,7% ±6.6% dei pazienti che avevano raggiunto efficacemente il primo endpoint hanno mantenuto il successo a 4 anni. Considerando l’intero gruppo di pazienti, il 50.7%±5.3% dei pazienti non ha subito interventi di resezione intestinale a quattro anni dall’inclusione nello studio.

Il trattamento con adalimumab si è rivelato di successo in circa i due terzi dei pazienti con CD e SSBS, ed è stato prolungato nella metà di essi oltre le 24 settimane, fino alla fine del follow-up.

Più della metà dei pazienti inizialmente trattati con adalimumab non hanno avuto bisogno di operazioni chirurgiche anche a distanza di 4 anni.

Fonte:

Yoram Bouhnik et al. Efficacy of adalimumab in patients with Crohn’s disease and symptomatic small bowel stricture: a multicentre, prospective, observational cohort (CREOLE) study. Gut 2017;0:1–8.

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