Inps, si cambia: arriva il polo unico della medicina fiscale

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 05/02/2017 19:53

Pronto anche il decalogo sul licenziamento del dipendente pubblico. Chiarezza sulle sanzioni

Sarà l'Inps a sorvegliare sulle assenze per malattia nel pubblico impiego. Le Asl saranno quindi messe da parte, con la creazione di un polo unico della medicina fiscale, lo stesso sia per i dipendenti del privato che del pubblico. Si va quindi verso fasce orarie di reperibilità, in cui farsi trovare a casa, armonizzate, con controlli che anche per gli statali potranno basarsi sul 'cervellone' informatico dell'Istituto di previdenza. Ci si aspettano quindi visite 'mirate' e, da quanto si apprende, sarà possibile anche ripeterle se è il caso.

Un cambiamento non da poco, trapelato subito dopo il capodanno dei vigili urbani di Roma (era l'inizio del 2015). Inserito tra le deleghe della legge Madia e ora pronto a diventare realtà, con una operazione che investe il pubblico impiego guardando a quello che già accade nel settore privato. E' infatti partito il countdown per il Testo Unico del pubblico impiego, il decreto attuativo della riforma P.a. che dovrebbe arrivare per metà febbraio. L'obiettivo è quello di andare, per così dire, a 'colpo sicuro', massimizzando l'efficienza dei controlli. D'altra parte l'Inps dispone di un sistema computerizzato, in grado di immagazzinare tutti i certificati medici e di riscoprire così le 'storie' di ciascuno. Competenze e risorse saranno spostate dalle Asl all'Inps. Sarà inoltre rafforzata la posizione dei 1.300 medici presenti nelle liste speciali. Si tratta di personale sottoposto a un regime di incompatibilità, per evitare conflitti d'interesse tra controllore e controllato.

Dovrebbe essere assicurata loro continuità professionale, così da permettere una maggiore specializzazione e l'attività in via esclusiva. Le formule con cui mettere a punto il nuovo sistema sono in via di definizione. Si sta anche studiando un modo per armonizzare le fasce orarie per la visita: se nel pubblico le ore giornaliere sono sette nel privato scendono a quattro. D'altra parte con accertamenti 'intelligenti' l'arco temporale di reperibilità potrebbe non essere così esteso. Quanto alla possibilità di ripetere il controllo, nel privato in teoria c'è già adesso, anche se in qualche modo il destinatario dovrebbe essere avvisato (si può fare il bis per verificare il risultato di un'analisi). Il decreto sarà oggetto di un confronto ufficiale con i sindacati prima dell'approdo in Cdm, mentre già martedì prossimo, 7 febbraio, ci sarà un passaggio con le Regioni. E, dopo il via libera di palazzo Chigi, il provvedimento dovrà raccogliere i vari pareri, inclusi quelli parlamentari, per chiudere verso maggio. Intanto si dovrebbe riaprire la contrattazione, che vedrà sul tavolo anche le regole su malattia e congedi.

Si potrebbe intervenire su alcune modalità di fruizione dei permessi, come quelli della legge 104 del 1992, rivedendo le procedure sui preavvisi. Insomma un doppio binario per riformare il pubblico impiego. La Funzione pubblica della Cgil, via Facebook, ribadisce "l'auspicio" affinché "a breve ci sia un incontro", in modo da avviare "il superamento della legge Brunetta". Il sindacato mette in chiaro che ci sono punti imprescindibili, come anche "gli 80 euro per il comparto sicurezza" su cui "sembra che il governo stia smentendo gli impegni presi". Tanto che, avverte: se non ci saranno i "provvedimenti giusti siamo pronti alla mobilitazione". Anche il segretario confederale della Cisl, Maurizio Bernava, spinge per un confronto il più presto possibile: "siamo davanti a una pagina delicata e se fallisce il lavoro pubblico fallisce anche il lavoratore pubblico. Dai dati sull'invecchiamento a quelli sulle assunzioni emerge come sia necessaria una svolta".

Arriva anche una sorta di 'decalogo' che dovrebbe mettere in fila, uno per uno, i dieci casi in cui per un dipendente pubblico scatta l'espulsione: dalla falsa attestazione della presenza allo scarso rendimento. La riforma Madia del pubblico impiego in arrivo, che tra una decina di giorni dovrebbe approdare in Consiglio dei ministri, rimetterà infatti mano anche al capitolo che tocca i licenziamenti. Le novità non mancheranno: vizi formali, cavilli giuridici, non potranno fermare o annullare le sanzioni e la procedura sprint, immaginata per i furbetti del cartellino, verrà estesa a tutti gli illeciti commessi in flagranza. Insomma si applicherà pure a chi ruba o si macchia di corruzione.

La materia sarà però anche sistemata organicamente. Verrà per lo più ripreso l'elenco che vige oggi. Le prime situazioni coinciderebbero perfettamente, tra cui anche l'assenza senza giustificazione per più giorni, il rifiuto del trasferimento e la presentazione di documenti mendaci per ottenere il posto. Poi dovrebbero essere distinte, slegate, condizioni che attualmente appaiono 'intrecciate'. Ecco che il licenziamento per scarso rendimento si dovrebbe attivare per chi già è stato richiamato. Un'altra fattispecie coinciderà con la reiterata valutazione negativa delle performance. E lo stesso vale per tutti quei casi di grave violazione del codice di comportamento (dall'accettare regali costosi a un uso improprio dell'auto di rappresentanza).

Dovrebbe rientrare nel decalogo anche l'infrazione dolosa delle regole sulla responsabilità disciplinare. Il nuovo Testo Unico riprenderà la procedura rafforzata e abbreviata prevista per chi timbra il badge e poi se ne va, estendendola ai casi in cui si viene colti con le 'mani nel sacco'. Iter da concludere in 30 giorni, con possibile sanzione massima per il dirigente che si gira dall'altra parte. Dovrebbe poi essere esplicitata la validità dell'articolo 18 per gli statali, nella versione pre-Fornero e pre-Jobs act. "L'articolo 18 non si tocca", ha sempre detto la ministra della P.a, Marianna Madia. Tuttavia vizi formali, come la violazione dei termini interni al procedimento, non potranno bloccare l'azione, fermo restando il diritto alla difesa. Ciò che conta è il merito, o meglio i fatti, ha più volte sottolineato Madia.

Inoltre se il giudice accerta una sproporzione con la sanzione disciplinare, il procedimento si rifà. Sulle sanzioni 'light' decideranno invece i contratti. Con i sindacati il confronto, informale, è in corso. Le organizzazioni dei lavoratori mirano a restituire quanto più spazio possibile alla contrattazione, soprattutto in materia di valutazione, su cui si cerca un compromesso per superare le fasce Brunetta (indicando magari una sola soglia per premiare i migliori). Intanto, sempre sul fronte P.a, la Cgia di Mestre dà una cifra precisa agli sprechi della macchina statale, stimando in 16 miliardi di euro all'anno le uscite su cui si potrebbe risparmiare, dalla sanità al fisco. Il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, riconosce il problema ma allo stesso tempo sconsiglia dal "prendersela con i lavoratori della pubblica amministrazione".

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